L’inadeguato Codice di procedura penale deve finalmente essere corretto

Mag 16 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 38 Views • Commenti disabilitati su L’inadeguato Codice di procedura penale deve finalmente essere corretto

È urgente rivedere il Codice di procedura penale svizzero. L’attuale legge protegge i delinquenti a tal punto che, nel peggiore dei casi, può impedire alle autorità Il giudiziarie di far luce su delitti e crimini. Rifiutando il Consiglio federale di correggere queste disfunzioni, l’UDC invita la Commissione degli affari giuridici a rinviare l’oggetto e a esigere diversi inasprimenti della legge.

Il nuovo Codice di procedura penale uniforme per tutta la Svizzera è entrato in vigore il 1° gennaio 2011. Esso ha rapidamente dato prova della sua inadeguatezza, perché volto principalmente a proteggere i delinquenti. Dal 2011, infatti, gli imputati e i loro difensori possono far valere ampi “diritti di partecipazione”. Concretamente, il Codice di procedura penale prescrive che l’imputato possa partecipare all’interrogatorio di testimoni e perfino di complici, con addirittura la possibilità di porre domande.  Un delinquente può dunque ascoltare ciò che dichiara il suo complice nell’inchiesta e adattare di conseguenza le sue proprie dichiarazioni alle autorità inquirenti.

Sono ormai anni che dei rappresentanti della giustizia e della polizia criticano questa procedura. Un esempio: Stefan Blättler, presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali, ha affermato in diversi media che le norme procedurali, che rafforzano eccessivamente i diritti degli imputati, ostacolano l’inchiesta penale e non aiutano assolutamente a trovare la verità materiale. Il Consiglio federale ha sì avviato una revisione del Codice di procedura penale, ma si ostina manifestamente nel suo rifiuto di correggere le disfunzioni più evidenti. Al contrario, osa affermare che il nuovo Codice di procedura penale ha dato prova della sua efficacia.

Bisogna smettere di proteggere sistematicamente i delinquenti

I rappresentanti del gruppo parlamentare UDC nella Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale (CAG-CN) invitano perciò quest’ultima, nella sua seduta odierna, a rinviare il progetto di revisione al Consiglio federale. Il governo deve nello stesso tempo essere incaricato di modificare finalmente le norme criticate dalla polizia e dai procuratori.

Si tratta, in particolare, di correggere i diritti eccessivi accordati ai delinquenti, che ostacolano il perseguimento penale degli stessi. Anche altri vincoli amministrativi inutili, che servono a proteggere i delinquenti ma che hanno quale principale effetto di sovraccaricare le forze di polizia, devono essere ridotti. Queste misure rallentano la procedura e assorbono importanti risorse. Inoltre, la posizione delle vittime nella procedura penale deve finalmente essere rafforzata.

L’UDC chiede inoltre di ancorare nella legge la registrazione dei dati del DNA delle persone condannate per crimini o delitti. Il tribunale deve avere la possibilità di esigere un esame del DNA se appare verosimile che la persona condannata commetta di nuovo dei crimini o delitti. Questi dati potranno essere cancellati solo dopo 30 anni.

Fermare le manovre dilatorie a spese dei contribuenti

Altra disfunzione da correggere: nell’attuale regime, i delinquenti beneficianti di un’assistenza legale gratuita possono ottenere, cambiando diverse volte avvocato, un prolungamento della procedura, o addirittura la prescrizione del loro reato. Questi individui abusano, a spese dei contribuenti, del diritto di scegliere gratuitamente un avvocato, sfuggendo in questo modo alla pena che meritano.

È altrettanto scioccante che un imputato possa sempre beneficiare di un difensore a spese dei contribuenti se minacciato di espulsione dal paese. Non si vede perché degli stranieri senza permesso di soggiorno in Svizzera – dunque anche dei turisti del crimine e dei richiedenti l’asilo – possano sempre beneficiare di un avvocato gratuito. L’espulsione obbligatoria subordinata alla clausola di rigore è seriamente discutibile solo nel caso di stranieri in possesso di un permesso di soggiorno. In altre parole, se l’espulsione è obbligatoria e se la clausola di rigore non è applicabile, il caso è perfettamente chiaro e non necessita dell’intervento di un difensore.

 

Berna, 15.05.2020

Comments are closed.

« »