Limitazione della libera circolazione

Lug 24 • L'opinione, Prima Pagina • 7 Views • Commenti disabilitati su Limitazione della libera circolazione

Arch. Vittorio Pedrocchi, Locarno

Patetica la Karin Keller Sutter durante la conferenza stampa del 22 giugno, del tutto fuori luogo – se non addirittura illegale nella sua forma da parte di un consigliere federale – contro la limitazione della libera circolazione, tema di fondamentale importanza nazionale in votazione il 27 settembre.

Ma prima ancora di questa esternazione, la KKS ha preparato sapientemente il terreno con la scaltra mossa e ottenendone l’approvazione, della poeticamente definita “prestazione transitoria”, in favore della mano d’opera svizzera licenziata dopo il compimento dei 60 anni d’età.

Una proposta boomerang, iniqua e discriminatoria, un invito in pratica a licenziare personale efficiente ed esperto, sostituito da mano d’opera straniera ovviamente a buon mercato; di nuovo il trionfo dei registi del potere economico che, pur di collezionare miliardi, calpestano proditoriamente l’aspetto umano e produttivo della validissima forza-lavoro elvetica.

Patetica, anzi decisamente penosa nei suoi proclami dogmatici del 22 giugno, con il cipiglio e con l’indice puntato minacciosamente, di chi si crede in possesso della verità, inconfutabile, unica, assoluta.

E a sostegno delle sue elucubrazioni necessita dell’appoggio di quattro rappresentanti delle varie categorie economiche e sindacali del settore industriale che prevedono, in caso di accettazione, catastrofi indicibili, povertà, carestie e calamità ancora più terribili, nella perfetta attitudine dello schiavo, terrorizzato e vilmente prostrato di fronte alle neppure tanto velate minacce dell’UE, e che hanno dimenticato o fanno finta di dimenticare quanto in passato in situazioni analoghe, si è rivelato più che positivo per il  bene e lo sviluppo del Paese. (Vedi rifiuto dello SEE del 6/12/92).

Una proposta, quella in votazione, di straordinaria urgenza ed estremamente sensata per porre finalmente un freno e un limite all’invasione inaccettabile e completamente fuori controllo di milioni di immigrati, per lo più in cerca di una nuova dimora, di assistenza e sostegno economico a carico della nazione; una prassi del resto collaudatissima che consiste, dopo un breve periodo di lavoro, nel passare al mantenimento da parte della proverbiale generosità e stupidità sociale elvetica. Ne è perfettamente consapevole, tra l’altro, la cosiddetta e tanto decantata dal potere economico “indispensabile mano d’opera qualificata straniera”, specie oggigiorno in costante regime di disoccupazione.

Ma l’apoteosi delle scriteriate enunciazioni della KKS è stata raggiunta alcune settimane or sono con questo comunicato apparso sulla stampa: “… Durante questa crisi gli svizzeri stanno capendo quanto sia importante il valore della libera circolazione: la libertà di poter rivedere amici e parenti oltre frontiera, di poter viaggiare liberamente oltre le nostre frontiere…”

Ma come può un consigliere federale confondere la normale libera circolazione, la libertà cioè di viaggiare, di visitare il mondo, di incontrare gente e culture, con l’inaccettabile calamità di un’invasione permanente, massiccia, di milioni di immigrati, intenzionati a stabilirsi definitivamente in Svizzera.

I casi sono solo due: o la KKS denota un’ignoranza mentale che le impedisce di stabilire l’abissale differenza delle due situazioni, oppure, ed è ancora peggio, si tratta di una dichiarazione malintenzionata, perfida e falsa per ingannare e confondere  il cittadino chiamato a votare, da parte di un personaggio politico indegno di vestire i panni di consigliere federale.

A questi impressionanti ritmi immigratori dai costi miliardari a carico della comunità elvetica, si prevede tra pochi anni una Svizzera abitata da più di 10 milioni di abitanti, dalle conseguenze drammatiche e catastrofiche sotto tutti gli aspetti.

E sovente ripenso con nostalgia, sottolineo con NOSTALGIA – concetto ritenuto come deteriore dal linguaggio “politicamente corretto” – ai veri valori definitivamente persi durante questo recente mezzo secolo; ripenso ai quattro milioni e mezzo di abitanti degli anni cinquanta che hanno strutturato e plasmato una Nazione ordinata, indipendente, sicura, vivibile, libera, autosufficiente; ripenso all’equilibrato sviluppo urbano e territoriale delle città e delle campagne, ciascuna con le sue caratteristiche implicite alle funzioni che le contraddistinguono, calibrate in base alle esigenze della popolazione, dello sviluppo urbano, agricolo e industriale.

Il confronto con il quadro odierno, specie dal profilo territoriale, urbanistico e architettonico, è spaventoso, rivoltante; città cresciute disordinatamente a scapito della campagna, senza alcun concetto urbanistico, semplicemente come prolungamento insensato e anonimo del nucleo primitivo; l’oscenità delle case e delle strutture industriali addossate le une alle altre pur di sfruttare al massimo le possibilità edificatorie basate su piani regolatori e norme edilizie assurde; strade, strade e ancora strade dappertutto con infiniti posteggi per milioni di automobili… il tutto in funzione dell’adattamento improvvisato e sconsiderato dell’incontenibile  scoppio demografico che la pazzia, meglio la stupidità e l’avidità di troppi politici e di troppi imprenditori economici a cui della Svizzera importa meno che niente, vorrebbe incentivare a ulteriori, inarrestabili ritmi demenziali.

Con un “SÌ” nell’urna, abbiamo la possibilità, unica e irripetibile nel suo genere, di porre un freno a questo quadro decadente e osceno che la Svizzera di oggi ci propone; affinché si possano – almeno si spera – evidenziare degli stimoli nel tentativo di mitigare quanto del prezioso patrimonio che abbiamo ereditato è stato distrutto.

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