Libertà di voto? E quando mai c’è stata costrizione?

Feb 1 • L'editoriale, Prima Pagina • 49 Views • Commenti disabilitati su Libertà di voto? E quando mai c’è stata costrizione?

Eros N. Mellini

Nel nostro linguaggio politico, troviamo spesso l’espressione «Il partito lascia libertà di voto». Mai un’espressione fu così infelice. E ci mancherebbe poi che un partito potesse imporre al singolo membro come votare. Costituirebbe una violazione dell’articolo 16 della Costituzione federale che sancisce la libertà d’opinione. Semmai si può parlare di una «rinuncia a esprimere una raccomandazione di voto». Infatti, se è lecito «raccomandare» di votare in un determinato modo e condurre una campagna a favore del SÌ o del NO, nulla impone al singolo individuo di seguire questa raccomandazione, ferma restando la sua appartenenza al partito. Sbagliato quindi anche parlare di «parola d’ordine», che lascia intravvedere una sorta di costrizione.

Non mi piace, ma…

Personalmente non mi piace questa scelta, indica una certa mancanza di coraggio di difendere con fermezza una posizione chiara o di assumere un atteggiamento impopolare che si sa non essere condiviso anche da un’ampia fascia del proprio elettorato.

È peraltro vero che, quando l’opinione è condivisa, rispettivamente respinta, in una misura che si avvicina al 50/50, risulta difficile presentare all’elettorato come «raccomandazione del partito» una decisione passata in comitato con pochi voti di scarto. E da qui la salomonica decisione di non decidere.

È successo anche per la 13esima AVS

Già, l’argomento è stato discusso nella riunione del comitato cantonale UDC tenutasi a Maggia lo scorso 19 gennaio. Da una parte, il calcolo meramente contabile – peraltro giustificato, se estrapolato dal contesto globale del budget della Confederazione – della Direzione dell’UDC nazionale, difeso dal consigliere nazionale Paolo Pamini. In contraddittorio, a difendere l’iniziativa per la 13esima AVS, il deputato in Gran Consiglio Alain Bühler. Fra gli intervenuti nel dibattito, mi sono permesso di esprimere la mia opinione a favore dell’iniziativa, articolata su sei punti:

1. L’assoluta opportunità di compensare ai nostri  pensionati la perdita di potere d’acquisto della rendita AVS.

2. La necessità di una visione globale del contesto budgetario della Confederazione, non di un mero calcolo della singola voce AVS, in altre parole ridurre altre voci di bilancio per finanziare la 13esima.

3. Il fatto che, mentre sperperano miliardi all’estero per la coesione dell’UE, per Zelensky, per l’accoglienza di falsi rifugiati (non i veri profughi che fuggono da guerre), ci si venga a dire che non ci sono i soldi per finanziare il primo pilastro del nostro sistema di previdenza vecchiaia, è semplicemente inammissibile. È una questione di priorità, come dice la consigliera federale Karin Keller-Sutter? Appunto, e la priorità di un governo va al benessere dei propri cittadini, non a spese superflue in favore dell’estero.

4. La Berna federale deve quindi dare prova di un po’ di sano egoismo, dando la priorità al benessere dei cittadini, invece di pavoneggiarsi sul palcoscenico internazionale con una prodigalità ormai morbosa.

5. Sul fatto che l’iniziativa preveda la rimessa della 13esima AVS a innaffiatoio, quindi a vantaggio anche di chi non ne ha bisogno, ho ribadito il fatto che chi non ne ha bisogno è anche quello che più paga in prelievi salariali, e quindi non c’è motivo perché non debba beneficiare anche lui dell’aumento della rendita.

6. Il paventato aumento dei prelievi salariali e dell’IVA toccherà a noi impedirlo quando passerà in votazione popolare, segnalando alla Confederazione le nostre priorità con un chiaro e netto NO.

Last but not least

Mi si scusi l’anglicismo ma, in aggiunta alle ragioni più idealistiche citate sopra, non è male ricordare ai membri del partito più freddamente calcolatori e contrari all’iniziativa, che in Ticino siamo alle soglie delle elezioni comunali e che un atteggiamento ostile all’interesse di quel popolo che affermiamo di voler sostenere e difendere, sarebbe un vero e proprio «harakiri» politico.

Anche per questo, avrei preferito che UDC Ticino si schierasse a favore dell’iniziativa. Ma si è voluta una salomonica «libertà di voto»? Bene, approfittiamone per votare SÌ. Senza remore e con la coscienza pulita!

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