L’Europarlamento chiede di modificare l’accordo UE-Turchia sui migranti

Apr 3 • L'opinione, Prima Pagina • 1428 Views • Commenti disabilitati su L’Europarlamento chiede di modificare l’accordo UE-Turchia sui migranti

Dr. Francesco Mendolia

Dr. Francesco Mendolia

Bruxelles – L’accordo sui migranti che Unione europea e Turchia stanno discutendo non piace al Parlamento europeo perché lo ritiene non in linea con il diritto umanitario e le legislazioni internazionali. Gli europarlamentari nel dibattito con il primo vicepresidente Frans Timmermans hanno chiesto di modificarne alcuni punti. A essere rivendicato è soprattutto il diritto dell’UE di decidere, insieme alle Nazioni unite, sull’ammissibilità dei rifugiati e di non lasciare questa decisione in mano alla Turchia. Si chiede poi di porre il raggiungimento dei requisiti UE come conditio sine qua non per la concessione ad Ankara della liberalizzazione dei visti. Il Parlamento europeo vuole anche l’assicurazione, da parte del governo di Ankara, sul fatto che eventuali stanziamenti di bilancio supplementari finiscano direttamente all’assistenza dei rifugiati, senza passare per il governo.

Rincara la dose il presidente dei Verdi Philippe Lamberts che sottolinea che la cooperazione tra Bruxelles e Ankara “non può essere un pretesto per alleviare la pressione politica verso Erdogan sul  rispetto dei diritti fondamentali e del pluralismo politico nel suo paese”. Poi punta il dito contro l’UE spiegando che anche “se è necessaria la cooperazione con la Turchia per gestire meglio la crisi” questo non “esime gli Stati membri dal rispettare i loro obblighi precedenti”. “L’UE – conclude – non si adopera abbastanza” per cercare una “soluzione comune” che “superi le divisioni tra gli Stati” e in questo modo “affonda sempre di più nella bancarotta morale”. Tra le richieste del Parlamento al Consiglio per la modifica dell’accordo c’è anche l’accelerazione della messa in campo delle guardie di frontiera UE e la messa in primo piano, in caso di ripresa dei negoziati per l’adesione della Turchia, dei capitoli sull’ordinamento giuridico e i diritti fondamentali.

(da Euronews Caterina Tani 16 marzo 2016)

 

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Accordo UE-Turchia, Commissione: “Niente ritorni a tappeto né respingimenti”

Bruxelles – L’accordo che l’Unione europea spera di chiudere questa settimana con Ankara “rispetterà il diritto UE e la legge internazionale”. A garantirlo è il vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, secondo cui finora “c’è stato un malinteso” e le misure in discussione non prevedono “né ritorni a tappeto né respingimenti”. A rendere necessaria la comunicazione adottata oggi dall’esecutivo comunitario sull’intesa di principio raggiunta tra UE e Turchia, la pioggia di obiezioni giunte da associazioni umanitarie, Nazioni unite e alcuni Stati membri, sulla legalità dell’accordo.

Perché l’accordo possa essere applicato occorre comunque che sia la Grecia che la Turchia mettano in atto modifiche della propria legislazione nazionale. In particolare la Grecia deve assicurare che la Turchia sia classificata come Paese terzo sicuro, mente la Turchia deve assicurare un accesso effettivo dei migranti alle procedure per la richiesta di asilo. Oggi questo requisito è tutt’altro che rispettato visto che Ankara ha ratificato la convenzione di Ginevra ma non il protocollo che ne elimina le limitazioni geografiche e a oggi offre protezione soltanto ai cittadini europei. Occorrono infine accordi pratici tra Grecia e Turchia perché il meccanismo possa funzionare: in particolare Atene deve accrescere la capacità ricettiva nelle isole e trasformare gli hotspot in centri per trattare le domande di asilo e gestire i ritorni.

(da Euronews Letizia Pascale 16 marzo 2016)

 

 

“Così Sarkozy ha consegnato l’Europa nelle mani di Stati Uniti e immigrati”

 

Marion Marechal-Le Pen: “Siamo diventati il braccio armato dei gendarmi del mondo”. E accusa: “Nel nome degli USA abbiamo dichiarato guerra alla Libia e destabilizzato il Medio Oriente”

Marion Marechal-Le Pen non usa mezze parole. “Sarkozy è un traditore. Si è fatto eleggere a Presidente della Repubblica promettendo di contrastare l’immigrazione e durante i suo governo ha permesso l’ingresso legalizzato in Francia di un milione di immigrati.

Assicurava di voler fare della Francia una grande potenza globale ed equilibrata e invece ci ha riportato all’interno della NATO nel 2009, allineando così le nostre azioni internazionali agli interessi degli Stati uniti. Siamo diventati niente di più del braccio armato dei gendarmi del mondo, in nome dei quali abbiamo dichiarato guerra alla Libia e destabilizzato l’intero Medio Oriente. Generando centinaia di migliaia di morti e flussi migratori senza precedenti. Così facendo non ha tradito solo i francesi, ma tutti gli europei”.

Questa immigrazione è figlia delle decisioni di alcuni governi europei che, capeggiati da Sarkozy, hanno abbracciato una visione del mondo filo-americana e tentato di esportare in Medio Oriente quello che dicono essere il migliore dei mondi possibili. Fallendo clamorosamente. E pagando ora per quello che hanno fatto”.

(da Luca Steinmann – Mer, 16/03/2016 – 12:55; il Giornale It.)

 

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“L’Unione europea? È un prodotto americano”

“Gli Stati uniti hanno voluto creare l’Europa unita e l’euro per estendere e rafforzare i propri interessi sul vecchio continente”

A spiegarlo è Morris Mottale, professore di relazioni internazionali, politica comparata e studi strategici presso la facoltà di Scienze politiche della Franklin University, università americana con sede a Sorengo, vicino a Lugano.

Il nodo così stretto che lega gli Stati uniti all’Europa inizia con la vittoria militare americana nella seconda guerra mondiale. L’Europa occidentale, cioè quella parte di continente rimasta fuori dall’orbita sovietica, venne ricostruita attraverso i fondi provenienti dal piano Marshall e le prime forme di mercato unico europeo, cioè la CED e la CECA, che furono l’anticamera dell’attuale UE, si realizzarono in un sistema in cui l’economia europea era fortemente vincolata a quella americana.

Dal primissimo dopoguerra a oggi ogni Paese europeo che voleva entrare a far parte del processo di integrazione europea è prima dovuto diventare membro dell’Alleanza Atlantica.”

Nonostante le opposizioni di alcune sinistre e dei nazionalisti tutti gli attuali Paesi della UE sono anche membri della NATO, tranne Irlanda e Svezia che però con la NATO hanno dovuto siglare una partnership. È una regola non scritta: se vuoi entrare in Europa devi prima entrare nell’Alleanza atlantica.”

La liberalizzazione degli scambi è quindi l’idea sulla quale convergono sia gli americani che gli attuali leader europei. In secondo luogo, non va dimenticato che a seguito della conferenza di Bretton Woods del 1944, quando la guerra stava per terminare e i vincitori stabilivano le regole per amministrare il mercato globale, il dollaro è diventato la moneta principale di scambio. Dal 1944 fino al 1950 avvenne la formazione di un sistema internazionale gestito dagli americani, e inizialmente anche dagli inglesi, che però poi si sono defilati perché troppo deboli. Quando nei primi anni ’50 nacquero le prime forme di integrazione europea esse erano e saranno in seguito sempre promosse dagli Stati uniti e seguiranno le regole dettate da Washington.”

La moneta unica è da considerarsi a tutti gli effetti come un prodotto americano. Non è difficile capire perché: una unica moneta al posto delle 32 che c’erano prima rende molto più semplici e razionali gli scambi commerciali tra Stati uniti ed Europa e facilita la circolazione delle merci all’interno del mercato unico globale guidato dalle regole americane.

Ciò che ha dato una spinta incredibile alla creazione della moneta unica è stata la caduta della Germania Est nel 1989. La Germania diventava improvvisamente una potenza di 80 milioni di abitanti con una forza economica di prim’ordine. Inglesi, francesi e molti americani erano terrorizzati dall’ipotesi di un ritorno sulla scena di un grande player globale come quello tedesco.

“Gli Stati uniti esercitano in Europa una capacità decisionale notevole grazie alla propria forza militare e alle proprie politiche monetarie. E stanno cercando di estendere i loro interessi nel vecchio continente. Per farlo hanno offerto all’Europa un trattato di libero scambio, il TTIP. Gli europei devono decidere se accettarlo o no e hanno diverse divisioni interne, per esempio il timore che la competizione europea con l’America non possa reggere. Le opposizioni sono forti perché ci sono delle obiezioni alla cultura americana.”

Finché ci sarà la NATO l’Europa dipenderà totalmente dagli Stati Uniti.”

(Da Luca Steinmann – Ven, 04/12/2015 – 08:54 Il Giornale .it)

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