L’ennesima presa per i fondelli

Giu 27 • Dalla Svizzera, L'opinione • 1425 Views • Commenti disabilitati su L’ennesima presa per i fondelli

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Iniziativa contro l’immigrazione di massa

 

(enm) Il Consiglio federale ha presentato le sue proposte per l’applicazione dell’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa, accettata da popolo e cantoni lo scorso 9 febbraio. L’articolo costituzionale approvato recita:

 

“Art. 121 rubrica (nuova)

Legislazione sugli stranieri e sull’asilo

Art. 121a (nuovo) Regolazione dell’immigrazione

1 La Svizzera gestisce autonomamente l’immigrazione degli stranieri.

2 Il numero di permessi di dimora per stranieri in Svizzera è limitato da tetti massimi annuali e contingenti annuali. I tetti massimi valgono per tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri, settore dell’asilo incluso. Il diritto al soggiorno duraturo, al ricongiungimento familiare e alle prestazioni sociali può essere limitato.

3 I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. Criteri determinanti per il rilascio del permesso di dimora sono in particolare la domanda di un datore di lavoro, la capacità d’integrazione e una base esistenziale sufficiente e autonoma.

4 Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo.

5 La legge disciplina i particolari.

II

Le disposizioni transitorie della Costituzione federale sono modificate come segue:

Art. 197 n. 9 (nuovo)

9. Disposizione transitoria dell’art. 121a (Regolazione dell‘immigrazione)

1 I trattati internazionali che contraddicono all’articolo 121a devono essere rinegoziati e adeguati entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni.

2 Se la legislazione d’esecuzione relativa all’articolo 121a non è entrata in vigore entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni, il Consiglio federale emana provvisoriamente le disposizioni d’esecuzione in via d’ordinanza.”

 

Quando abbiamo lanciato l’iniziativa – e durante la campagna l’abbiamo più volte ribadito – il concetto sembrava chiaro: la libera circolazione delle persone è, quali che possano essere le reazioni dell’UE, di fatto abrogata. La Svizzera deve riprendere in mano una gestione autonoma e razionale dell’immigrazione, al fine di limitare quest’ultima allo stretto necessario per coprire il proprio fabbisogno.

 

Ora, il Consiglio federale propone un progetto che:

 

a. deroga dal contingentamento i permessi di breve durata fino a quattro mesi;

b. senza dirlo esplicitamente, è subordinato al beneplacito di Bruxelles, il cui NO è peraltro scontato, quando non addirittura auspicato dallo stesso Consiglio federale;

c. non prevede alcun effetto retroattivo, per cui il fenomeno dell’eccessivo frontalierato – che, assieme a quello dei padroncini, è quello più devastante per la manodopera ticinese – continuerà ad aggravarsi fino all’eventuale entrata in vigore della legge.

 

Capo primo, di fronte alla peraltro chiara esigenza dell’articolo costituzionale “I tetti massimi valgonoper tutti i permessi rilasciati in virtù del diritto degli stranieri”, qualcuno ci spiega perché la legge d’applicazione debba permettersi di derogare dalla norma esentando dal contingentamento i permessi di durata inferiore ai quattro mesi, quando una delle grandi tare emersa con la libera circolazione delle persone – perlomeno per quanto riguarda il nostro Cantone – è proprio quella dei permessi fino a tre mesi? Con questa proposta,  non un solo padroncino vedrà ostacolata la sua attività che, per i nostri artigiani, costituisce una concorrenza sleale e pericolosa.

Secondo,  Non possono essere conclusi trattati internazionali che contraddicono al presente articolo” e ”I trattati internazionali che contraddicono all’articolo 121a devono essere rinegoziati e adeguati” , il che implica che i trattati di cui si parla (in particolare la libera circolazione delle persone) attualmente in vigore devono essere denunciati, per essere rinegoziati con i dovuti adeguamenti. Ma anche che, qualora la controparte rifiuti di rinegoziarli e adeguarli, gli stessi vengono unilateralmente rescissi dalla Svizzera, che il Consiglio federale e l’UE lo vogliano o no! Questo significa “gestire autonomamente l’immigrazione degli stranieri” come stabilito, a far capo dal 9 febbraio 2014, dal capoverso 1 dell’articolo 121a della Costituzione federale. Basta con la pusillanime e servile sottomissione preventiva a Bruxelles. Se i nostri ministri vogliono continuare a fare gli interessi dell’UE a scapito dei nostri, che vadano a lavorare a Bruxelles (pagati dall’UE), Berna non è il loro posto.

Infine, si annuncia con altisonanza “anche i frontalieri saranno contingentati!”. Bella forza, è chiaramente e specificamente contemplato dal capoverso 3 dello stesso articolo costituzionale: ” I tetti massimi annuali e i contingenti annuali per gli stranieri che esercitano un’attività lucrativa devono essere stabiliti in funzione degli interessi globali dell’economia svizzera e nel rispetto del principio di preferenza agli Svizzeri; essi devono comprendere anche i frontalieri. È questo un punto del quale l’UDC Ticino è particolarmente fiera, dato che è stato introdotto nel testo dell’iniziativa dietro specifica richiesta fatta a suo tempo in Direttiva nazionale dal sottoscritto, a tutela degli interessi specifici del nostro Cantone.

Ma, anche qui, c’è un ma: l’effetto di questo contingentamento non è retroattivo, entrerà in vigore solo con la definitiva applicazione della nuova legge, e si può star sicuri che il Consiglio federale procrastinerà i tiramolla con l’UE fino a sfruttare il termine massimo di tre anni che, purtroppo, la disposizione transitoria introdotta nell’iniziativa gli concede. Ergo, il numero di frontalieri continuerà ad aumentare almeno fino a febbraio del 2017, magari addirittura a un ritmo più veloce, spinti dalla volontà di approfittare domani di uno status ormai acquisito e pertanto inalienabile. In altre parole, approfittiamone finché possiamo!

Insomma, la proposta del Consiglio federale è un’ennesima presa per i fondelli del popolo, da parte di una Berna federale arrogante con noi e servile verso l’UE.

Per questo è importante la riuscita dell’iniziativa di UDC Ticino “Prima i nostri” che, ancorando nella nostra Costituzione cantonale i princìpi del 9 febbraio, permetterà al nostro Cantone, a dispetto delle manovre indegne di Berna, di arginare un fenomeno che tocca il Ticino più di qualsiasi altra regione.

Comments are closed.

« »