L’antiterrorista climatico

Feb 1 • Dal Mondo, L'opinione, Prima Pagina • 49 Views • Commenti disabilitati su L’antiterrorista climatico

In questa rubrica pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, una serie di interviste e articoli raccolti da Franco Battaglia nel libro «CO2 – Il Diavolo che non c’è».

La balla della CO2 dietro ai disastri è nei rapporti «politici» dell’ONU

Uberto Crescenti, classe 1934, non è un professore, ma il professore di Geologia: è stato il primo professore italiano di Geologia Stratigrafica, per 6 anni presidente della Società Geologica Italiana, indi fondatore – e, per altri 6 anni, presidente – dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata, e per ben 12 anni è stato Magnifico Rettore dell’Università di Chieti-Pescara. Ora è Professore emerito, riconoscimento di solito concesso con il contagocce, e sul quale il professore scherza: «significa solo che sono in pensione». Comunque sia, se è di clima che si vuole parlare, quella del geologo è la prima competenza da interpellare. Dalla posizione accademica che occupa, s’era illuso di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica per potergli spiegare quanto fossero eccessive le preoccupazioni che questi aveva pubblicamente manifestato in ordine all’emergenza climatica. Rammento che, quando mi disse del suo proposito di scrivere a Sergio Mattarella aggiunse, con quel candore tipico dei signori d’altri tempi: «perché non dovrebbe ricevermi, visto che hanno ricevuto in Senato Greta Thunberg, che ha il diploma di terza media?».

Professor Crescenti, prima di parlare di clima, una domanda di commento sulla recente disgrazia alla Marmolada: quasi tutti i mezzi di comunicazione hanno titolato che la colpa del distacco di quel dente è dell’uomo che immette CO2 nell’atmosfera.

Non vedo cosa c’entri la CO2 che noi immettiamo. Quelli che hanno titolato come lei dice ignorano completamente la geologia storica, necessaria per comprendere le evoluzioni morfologiche e ambientali del nostro pianeta. La Terra ha scritto la propria storia in un libro grandioso, costituito dalle immense successioni di rocce stratificate, con ogni strato una pagina della storia. È dalla prima metà del 1800 che si cominciò a capire che la storia climatica è costituita da periodi glaciali e interglaciali che sono occorsi in modo ciclico. Tutto ciò cui stiamo assistendo oggi è già occorso in passato. Le variazioni dei ghiacciai alpini durante il passato sono state mirabilmente studiate da molti miei colleghi: cito ad esempio i nomi di Giuseppe Orombelli, Claudio Smiraglia, Carlo Baroni.

Ma l’Ipcc – il comitato dell’ONU che vorrebbe studiare i cambiamenti climatici – dice che l’attuale ritiro dei ghiacciai alpini è dovuto alle emissioni antropiche di gas-serra.

Visto che stiamo parlando di ghiacciai, le riporto come ha commentato la Prof. Augusta Vittoria Cerruti, che ha studiato la storia dei ghiacciai alpini, in particolare Valdostani, degli ultimi 4000 anni, e che è membro del Comitato Glaciologo Italiano. Dice la collega: «Le affermazioni dell’Ipcc discordano completamente dalla raccolta di dati eseguita sul territorio valdostano. L’uomo non produceva CO2 nel neolitico quando le torbe del Ruitor, di Grotte Rosse e del Piccolo San Bernardo, e i pollini in esse contenuti, ci indicano una temperatura media annua, allora, superiore di 4 gradi a quella odierna. E il Colle del Teodulo (3300 m), fra Cervinia e Zermatt, oggi centro di uno dei più prestigiosi comprensori turistici, attivo anche in estate, nel Medioevo era invece un importante ganglio di vie commerciali transalpine, attraversate da carovane someggiate. Insomma, nel Medioevo il clima era ben più caldo».

Ma l’Ipcc è un curioso comitato: esso non sembra avere indipendenza scientifica, perché i suoi Rapporti, in particolare i Riassunti a uso dei politici e degli organi d’informazione – i Summary for policymakers – sono approvati, frase per frase, da esponenti governativi. Sono stati molti gli scienziati che si sono defilati dall’Ipcc quando hanno visto che le loro affermazioni, magari riportate nel testo principale, venivano poi alterate nel Riassunto da dare in pasto ai giornalisti e ai politici.

Ci dicono che il livello dei mari aumenterà fino a sommergere molte zone costiere.

Anche in questo caso dobbiamo constatare che non si tiene conto della storia del pianeta. Con la fine dell’ultima glaciazione, tra 15’00 e 10’000 anni fa, il livello dei mari è aumentato di 100 metri fino a portarsi, nei successivi 5’000 anni al livello più o meno odierno. La maggiore risalita occorse in piena fase fredda, precedente al caldo olocenico. La circostanza dimostra che la variazione del livello marino dipende anche dalle modifiche della litosfera, che galleggia sulla sottostante astenosfera. Il clima e il livello dei mari sono fenomeni che dipendono da un così gran numero di fattori che pensare di governarli controllando le nostre emissioni è, a dir poco, di un’ingenuità imperdonabile.

Come mai gli uomini di scienza che avanzano dubbi sulla narrazione ufficiale sono così ignorati sia dai responsabili politici che da gran parte degli organi d’informazione?

Non saprei proprio. Le racconto un fatto. Gli studi del Prof. Francesco Ortolani, mio collega dell’Università di Napoli (e purtroppo ora scomparso), hanno confermato quanto ritrovato, in modo indipendente, dalle ricostruzioni paleoclimatiche, da un lato, e dalla geoarcheologia, dall’altro. Orbene, Ortolani era anche senatore del M5S e, grazie a quella carica, nel 2018, alcuni mesi prima di morire, aveva organizzato in una auletta del Senato una conferenza in modo da dar voce, entro un luogo «politico», a me e a molti altri miei colleghi che sollevavano obiezioni, dubbi e scetticismo sulla narrazione «climatica» cui siamo tutti esposti quotidianamente. L’iniziativa sembrava interessante, se non importante, in vista delle scelte di politica energetica che si stavano adottando. Tutto era pronto: l’aula era stata prenotata, i relatori erano giunti a Roma, ma il senatore fu costretto a cancellare l’iniziativa poche ore prima che si iniziasse, per le pressioni del suo stesso gruppo politico, che evidentemente, parafrasando il Manzoni, gli disse qualcosa tipo «quella conferenza non s’ha da fare».

Però vi sono eventi climatici indesiderati e, alcuni, decisamente disastrosi. Che fare?

Per evitare siccità, frane e alluvioni, anziché sovvenzionare eolico e fotovoltaico, bisogna finanziare il lavoro dei geologi e degli ingegneri idraulici per governare le acque e mettere in sicurezza il territorio. Insomma, bisogna fare come con i terremoti: non possiamo evitarli, ma possiamo proteggerci. Quanto alle escursioni termiche che incidono sulla nostra salute, bisogna usare più energia per climatizzare gli ambienti in cui viviamo. Usare il carbone e il nucleare, ed estrarre il gas e il petrolio anche in Italia. La CO2 è l’ultimo dei nostri problemi: anzi, non è neanche un problema giacché, assieme all’acqua e alla radiazione solare, essa è costituente fondamentale della vita, ed è il cibo degli alberi.

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