L’antiterrorista climatico

Dic 2 • L'opinione, Prima Pagina • 67 Views • Commenti disabilitati su L’antiterrorista climatico

Da questo numero pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, una serie di interviste e articoli raccolti da Franco Battaglia nel libro «CO2 – Il Diavolo che non c’è».

Guus Berkhout

Politiche stupide sul clima che cambia

Nel 2019, tanti quanti i cavalieri di una legione romana, geologi e fisici italiani inviavano una petizione alle massime autorità dello Stato, tranquillizzandole che non v’è in atto alcuna emergenza climatica. Quando lo tradussero in inglese e lo postarono in rete, l’appello attirò l’attenzione di Guus Berkhout, professore di geofisica, fondatore del Clintel’s Laboratory of Climate Imaging, membro della Reale Accademia Olandese delle Scienze e dell’Accademia Olandese d’ingegneria, oltre che membro onorario della Società di esplorazione geofisica e dell’Associazione europea di geologia. Berkhout trasformò la petizione italiana in Dichiarazione mondiale sul clima, la diffuse a colleghi nei cinque continenti, ottenendo l’adesione di oltre 1600 di essi, per lo più scienziati della Terra e fisici di prim’ordine – i più autorevoli dei quali sono i premi Nobel per la fisica Ivar Giaever e John Clauser. La Dichiarazione – il cui eloquente titolo («Non v’è alcuna emergenza climatica») divenne il motto della Fondazione Clintel che Berkhout pochi mesi prima aveva fondato – fu da questi inviata al Segretario Generale della Nazioni Unite, con richiesta di udienza finalizzata ad aprire gli occhi all’importante carica mondiale. Antonio Guterres, però, da lì a poco, avrebbe dato udienza invece a Greta Thumberg, preferendo abbeverarsi alla fonte della scienza che costei emanava, a dire della stessa, da tutti i pori.

Prof. Berkhout, può dirci qualcosa su Clintel?

Climate Intelligence è una fondazione indipendente, attiva nel campo del cambiamento climatico e della transizione energetica. La sua missione è mettere alla portata di tutti ciò che si sa del clima. La sua visione è che il riscaldamento globale è un fatto naturale ma non una crisi, e che le misure climatiche devono essere incentrate sull’adattamento e non al governo del clima. La sua ambizione è aumentare la conoscenza e la comprensione delle cause e delle conseguenze del cambiamento climatico, nonché degli effetti della politica climatica sul sistema energetico e alimentare. Per rimanere in stretto contatto con tutti i paesi del mondo, Clintel ha nominato ambasciatori che forniscono informazioni di prima mano sugli ultimi sviluppi in ogni paese. L’ambasciatore italiano è Alberto Prestininzi, professore emerito di Geologia alla Sapienza di Roma, una delle più brillanti menti italiane nella geologia e climatologia mondiale.

È preoccupato per il futuro?

No, al contrario, sono molto fiducioso. Vede, non si possono ingannare tutti per sempre e, ci insegna la storia, la ragione alla fine prevale sulla superstizione. Sorprendentemente, i mezzi di comunicazione prevedono solo disgrazie e il crollo del mondo a causa dell’influenza dell’umanità. Ma i fatti concreti mostrano l’esatto opposto: l’attesa di vita è la migliore misura della qualità della vita, e nell’ultimo secolo è passata da 40 a 72 anni, col numero di persone morte per catastrofi naturali diminuito del 90%. L’aumento dell’aspettativa di vita con l’aumento della popolazione mondiale – più persone, più cervelli, più potere creativo – è la migliore prova contro il malvagio movimento malthusiano e il distruttivo «Great Reset» del World Economic Forum.

Può fare un esempio di errate impostazioni nelle priorità tecnologiche?

Gli enormi investimenti tecnologici di oggi per controllare il cambiamento climatico sono un errore storico. Se studiamo il passato e il presente, vediamo che il contributo umano al cambiamento climatico è infimo. La vera causa è naturale, ed è la combinazione di irraggiamento solare e comportamento oceanico. Pensare di poter governare il clima diminuendo le nostre emissioni di CO2, oltre che ingenuo, è un oltraggioso spreco di denaro. Quello che si deve fare è accettare il cambiamento climatico come fenomeno naturale inevitabile, comprenderlo meglio con scienza e coscienza, e sviluppare tecnologie di adattamento efficaci. Eccole tre esempi:

  1. Le severe inondazioni che hanno colpito l’Europa occidentale nel 2021 sono la conseguenza di errati interventi nella gestione del territorio. Errori che danno agli amministratori Verdi l’opportunità di incolpare ancora di più il clima.
  2. La siccità nei delta dei fiumi (come quella del delta del Po del 2022) sono causate da strategie obsolete di gestione delle acque, che mirano a mitigare le inondazioni drenando rapidamente l’acqua in eccesso, mentre è necessario fare il contrario. L’acqua in eccesso dovrebbe essere assorbita dal terreno, conservata in bacini idrici, e utilizzata al bisogno. Invece si incolpa il cambiamento climatico!
  3. L’attuale crisi energetica è totalmente colpa di governi incompetenti che hanno vietato gli investimenti nei combustibili fossili. Le turbine eoliche e i pannelli solari sono non solo estremamente costosi ma, fornitori di energia imprevedibile, sono totalmente inadatti a sostituire l’attuale infrastruttura energetica. L’uso dell’idrogeno per scopi di stoccaggio rende questo circo rinnovabile ancora più sciocco.

Nel suo paese i cittadini non si fidano più del governo e gli agricoltori stanno protestando.

La politica ecologica dei governi occidentali non ha nulla a che fare con il mondo reale, né con la scienza onesta, né con il buon senso. La crisi della CO2 è artificiale, costruita da allarmisti climatici privi di studi. La CO2 è la materia prima per la vita sulla terra. Considerando costi e benefici totali, una maggiore quantità di CO2 nell’atmosfera è invece una benedizione per l’uomo e per la natura. E poi c’è anche l’assurda crisi dell’azoto. Secondo il militante movimento verde olandese, l’uso di fertilizzanti da parte degli agricoltori starebbe causando disastri. Ma i derivati azotati sono indispensabili per garantire cibo a sufficienza in futuro. Gli agricoltori olandesi sono creativi e disposti a mettere il loro cuore e la loro anima in un’ulteriore armonia tra agricoltura intensiva e natura. Ma solo in collaborazione con amministratori dotati di buon senso, che purtroppo mancano. Qui nei Paesi Bassi, i cittadini si rendono ben conto che le politiche verdi li spingono verso la povertà.

Qual è, secondo lei, la soluzione per uscire da questi pasticci?

 Avrei tre raccomandazioni principali:

  1. Le politiche climatiche di oggi sono guidate da modelli al calcolatore che, mi spiace dirlo, han dimostrato d’essere errati. Il mio consiglio è di abbandonare del tutto l’uso di questi modelli totalmente inattendibili.
  2. La storia ci dice che le scoperte scientifiche sono sempre state avviate da misurazioni nuove e più accurate. Pensi agli spettacolari sviluppi nei telescopi, come il recente telescopio spaziale James Webb, o al nuovissimo satellite geostazionario GOES-T, per l’osservazione meteorologica e il monitoraggio ambientale. Il mio consiglio è d’investire molto in sistemi di misurazione di alta qualità in grado di misurare con precisione le proprietà chiave dell’atmosfera terrestre e del comportamento degli oceani, sia nello spazio che nel tempo: misure migliori ci mostreranno la via da seguire.
  3. Oggi vediamo che varie organizzazioni sovrannazionali – come l’Ipcc o l’Oms – hanno regolamenti globali che prevalgono sulle leggi nazionali. La tendenza preoccupante è che vogliano istituire una sorta di «governo mondiale» che dica ai governi nazionali cosa fare. Tuttavia, i singoli paesi sono molto dissimili tra loro, come lo sono le loro esigenze nazionali, con ognuno che richiede soluzioni su misura per sé. Elaborare una regolamentazione globale uniforme fa rischiare la fine della democrazia occidentale: quando la voce del popolo non si fa più sentire al governo e al parlamento, la democrazia viene meno. Allora, la regolamentazione delle organizzazioni sovrannazionali non dovrebbe mai prevalere sul diritto nazionale.

Si dia un’occhiata da vicino alla Germania. Questo Paese ha la quota più grande al mondo di energie rinnovabili nel suo sistema energetico (20%), e così la sua energia è diventata inaffidabile nella fornitura e inaccessibile nel prezzo: non si incolpi il clima o la guerra Ucraina-Russia. E si dia un’occhiata da vicino anche allo Sri Lanka. Questo paese è stato convinto dalle élite sovrannazionali a convertire la propria agricoltura vietando i fertilizzanti, e così non solo l’esportazione è crollata, ma anche lo Sri Lanka non può più sfamare la propria gente. Nonostante questi drammatici fallimenti, il circo globale del «Great Reset» continua. Consiglio a tutti gli utopisti Verdi di valutare criticamente ciò che stanno facendo al mondo.

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