L’antiterrorista climatico

Apr 19 • In terza, L'opinione, Prima Pagina • 46 Views • Commenti disabilitati su L’antiterrorista climatico

In questa rubrica pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, una serie di interviste e articoli raccolti da Franco Battaglia nel libro «CO2 – Il Diavolo che non c’è».

I numeri dell’ONU sul clima sono aggiustati per creare panico apposta

Richard Lindzen è stato membro dell’Ipcc (International Panel on Climate Change), il Comitato ONU che, insieme ad Al Gore, ha ricevuto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace per aver allertato il mondo sulla questione del cambiamento climatico. Lindzen è tra gli autori principali del Terzo Rapporto dell’Ipcc, ma è stato piuttosto critico nei confronti delle allarmanti opinioni espresse dai dirigenti del Comitato dell’ONU. Nato nel 1940, Lindzen è un fisico dell’atmosfera, professore emerito al Massachussetts Institute of Technology (MIT) e membro della National Accademy of Sciences degli Stati Uniti. Nel corso di una carriera di cinque decenni ha pubblicato oltre 200 articoli e libri scientifici. Prima del MIT ha ricoperto cattedre all’Università di Chicago e all’Università di Harvard. È vincitore del premio della American Meteorological Society e della American geophysical Union.La sua è ricerca in fisica dell’atmosfera, compreso il ruolo della CO2. Insomma, per intenderci, Lindzen è l’omologo americano del fiore all’occhiello sul tema, il prof. Franco Prodi.

Prof. Lindzen, lei è un membro della «CO2-Coalition». Qual è lo scopo e lo spirito di questa Coalizione?

Le opinioni dell’Ipcc sono in gran parte il prodotto dei membri governativi di quel comitato e non il prodotto della componente scientifica. Questa ha un ruolo minore nella stesura dei Riassunti che sono poi diffusi alla stampa e ai politici. La Coalizione cui appartengo si impegna a istruire il pubblico sull’importanza della CO2 per la vita sulla terra. L’aumento della CO2 ha aumentato la produttività agricola. Ridurre la CO2 del 60% comporterebbe la morte per fame della vita animale. L’idea che la CO2 sia la leva di controllo del sistema climatico, che è un sistema altamente variabile e complesso, rasenta l’assurdo.

Insieme al professor John Christy, membro dell’Associazione Americana di Meteorologia, direttore del Centro di Scienze della Terra presso l’Università dell’Alabama, studioso delle questioni climatiche globali fin dal 1987, e che è stato insignito della Medaglia della NASA «per i suoi risultati scientifici eccezionali», avete scritto un Rapporto sulle registrazioni della temperatura media globale. Qual è lo scopo principale di questo Rapporto?

Lo scopo del lavoro di John Christy e mio è spiegare come viene effettivamente ottenuto l’insieme di dati che i responsabili politici e i media chiamano «temperatura superficiale globale», e dove questo termine si inserisce nella narrazione popolare che lo associa all’allarme climatico. Al centro della maggior parte delle discussioni sul riscaldamento globale c’è la registrazione della «anomalia della temperatura superficiale media globale», spesso definita in modo un po’ fuorviante come «temperatura media globale».

Quali sono gli aspetti principali di questi dati che hanno attirato la vostra attenzione?

Ci sono due aspetti principali in questi dati. Innanzitutto, notiamo che essi sono solo un anello di una catena di deduzioni abbastanza lunga, che porta alla dichiarata necessità di una riduzione mondiale delle emissioni di CO2, mentre vi sono fattori indipendenti dalla CO2 che giocano un ruolo iù importante sul clima. In secondo luogo, esploriamo le implicazioni del modo in cui i dati sono costruiti e presentati, e mostriamo perché esso è fuorviante.

E perché lo è?

Perché i dati sono trattati come una sorta di misurazione strumentale singola e diretta. Tuttavia, come sottolineava già 30 anni fa il compianto Stan Grotch del Laurence Livermore Laboratory, essi sono in realtà la media dei dati di stazioni molto distanti tra loro, e i dati stessi sonodistribuiti quasi uniformemente tra grandi valori positivi e negativi.

Cosa c’è di sbagliato in questa media?

Gli scostamenti dalla media (che sono la cosa che preoccupa il pubblico) sono in realtà una piccolissima differenza da una media ottenuta su numeri grandi, positivi o negativi. L’aumento di un grado Celsius della media globale dal 1900 è sommerso dalle normali grandi variazioni di singole stazioni, ove in un solo giorno possono esservi escursioni ance di oltre 10 gradi (per non parlare delle escursioni stagionali, che in una singola stazione possono essere anche di 50 gradi). Inoltre, nel tempo, urbanizzazioni, insediamenti agricoli, ecc., alterano i dati delle single stazioni in modo che difficilmente possano essere identificati come variazioni climatiche.

Tuttavia, i media riferiscono i dati utilizzando grafici e diagrammi in cui vengono mostrati allarmanti aumenti di temperatura…

Sì, l’aumento sembra significativo sui grafici utilizzati dai media – e, mi dispiace dirlo, anche da molte presentazioni scientifiche – perché omettono l’intervallo dei punti dati originali ed espandono la scala per far sembrare grande il cambiamento medio. In realtà, v’è molto rumore di fondo nei dati, e le osservate fluttuazioni di un decimo o due di grado sono poco significative. Nel comunicare col pubblico si presta poca attenzione al valore assoluto delle grandezze, e l’attenzione è invece posta sul fatto che questa anomalia stia aumentando o diminuendo. Dato l’elevato rumore di fondo e gli errori di campionamento, è piuttosto facile «aggiustare» tale media e perfino cambiare il segno di una tendenza da positivo a negativo. Le presentazioni quasi sempre sopprimono il rumore utilizzando medie correnti su periodi di 5 o 10 anni, ma tale elaborazione sopprime caratteristiche significative come, appunto, le ampie variazioni che si verificano anche solo in ogni singola stazione di rilevamento.

C’è qualcosa di intenzionale o fraudolento in questo approccio o è più incompetenza o forse semplicemente ideologia precostituita?

Difficile dirlo. Tuttavia, coloro che promuovono l’allarme si rendono conto che la maggior parte elle persone ha difficoltà a confrontarsi con la Terra reale, caratterizzata da molti regimi climatici diversi tra loro, e finisce col notare solo se sta aumentando o diminuendo un unico numero, anche se esso è in realtà privo d’importanza.

Già. La gente non si rende conto che tra l’equatore e i poli v’è, in uno stesso giorno, un’escursione termica di 100 gradi, e non si domanda che significato possa mai avere l’aumento di 1 grado in 150 anni! Cos’altro mostrate, lei e Christy, nel vostro lavoro?

Mostriamo anche i grandi sbalzi di temperatura naturali che gli americani in 14 grandi città devono affrontare ogni anno. Ad esempio, la differenza media tra i momenti più freddi e quelli più caldi ogni anno varia da circa 25 gradi Celsius a Miami e 55 gradi a Denver. E questo a fronte di un aumento di appena 1 grado Celsius dell’anomalia della temperatura media globale degli ultimi 120 anni, che sta causando così tanto ingiustificato allarme nei media e negli ambienti politici.

Ha qualche commento da aggiungere sull’attuale allarme climatico?

Indipendentemente da ciò che si crede su come si comporta il clima, non vi è alcuna base per considerare l’aumento della CO2 come una minaccia esistenziale. Tuttavia, se un movimento politico riesce a convincere le persone che si sta affrontando una minaccia esistenziale, allora spera di ottenere un potere illimitato, compreso il potere sul cruciale settore energetico. Questo potere consente a poche persone di accumulare una grande quantità di denaro creando molte difficoltà per la gente comune.

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