L’allieva modello Doris Leuthard salva il mondo

Set 2 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1644 Views • Commenti disabilitati su L’allieva modello Doris Leuthard salva il mondo

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Il Consiglio federale ha messo in consultazione una revisione totale della legge sul CO2 che riduce della metà, entro il 2030, le emissioni di gas a effetto serra, rispetto al loro livello del 1990. Lanciando questo progetto, la consigliera federale Doris Leuthard, di cui si conosce la tendenza a rivestire il ruolo di allieva modello, mostra il suo vero volto. Di concerto con gli ideologhi internazionali del clima, vuole salvare il mondo per assicurarsi degli applausi in occasione di belle conferenze in tutto il mondo. La fattura di questa messinscena dovrà, ancora una volta, essere pagata da imprese, automobilisti, proprietari di immobili e contribuenti svizzeri.
Il Consiglio federale vuole ridurre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra in Svizzera di almeno il 30% rispetto al loro livello del 1990. Al massimo il 2% di questa riduzione potrà avvenire all’estero. La signora Leuthard si riferisce in questo a delle convenzioni internazionali, ma rifiuta di vedere che, ancora una volta, la Svizzera gioca a fare la prima della classe. Leggendo il suo rapporto, si cerca invano la menzione delle conseguenze di un’immigrazione di massa e di una forte crescita demografica.

Del veleno distillato dallo Stato sotto forma di imposte e prelievi

Il cocktail di misure presentato dalla consigliera federale è in realtà una bevanda altamente tossica, sotto forma di una serie mostruosa di nuove prescrizioni e divieti. Da una parte, il Consiglio federale vuole, entro il 2019, vietare a livello nazionale i riscaldamenti a nafta. Il progetto di legge gli dà inoltre la possibilità di portare la tassa CO2 sui combustibili, attualmente a 84 franchi per tonnellata di CO2, a 240 franchi per tonnellata, ossia di triplicare questo prelievo per rapporto a oggi, quindi di sestuplicarlo rispetto al 2014! E non è tutto: il governo ha già preparato un altro supplemento indigesto con il suo progetto di sistema d’incentivazione nel settore del clima e dell’energia, che prevede un massiccio aumento dell’imposizione sui carburanti. E come se ciò non bastasse, il progetto messo in consultazione propone tutta una serie di programmi d’occupazione per i fantasisti del clima e – va da sé – un’estensione della burocrazia federale. Così, la Confederazione intende in futuro coordinare le misure d’adeguamento ai cambiamenti climatici, riunire le conoscenze di base sul clima e valutare i rischi per la salute causati dalle ondate di calore…

La Svizzera ha fatto il suo lavoro

Come d’abitudine, gli autori di questo enorme pacchetto di costrizioni statali rifiutano di vedere la realtà dei fatti. La Svizzera è già oggi uno dei paesi industrializzati che produce meno gas a effetto serra. Nel confronto internazionale, le imprese svizzere devono già oggi adempiere dei requisiti estremamente severi e l’industria svizzera subisce una regolamentazione di una densità troppo elevata per rapporto ad altri paesi. Questa nuova riforma imporrà delle costrizioni statali ancora più pesanti alle imprese e a tutta la popolazione. La conseguenza è evidente: un ulteriore deterioramento della competitività della Svizzera in una concorrenza globale, un rialzo negativo dei costi per la popolazione e per le imprese e quindi, una perdita di posti di lavoro e un calo della prosperità generale.
Una palla al piede supplementare: la Strategia energetica 2050

Questo indottrinamento e questa rieducazione della popolazione da parte dello Stato sono una cosa; complicare la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra con leggi concorrenti è un’altra. Orbene, ciò è esattamente quanto fa la Strategia energetica 2050 che proibisce le centrali nucleari, dunque questa risorsa energetica dalle emissioni di CO2 estremamente basse e che, con la forza idrica, costituisce il pilastro principale della nostra produzione elettrica di cui assicura il 35%. È una verità lapalissiana che la sostituzione degli agenti energetici fossili esige un’altra risorsa, nel caso specifico di elettricità. Paradossalmente, la Strategia energetica 2050 riduce proprio la produzione elettrica, e in misura massiccia.

Rafforzare l’indipendenza della Svizzera vegliando su un approvvigionamento energetico sicuro, sufficiente e vantaggioso, questa esigenza fondamentale non ha più alcuna importanza per un Consiglio federale obnubilato dalla sua ossessione di giocare a fare l’allievo modello a livello internazionale.

 

Berna, 02 settembre 2016

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