La stampa “imparziale”

Set 6 • L'editoriale, Prima Pagina • 8 Views • Commenti disabilitati su La stampa “imparziale”

Eros N. Mellini

Marco Chiesa è stato eletto presidente di UDC Svizzera, per acclamazione unanime – salvo due interventi critici, peraltro nei confronti della modalità dell’elezione, non nella persona del neo-presidente – di un’assemblea di circa 400 delegati. Ha tenuto un discorso di spessore, spesso interrotto da applausi a scena aperta, che ha entusiasmato i presenti, ha dimostrato di padroneggiare quantomeno il buon tedesco (oltre alle altre lingue nazionali), ha reiterato la sua intenzione di guidare il partito nella sua direzione tradizionale al motto “libertà, indipendenza, autodeterminazione”, con un occhio di riguardo per altri temi quali la socialità e l’ambiente sì, ma non  rinnegando la linea dura, “blocheriana”, che ha portato l’UDC a essere il maggiore partito svizzero. Le sue esternazioni sono state il preambolo foriero, si spera, di un futuro di successi e affermazioni del nostro partito, che i presenti si aspettavano e che hanno a lungo applaudito.

Le cronache che hanno fatto seguito all’avvenimento – ma, del resto, anche quelle che lo avevano preceduto – hanno tuttavia confermato, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, come quella  dei giornalisti imparziali sia ormai una razza in via d’estinzione. I media non potevano, ovviamente, ignorare un avvenimento di tale importanza. L’UDC è pur sempre il primo partito svizzero e all’avvicendamento alla sua presidenza deve perciò imprescindibilmente essere dedicato qualche spazio. C’è però modo e modo di riempire questo spazio e, oltre ai fatti puri e semplici – cambio della presidenza, parole d’ordine per le votazioni del 27 settembre, eccetera – perché non tentare di infangare un po’ o quantomeno di mettere in cattiva luce la tanto odiata UDC? Tra parentesi, non vedo proprio un motivo di quest’odio, se non che i media sono tendenzialmente ormai tutti di sinistra per cui, se i socialisti odiano l’UDC, anche la stampa deve fare lo stesso. Sennonché, mentre nei partiti di sinistra (estremi il PS e i Verdi; moderati, ma neanche poi tanto, PLR, PPD, PBD e Verdi liberali) l’odio per l’unico partito borghese ormai rimasto sul mercato è comprensibile in quanto suscettibile di erodere voti a loro, dalla stampa sarebbe lecito attendersi una certa imparzialità. Ma ormai è un’utopia. Così, a fianco delle notizie per così dire “obbligatorie” – numero dei delegati presenti, elezione del presidente, interviste al presidente uscente e al neo-eletto – ecco che si sottolinea come l’elezione sia stata “contestata” per la mancanza di democrazia dimostrata con la presentazione di un solo candidato e l’esclusione dello zurighese Alfred Heer. E via a dare eco a due voci nel deserto, due delegate che hanno espresso la loro volontà di astenersi dal voto. Non importa che lo statuto dell’UDC avrebbe dato loro la possibilità di candidare sul posto l’elemento a loro più gradito, opportunità di cui nessuno ha approfittato; non importa che a non candidare Alfred Heer sia stato proprio il presidente della sezione zurighese che ha invece esplicitamente espresso il suo appoggio a Marco Chiesa, evitando così che una votazione creasse una spaccatura più o meno profonda nel partito, l’essenziale è dare peso all’insinuazione che l’UDC non sia un partito democratico.

Per quanto riguarda il lato personale, il fatto che Marco Chiesa abbia alle spalle negli ultimi anni una carriera politica a dir poco folgorante (negli ultimi cinque anni consigliere nazionale e consigliere agli Stati, previo aver fatto la gavetta in Consiglio comunale e in Gran Consiglio), l’importante è che non parla lo “Schwizerdütsch”. Si potrebbe obiettare che i suoi predecessori non parlassero italiano, Toni Brunner nemmeno il francese, mentre lui padroneggia quantomeno lo “Hochdeutsch”, ma questo significherebbe ammettere che il nuovo presidente porta con sé un valore aggiunto. No, no, molto meglio sminuirlo e dire, peraltro senza alcuna prova a sostegno, che alla trasmissione Arena non sarà all’altezza. È poi ghiotta l’occasione per insinuare che sarebbe una creatura di “Christoph Blocher”, sottolineando che Magdalena Martullo non lo vedrebbe come un pericolo per una sua presunta futura corsa al Consiglio federale e per questo vanno così d’accordo.

Ma per tornare al partito, perché non sfruttare l’esternazione della co-presidente del movimento “Operazione Libero” (Movimento di sinistra notoriamente euroturbo) che critica il video realizzato dall’UDC per la campagna a favore dell’iniziativa per la limitazione? Il video rappresenta una ragazzina che, passando davanti a realtà quotidiane come le cementificazione eccessiva o ingorghi stradali, esprime delle frasi nostalgiche sulla Svizzera come gliela raccontano genitori e nonni. Apriti o cielo! In mancanza di appigli sufficienti per un’accusa di razzismo a norma dell’articolo 121bis del Codice penale, si critica l’utilizzo di un’adolescente a fini politici. L’incongruenza di questo assurdo discorso sta nel fatto che gli ambienti che ci rivolgono questa critica, sono gli stessi che negli ultimi due anni ci hanno “scartavetrato” gli zebedei sventolando a destra e a manca, a fini di politica ambientale, le immagini dell’allora pure adolescente Greta Thunberg.

Infine, ciliegina sulla torta, i delegati UDC a Windisch hanno cantato l’inno nazionale senza la mascherina sulla bocca e non rispettando la distanza sociale del metro e mezzo. E allora? Forse che ciò inficia le decisioni prese dall’assemblea? A parte il fatto che debite misure erano state adottate: una specie di “ninja” in tuta nera, guanti neri e mascherina pure nera, schizzava da dietro le quinte per disinfettare microfono e podio dopo ogni intervento verbale; il ridicolo saluto urtandosi il gomito o il pugno era ricorrente e la mascherina era obbligatoria nelle zone comuni ai delegati di tutti i settori (atrio, accesso ai servizi, eccetera). È vero, ce la si poteva togliere – facoltativamente – all’interno dei singoli settori di non più di cento persone, nei quali erano stati ripartiti i circa 400 partecipanti, ma le norme imposte dalla Confederazione in materia di Covid-19 erano, tutto sommato, abbastanza rispettate. Francamente, ricorrere a questi mezzucci per mettere in cattiva luce un partito e delle persone che, in perfetta buona fede e nel rispetto della democrazia, danno il loro contributo all’attività politica del nostro paese, è semplicemente gretto, oltre che patetico. Ma tant’è, come al solito, in mancanza di argomenti di fondo seri, si attaccano la forma e i dettagli, per quanto insignificanti siano.

Da parte nostra, siamo contenti. Ringraziamo doverosamente il presidente uscente, Albert Rösti, che per quattro anni ha guidato il partito su un mare tempestoso e non facile. Auguriamo al neo-eletto presidente il massimo successo su questa stessa strada che, ne siamo ben coscienti, non è certamente in discesa e, quali Ticinesi, speriamo vivamente che la sua nomina serva a migliorare i contatti e la comprensione della Svizzera interna per i problemi precipui del nostro cantone.

Il primo appuntamento è la votazione del 27 settembre sull’iniziativa per la limitazione (sebbene anche gli altri temi in votazione siano pure molto importanti), e siamo fiduciosi che il Ticino confermerà, come già in passato, il massimo apporto alla vittoria di questa “madre di tutte le battaglie”. Vincendola, l’avvenire per l’UDC ma, ancora di più, per la Svizzera si tingerà di rosa.

 

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