La radice della violenza islamica è nel Corano

Nov 27 • L'opinione, Prima Pagina • 120 Views • Commenti disabilitati su La radice della violenza islamica è nel Corano

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Negli ultimi anni, i terroristi islamici sono stati presentati dalla stampa come degli “squilibrati”, probabilmente nell’intento di gettare acqua sul fuoco, evitando una qualsiasi correlazione fra la loro violenza e la loro religione.  Ma dopo migliaia di attentati registrati in tutto il mondo a partire dall’11 settembre 2001, l’esistenza di una connessione fra le due cose non può più essere “mimetizzata” adducendo motivazioni di ordine psichiatrico.

L’islam, fabbrica di squilibrati e di frustrati?  

Fra chi l’ha capito da un pezzo vi è l’americana di origini siriane Wafa Sultan che, guarda caso, è psichiatra e nel 2016 aveva pubblicato un libro dall’eloquente titolo: “l’islam, fabbrica di squilibrati?”. Nel libro si passano in rassegna le dure regole islamiche (come quelle concernenti la repressione sessuale) che lei, come donna e come ginecologa, aveva toccato con mano prima di lasciare la Siria nel 1989, e che da 1400 anni hanno inculcato nelle menti dei discepoli di Allah  “un dovere di sottomissione a dei testi sacri che impediscono loro di creare, inventare ed essere felici”, e che li porta a “opprimere le donne musulmane”. La psichiatra era diventata famosa in tutto il mondo nel 2006 per aver criticato alla televisione Al Jazeera il nefasto influsso esercitato dall’islam sulle menti di molti giovani, indottrinati fin dall’infanzia, che avevano compiuto attentati suicidi in nome di Allah (un fenomeno che il politologo Giovanni Sartori – in un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 10 gennaio 2005 –  così descriveva: “il martire della fede che si uccide per uccidere e che nessuna altra cultura ha mai prodotto”).

Il Corano della Mecca e quello di Medina

Si può capire che dopo ogni attentato commesso al grido di “Allahu akbar” (Allah è il più grande), gli imam all’unisono si affrettino a rassicurare gli interlocutori occidentali dicendo loro che questo “non è il vero islam” e che la loro è una “religione di pace, amore e tolleranza”: mentire per difendere l’islam fa parte della loro missione ed è giustificato dallo stesso Allah (Corano, 3:28). Stupisce invece che a credere a queste favolette siano molti politici e giornalisti che magari non hanno mai aperto il Corano. E allora ecco qualche utile spiegazione.

Nel Corano vi sono sì dei versetti pacifici e spirituali (oltre un centinaio) rivelati da Allah all’inizio della predicazione di Maometto alla Mecca (nel periodo dal 610 al 622). Ma quando poi il Profeta, per sfuggire alle minacce delle autorità locali, si trasferì con i suoi seguaci a Medina (dove sterminò una tribù di ebrei e per vendetta e sete di “bottino” cominciò a razziare le carovane dirette alla Mecca, dando avvio a guerre di espansione), i versetti diventarono sempre più violenti e bellicosi e intrisi di odio verso tutti gli infedeli, a tal punto che in un video di qualche anno fa l’esperto di diritto islamico, dr. Sami Aldeeb, aveva detto che “il Corano medinese è mille volte peggio del Mein Kampf “.  Ed è significativo il fatto che la nascita ufficiale dell’islam venga fatta risalire proprio alla partenza (nota come “Egira”) di Maometto dalla Mecca: correva l’anno 622 dopo Cristo, ed è a partire da quell’anno che ha inizio il calendario dei musulmani, quasi a sottolineare che il vero islam è quello politico e militare di Medina (dove Maometto morì nel 632) e non quello pacifico e spirituale  della Mecca.

I versetti pacifici abrogati da quelli violenti

Quel che i furbi imam omettono di dire è che, secondo le varie scuole di pensiero islamiche, i versetti rivelati a Medina hanno un potere abrogante rispetto a quelli rivelati alla Mecca, perché a far stato è l’ordine cronologico della rivelazione (nel Corano, 2:106, Allah dice “non abroghiamo un versetto né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale”). Per cui, in caso di contraddizione fra un versetto pacifico del periodo “meccano” e uno bellicoso del periodo medinese, il secondo è quello predominante, cioè quello che, secondo la dottrina islamica, deve essere applicato da ogni buon musulmano che desideri andare in Paradiso. È il caso, ad esempio, del versetto 256 del secondo capitolo, ossia quello che sostiene la libertà di religione (“non v’è costrizione nella religione”): secondo taluni commentatori esso risale al periodo meccano e secondo altri all’inizio del  periodo medinese, ma in ogni caso esso è da considerare abrogato in quanto rivelato prima del cosiddetto “versetto della spada” (Corano, 9 : 5), ossia quello che impone di uccidere tutti coloro che sono ebrei o cristiani (inclusi gli atei) e che rifiutano di convertirsi all’islam; come pure è precedente al versetto che esorta a uccidere anche i cristiani e gli ebrei che rifiutano di convertirsi, a meno che non accettino di pagare una umiliante tassa di capitolazione denominata “jizya” (Corano,  9 : 29). Del resto, Maometto stesso ha detto che i musulmani che si convertono ad altre religioni (reato di apostasia) meritano di morire: come la legislazione di diversi paesi islamici ancor oggi prevede…

A proposito dei due versetti appena citati, lo storico medioevalista Marco Meschini, nel suo libro “Il Jihad & la crociata”, scrive: “Questi due versetti, semplici e lapidari, hanno spazzato via per sempre i 100 e più versetti relativi alla pace, alla tolleranza, al rispetto, alla predicazione, al dialogo…”.

L’ambiguità dell’islam consiste nel fatto che l’ordine cronologico dei versetti non viene rispettato nel Corano, dove i versetti meccani e medinesi sono mescolati fra di loro: questo “disordine” viene abilmente sfruttato dagli imam per sostenere di fronte agli ingenui occidentali che l’islam è una religione di pace e di amore, citando a mo’ di prova dei versetti pacifici che de facto sono però considerati abrogati.

Presto in Austria il reato di “islam politico”?

Vi sono stati dei musulmani “illuminati” che hanno proposto di riformare l’islam, ad esempio dichiarando “obsoleti” i versetti politici del periodo medinese e proponendo di applicare solo il Corano della Mecca. Ma questi riformatori, accusati di eresia e apostasia, sono stati imprigionati o uccisi, come ad esempio il teologo sudanese Mahmoud Mohammed Taha, impiccato nel 1985 su istigazione dei Fratelli musulmani. Infatti, a differenza della Bibbia (la quale nell’Antico Testamento – testo ispirato ma non dettato da Dio – contiene pagine di violenza  che però sono interpretabili e da secoli contestualizzate), ogni singolo versetto del Corano è considerato “parola” di Allah e dunque questo testo sacro è da ritenere increato, eterno e inalterabile, e deve essere applicato alla lettera. Ecco spiegato perché una riforma dell’islam è praticamente impossibile, perché ciò significherebbe rimettere in discussione lo stesso Allah: e fino a quando l’islam politico e conquistatore prevarrà su quello pacifico e spirituale, esso non potrà mai diventare compatibile con i valori della nostra e di altre società. Lo ha capito benissimo il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che, dopo l’attentato di Vienna, ha annunciato l’intenzione inserire nel Codice penale il reato di “islam politico”, con nel mirino soprattutto le organizzazioni e le moschee che fanno capo ai Fratelli Musulmani, ai salafiti ed ai wahabiti.

La violenza dei musulmani e quella dei cristiani 

C’è chi, per relativizzare la violenza dell’islam, fa dei paragoni con i secoli “bui” del cristianesimo (si pensi all’Inquisizione). Ma l’Occidente ha superato da tempo quel fanatismo religioso, mentre l’islam è rimasto ciò che era 1400 anni fa. Ecco perché oggi il problema è l’islam e non il cristianesimo! E sempre in tema di violenza,  v’è un’altra differenza fra le due religioni su cui riflettere: i cristiani diventano violenti quando non seguono gli insegnamenti di Gesù riportati nel Nuovo Testamento (porgere l’altra guancia, scagli la prima pietra chi è senza peccato, ama il prossimo tuo come te stesso, ecc.) , mentre i musulmani lo diventano proprio quando seguono alla lettera i loro testi sacri .

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