La neutralità non è un imperativo morale ma un principio, una massima dello Stato

Apr 15 • Dall'UDC, L'opinione, Prima Pagina • 229 Views • Commenti disabilitati su La neutralità non è un imperativo morale ma un principio, una massima dello Stato

L’intervento del consigliere nazionale Roger Köppel all’assemblea dei delegati UDC del 9 aprile a Coira

«La neutralità della Svizzera non deve dipendere dalle circostanze, è acquisita una volta per tutte. La sua forza sta nella sua chiarezza e nella sua costanza. La distinzione tra sanzioni militari ed economiche sarebbe fuorviante per la Svizzera oggi. Se dovesse usare tattiche di pressione economica, potrebbe essere giudicata con gli stessi criteri di uno Stato che prende delle misure militari.»

È con queste parole lungimiranti, che i leader svizzeri nel 1938 riaffermarono la neutralità armata perpetua che avrebbe salvato il nostro paese da morte, distruzione e rovina nella seconda guerra mondiale. Tuttavia, la saggezza di quel tempo non è più comune tra i nostri leader attuali. Per la prima volta, il Consiglio federale ha assunto tutte le sanzioni dell’Unione europea contro un altro Stato. Un vero e proprio copia e incolla. Allo stesso tempo, nei reparti oscuri di quella fabbrica di sogni che è l’amministrazione federale, ci si convince ingenuamente che la Svizzera sia ancora neutrale, mentre il ministro degli esteri Ignazio Cassis, il presidente americano Joe Biden e i media mondiali parlano di un «cambiamento epocale» e dell’abbandono della neutralità svizzera.

I nostri politici credono seriamente che le sanzioni contro la Russia non siano una presa di posizione in questa guerra? La Russia vede le cose in modo diverso. La guerra economica è pienamente in corso, e l’industria orologiera svizzera è la prima a pagarne il prezzo. Le guerre economiche sono sempre guerre e possono essere mortali. Possono affamare interi popoli, possono mettere in pericolo le civiltà. Gli arsenali nucleari della Russia e della NATO sono operativi, un’escalation rimane plausibile. La sicurezza dovrebbe essere il compito supremo dello Stato. Ma il Consiglio federale sta andando fuori strada; abbandona la neutralità, il più importante strumento di sicurezza della Svizzera. La neutralità non è fine a sè stessa: serve alla sicurezza interna ed esterna della Svizzera. Uno stato neutrale non attacca e in cambio non viene attaccato. È grazie a questa neutralità che la Svizzera ha potuto passare attraverso l’inferno del XX secolo senza troppi danni.

La neutralità e la volontà di difendersi vanno di pari passo. Dove l’esercito scompare, non c’è più neutralità. La neutralità senza armi è parassitaria, vive dell’aiuto militare d’emergenza degli altri Stati. Una Svizzera debole e indifesa non può nemmeno essere neutrale.

La neutralità è anche una politica di pace fondamentale, una rinuncia volontaria a una politica estera di potere. La Svizzera applica questo principio di pace e basa su di esso le sue relazioni con gli altri Stati e popoli. In un mondo così bellicoso, chiunque stia lontano dalle guerre contribuisce a rendere il mondo un po’ più pacifico.

La neutralità è anche, e soprattutto, una diga contro le onde emotive; ci protegge dalle passioni sfrenate, dalla belligeranza sconsiderata e dal non tener conto della crudeltà e della violenza. Non lascia spazio all’euforia della vittoria, né tantomeno al fascino della guerra.

Ma la neutralità offre anche protezione alla popolazione e alle opinioni personali dei cittadini. La nostra neutralità assicura la nostra indipendenza, la nostra libertà intellettuale e morale di giudicare da soli. Il nostro Stato è un’associazione, con lo scopo determinato di difendere la legge e in nessun modo è il nostro tutore morale. La formazione degli ideali è affare degli individui, di famiglie, chiese, associazioni, partiti politici, ma mai dello Stato. La neutralità politica ha anche lo scopo di garantire l’indipendenza del nostro giudizio. Lo Stato non ha il diritto di bloccare noi, i cittadini, in una specifica condotta morale o politica.

In tempo di guerra, chiunque esprima un’opinione dissenziente pugnala automaticamente alle spalle il proprio governo. Rompendo la sua neutralità, il Consiglio federale incoraggia il dispotismo dell’opinione virtuosa, l’uniformità, l’arroganza rumorosa della presunta maggioranza contro la minoranza che osa pensare diversamente e che, forse, è in realtà la maggioranza silenziosa.

La neutralità non è un imperativo morale, ma una massima dello Stato. Quello che gli Svizzeri pensano, sentono e dicono pubblicamente dipende da loro. Nessuno è obbligato a tacere. Tuttavia, lo Stato deve rimanere rigorosamente neutrale; tutto il resto lo rende partecipe della guerra.

È con questo spirito che UDC Svizzera intende oggi adottare una risoluzione sulla neutralità. Vi chiedo di sostenerla con forza e all’unanimità. Se gli altri abbandonano la neutralità, noi non lo faremo! Se altri vogliono essere belligeranti, noi non lo vogliamo! Difendiamo la neutralità armata permanente della Svizzera, una neutralità che ha dimostrato più volte la sua validità!

 

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