La Netrebko grandeggia in “Anna Bolena” a Zurigo

Apr 17 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 1735 Views • Commenti disabilitati su La Netrebko grandeggia in “Anna Bolena” a Zurigo

Spazio musicale

 

L’Opernhaus di Zurigo, dopo aver rappresentato “Anna Bolena” nel 2000 con la Gruberova e nel 2011 con la Mei, ha rimesso in cartellone l’opera donizettiana nella stagione corrente, affidando la parte della protagonista, ancora una volta, a una grande interprete, la famosissima e ricercatissima Anna Netrebko. L’attenzione assidua del teatro zurighese per questo melodramma merita lode in quanto “Anna Bolena” è un lavoro assai importante: non solo perché con esso il compositore si impose in campo internazionale e dette un contributo rilevante all’evoluzione del genere operistico dagli schemi settecenteschi verso un vero e proprio dramma musicale, ma anche perché i valori artistici raggiungono un livello notevole. Parlerei di un quasi-capolavoro. Poche sono le pagine sciatte, più numerose quelle che, senza raggiungere vette creative, rivelano un buon mestiere e risultano godibili, parecchie infine quelle che costituiscono grandi momenti teatrali e musicali. Nell’ultima categoria rientra senza dubbio la scena finale, dove Anna, in preda alla follia, trova accenti commoventi. Un personaggio di grande interesse è anche Giovanna Seymour, che non ha un’ampia scena dedicata interamente a lei, ma partecipa intensamente ad alcuni duetti fondamentali, sia con Enrico VIII, sia con la regina caduta in disgrazia. La donna è in preda a sentimenti opposti che le dilaniano l’animo: da un lato sente un amore fortissimo per il re, il quale è un seduttore irresistibile, ed è trascinata dall’ambizione di salire al trono diventando sua sposa, dall’altro lato deplora il tradimento perpetrato ad Anna e subisce violenti morsi della coscienza. Può venire il dubbio che le espressioni di rammarico per le sorti della regina siano solo ipocrisia ma la musica, se considerata attentamente, parla un linguaggio inequivocabile: già alla sortita il recitativo sulle parole “Ella di me, sollecita / più dell’usato, ha chiesto” manifesta immediatamente uno stato d’animo stravolto e poco più avanti, nel duetto con Enrico VIII, la sincerità dei suoi sentimenti diventa evidente, ad esempio nell’esclamazione “Ah! qual sia cercar non oso… / Nol consente il core oppress…”, dove il canto precipita e sembra poi boccheggiare nell’affanno e nell’afflizione.

Veniamo ora allo spettacolo zurighese. Parole di grande elogio vanno dette per il direttore Andriy Yurkevych. Questi ha conservato l’intera sinfonia benchè, fatta eccezione per l’introduzione lenta, corra briosamente e “rossinianamente”, contraddicendo la tragicità dell’opera. Eppure l’esecuzione è stata così fresca, incisiva e vivace che mi ha fatto piacere ascoltarla, evitando di pensare a quanto sarebbe successo poco dopo in palcoscenico. Per il resto lo Yurkevych ha attribuito alla partitura strumentale la maggior importanza possibile, portando sempre l’orchestra in primo piano non appena rintracciava passaggi interessanti da mettere in evidenza e conferendole in diversi punti pulsazioni e spessori sinfonici. L’attesa del pubblico riguardava però soprattutto Anna Netrebko, che ha impersonato la protagonista. La sua interpretazione è stata semplicemente magistrale. Credo che nulla abbia da invidiare a quelle delle maggiori celebrità del passato. Dalla sua voce e dai suoi gesti la cabaletta finale, una delle più belle, se non la più bella di tutta la storia del melodramma, è stata portata all’incandescenza. Inutile dire che ha fatto seguito una valanga di applausi e ovazioni. Veronica Simeoni si è presentata come Giovanna: dispone di buona voce, ha caratterizzato in modo convincente il personaggio, si è mossa bene in scena, ma per dare pieno rilievo e autorità alla rivale della regina e per tener testa alle controparti nei duetti avrebbe bisogno di maggior volume. A posto tutti gli altri. La parte visiva era quella già utilizzata precedentemente dall’Opernhaus (regista Giancarlo del Monaco). Ha pochi pregi e molti difetti, però offre un vantaggio importante: porta i cantanti quasi sempre al proscenio, consentendo loro di farsi sentire senza sforzo e di rendere intelligibile il testo (un riguardo alle voci che non stupisce in un regista figlio di un grande tenore).

 

Il ritorno di Alessandra Ferri

Nel 2004, a quarantaquattro anni, Alessandra Ferri si ritirò e parve che l’addio fosse definitivo. Ma circa due anni fa, sorprendentemente, tornò sulle scene, prima a Spoleto, poi a New York. In questa città interpretò un balletto dal titolo “Chéri”, coreografia di Martha Clarke. La vicenda presenta una cinquantenne innamorata di un venticinquenne, figlio di una sua amica. Secondo recensioni giunte dall’America la Ferri mise in luce un’ottima forma, al punto da sembrare molto più giovane del suo personaggio. Apparve subito che la ballerina trovava un interesse assai vivo a questa nuova fase della carriera. Le conferme non tardarono a venire. In particolare il 9 aprile la Ferri ha portato al Teatro Regio di Parma, in prima assoluta, un altro spettacolo, intitolato “Trio Concert Dance”, assieme a Herman Cornejo, che l’aveva già affiancata in “Chéri” a New York. Qui si succedono parecchi numeri danzati, di genere diverso, indipendenti, senza una storia, inframezzati da numerosi e lunghi brani per pianoforte, al quale solo verso la fine si aggiunge un quartetto d’archi, però in posizione subordinata e quasi come una sua emanazione. Il pianoforte domina a tal punto che diventa il protagonista dello spettacolo, una specie di motore evocante di quando in quando la danza. Le composizioni musicali scelte hanno quasi tutte un carattere riflessivo o elegiaco e la scena viene illuminata poco. Così lo spettacolo, nonostante la durata breve (approssimativamente un’ora, senza intervallo) corre il rischio della monotonia. Si salva grazie alla qualità delle coreografie e alla bravura dei due ballerini. La Ferri, a dispetto dell’età, non si limita ad accennare gesti e passettini, come fanno sue colleghe in analoghe condizioni anagrafiche, ma danza effettivamente. Mantiene scioltezza, flessibilità e fluidità, svolgendo soprattutto un ottimo lavoro di braccia. Mancherà il virtuosismo, ma la classe c’è tutta. Dal canto suo il Cornejo, nel pieno dell’età come danzatore, ha saputo trovare con la Ferri un’ottima intesa. Molto bene ha suonato Bruce Levingston al pianoforte. Accoglienze cordiali da parte del pubblico (con grande presenza giovanile).

 

Il Trio Ceresio a Balerna

Un concerto da camera di considerevole interesse e alto livello ha tenuto il Trio Ceresio (Anthony Flint, violino, Sylviane Deferne, pianoforte, e Johann Sebastian Paetsch, violoncello) il 28 marzo nella Collegiata San Vittore a Balerna. Il Flint e il Paetsch sono già ampiamente conosciuti a tutti i ticinesi: il primo è stato per molti anni spalla dell’Orchestra della Svizzera italiana, il secondo fa tuttora parte del medesimo complesso come primo violoncello. Nuova – per chi scrive –  è la Deferne, che si è rivelata una pianista di valore per la naturalezza e scioltezza del suo discorso musicale come pure per la capacità di conferire il giusto tono sia ai momenti di intensa drammaticità sia alle sottili cesellature. Ottima è stata l’intesa tra i tre, che hanno saputo, per così dire, trovare un unico respiro nell’interpretazione. Il programma svolto era interamente russo: Trio Pathétique in re minore di Glinka, Trio Elégiaque in sol minore di Rachmaninov e Trio op. 32 in re minore di Arenskij. Ho apprezzato in modo particolare il trio di Rachmaninov, nel quale il compositore si presenta sotto un aspetto inconsueto per chi lo conosce soprattutto grazie ai concerti per pianoforte e orchestra: qui è severo, drammatico e scevro di pomposità e magniloquenza; il trio si chiude con un bellissimo unisono, suonato a Balerna con una precisione e una intensità espressive degne di grande ammirazione. Il pubblico, relativamente numeroso, se si tien conto della concomitanza con altre manifestazioni musicali nel Mendrisiotto e inoltre del fatto che, in un periodo elettorale, molte persone restano impegnate nella politica, ha lungamente applaudito. Felicitazioni al Dicastero cultura del Comune di Balerna, organizzatore della serata.

 

Carlo Rezzonico

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