La foto è diventata un’arma di guerra

Set 11 • L'opinione, Prima Pagina • 1224 Views • Commenti disabilitati su La foto è diventata un’arma di guerra

Anna Lauwaert Fisioterapeuta, scrittrice

Anna Lauwaert
Fisioterapeuta, scrittrice

Da Riposte Laïque (www.ripostelaique.com) traduciamo un interessante articolo a firma Anna Lauwaert

“La foto”, rieccoci! Certamente ci si ricorda della foto della piccola vietnamita nuda e di quella dell’avvoltoio che attende la morte del bambino africano e delle foto di « esecuzioni sommarie » a Saigon il 1° febbraio 1968, eccetera.

Le “La foto” costituiscono un album eloquente che si è stampato indelebilmente nel nostro cervello.

Ma c’è anche la famosa foto di Tuvia Grossman del 30 settembre 2000

L’affare Tuvia Grossman è un caso mediatico di manipolazione d’immagini nel contesto del conflitto israelo-palestinese. La foto, diffusa in diversi media internazionali e presentata in un primo tempo come foto di un Palestinese aggredito da un poliziotto israeliano, era in realtà quella di uno studente ebreo americano picchiato da diversi manifestanti palestinesi.”

https://fr.wikipedia.org/wiki/Affaire_Tuvia_Grossman

In realtà, il cattivo poliziotto israeliano non picchia i poveri palestinesi, bensì salva lo studente americano dal linciaggio da parte di un gruppo di Palestinesi…

Tuttavia, il trucco è che, di primo impatto sui lettori, c’è l’aggressione del poliziotto israeliano sui Palestinesi. Quando la smentita dimostrerà che la stampa ha manipolato la foto, più nessuno si ricorderà dei fatti, ma nel subconscio collettivo ciò che resterà sarà la violenza d’Israele nei confronti della Palestina. Lo scopo della guerra psicologica è stato raggiunto.

Altro episodio celebre: l’affare Dura

« L’affare Mohammed al-Durah illustra le controversie generate dalla diffusione di un reportage di France 2 e Charles Enderlin sulla morte di un bambino arabo palestinese di 12 anni, Mohammed al-Durah, ucciso da una pallottola mentre suo padre tentava di proteggerlo durante una sparatoria fra le Forze di sicurezza palestinesi e l’esercito israeliano, il 30 settembre 2000, all’inizio della seconda Intifada.»

https://fr.wikipedia.org/wiki/Affaire_Mohammed_al-Durah

Questo caso sarà seguito da inchieste, le quali dimostreranno che, in realtà, si trattava di una “impostura mediatica”, in altre parole di una messa in scena.

Naturalmente non si conosceranno mai i dettagli della storia ma, ancora una volta, l’importante è che nel subconscio collettivo sia scolpita non “la verità”, bensì l’immagine della brutalità israeliana nei confronti dei Palestinesi nella guerra ideologica condotta con la foto. 

Ma appunto, il gatto che s’è scottato con l’acqua calda ha paura anche di quella fredda… A furia di essere ingannati con le immagini della stampa, si diventa molto circospetti e, al limite, non ci si crede più del tutto. Il bambino annegato? Beh, ci sono senza dubbio centinaia di bambini annegati, ma ciò che è sospetto è giustamente che “la” foto straziante arrivi proprio a puntino per sconvolgere le anime buone nel momento in cui il 60% degli Europei si dichiara contro l’immigrazione. Ueila! Si sta per invertire la rotta ed ecco che, come per miracolo – deus ex machina – “la” buona foto salta fuori al momento buono…Tuttavia, nel Le Figaro, l’80% di quelli che si esprimono, dichiara che “la” foto non cambia la loro opinione sulla migrazione, il che sottintende che non ne vogliono.

Ma non c’è solo questo!

Un bambino annegato è una cosa moto triste, ma che dire allora delle centinaia di bambini annegati, stuprati, decapitati, schiavi, bruciati vivi, straziati dalle bombe o dalle raffiche di mitra, i bambini-soldato, le bambine sposate a forza, i bambini utilizzati come bombe umane negli attentati suicidi o quali scudi umani come successo ultimamente sulla frontiera della Macedonia, eccetera?

Ah, ma di quelli lì non c’è la foto…

E che dire delle centinaia di bambini per i quali stiamo preparando la guerra civile in Europa?

Ah, ma a questo preferiamo non pensare…

E se il bambino annegato fosse un cristiano buttato fuori bordo, la foto sarebbe ancora così sconvolgente?

E se semplicemente «la foto » fosse uno strumento della guerra psicologica tramite “l’immagine”, come suggerisce Aldo Sterone, il quale ci spiega come in questa vera guerra ci sia gente che non retrocede di fronte al fatto di gettare dei bambini in acqua per annegarli, per agire sulla mentalità vulnerabile degli Europei debilitati…

https://www.youtube.com/watch?v=nihpyNpuce4&feature=youtu.be&a

Ah, a questo non avevamo pensato… Beh, no, una delle caratteristiche degli Europei “smartphonizzati” e che pensano sempre meno. Sono ipnotizzati dall’immagine delle loro piccole lanterne magiche portabili e assordati dai rap nei loro auricolari. Errano, stralunati, come marionette decerebrate, per la felicità dei manipolatori che tirano le fila di questo teatro sempre più macabro.

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