La Civica nelle scuole in Ticino, a quando?

Feb 6 • Dal Cantone, Prima Pagina • 1594 Views • Commenti disabilitati su La Civica nelle scuole in Ticino, a quando?

Alberto Siccardi a nome di tutto il comitato promotore dell'iniziativa popolare "Educhiamo i giovani alla cittadinanza"

Alberto Siccardi
 a nome di tutto il comitato promotore dell’iniziativa popolare “Educhiamo i giovani alla cittadinanza”

Lelia Guscio ci dà l’occasione, nel suo articolo sul CdT di sabato 24 gennaio a pag. 33, di informare l’opinione pubblica ticinese sullo stato della iniziativa popolare per il miglioramento dell’insegnamento della civica nelle scuole ticinesi. Ne siamo lieti perché, se si considerano i tempi della raccolta e della consegna delle oltre 10.000 firme (raccolte in pochi giorni), avvenuta il 3 giugno 2013, qualcuno potrebbe pensare, per fortuna a torto, che i promotori nel frattempo abbiano dormito sugli allori. Perché di allori si è trattato, a suo tempo tributati dai mass media e dalla popolazione a un’iniziativa sentita da tutti. Magari non proprio da tutti, viste le accuse di essere fascisti e retrogradi arrivate da certe frange della sinistra; ma siamo abituati a queste strane reazioni molto politiche e poco “civiche”, appunto.

Le tappe dell’iniziativa popolare per la civica in Ticino, abbastanza serrate da parte dei promotori, sono state queste.

Dopo la consegna delle 10153 firme, il 18 giugno 2013 la Cancelleria dello Stato decreta la riuscita dell’iniziativa.

Il 2 dicembre i promotori incontrano la Commissione scuola in governo.

Dopo oltre 5 mesi, il 16 maggio 2014, avviene l’incontro del Sig. Siccardi, primo promotore, con il consigliere di Stato e il Direttore della scuola, Sig. Berger. Incontro di oltre un’ora, durante il quale viene illustrata la volontà del CdS di intervenire sulla griglia oraria, diminuendo le ore di religione per fare posto all’insegnamento delle religioni e a quello della Civica, relegando “forse” quest’ultima a una ora al mese. Nella stessa occasione  si ipotizza da parte del CdS Bertoli la possibilità di considerare irricevibile l’iniziativa, al che il Sig. Siccardi assicura che, in tal caso, si ricomincerebbe immediatamente a raccogliere le firme per rifarla con un testo diverso.

 Il 22 maggio 2014, con lettera inviata anche ai giornali, il Sig. Siccardi respinge questa proposta reiterando la richiesta di avere ore separate per l’insegnamento della civica.

Da allora, per altri 5 mesi, nessuna nuova. Tanto che il 15 di dicembre 2014 il primo promotore scrive una lettera di sollecito a riprendere lo svolgimento della pratica al Consiglio di Stato e alla Commissione Scuola.

Il 13 di gennaio il CdS risponde che la pratica è da considerarsi un tutt’uno con quella dell’insegnamento delle religioni, creando così una sovrapposizione tematica discutibile e portatrice di ritardi non rispettosi della volontà popolare e dell’importanza del problema che si vuole risolvere.

Il 26 gennaio di quest’anno i promotori dell’iniziativa popolare per la civica scrivono al CdS protestando per questa procedura dilatoria, inviando copia della lettera al DECS e, per tramite della segreteria del Gran Consiglio, ai membri del Gran Consiglio e alla Commissione Scuola. Da notare che a oggi, i membri del Gran Consiglio interpellati non hanno ancora ricevuto questa copia della lettera.

Dal 21 giugno 2013 a oggi, dopo la pubblicazione sul Foglio Ufficiale e per 19 mesi, questa iniziativa è quindi incagliata pretestuosamente in un progetto di cambio di griglia oraria che non ha nulla a che fare con le aspettative della gente.

È giunto il momento di dire quali siano le vere volontà in gioco  e di chi siano queste volontà.

La scuola in Ticino è dominata da alcuni politici e funzionari socialisti. Diciamo le cose come stanno per favore! Quelli con cui ho parlato, e non posso né voglio generalizzare, hanno espresso chiaramente la loro avversità alla democrazia diretta, molti di loro ci hanno attaccati al momento del lancio dell’iniziativa, dandoci dei fascisti e comportandosi come se fosse stata lesa la loro “maestà”. La loro forza mediatica ha tolto la dovuta attenzione alla situazione disastrosa in cui versa questo insegnamento in Ticino, dimostrata da una indagine della SUPSI, situazione che avrebbe dovuto provocare in loro allarme, senso di colpa, magari un ripensamento e la creazione di misure volte a risolvere questo gravissimo problema. E invece no, attaccano a testa bassa chi vuole cambiare le cose e dare ai propri figli e nipoti una educazione di libertà.

Lo scrivente non sa come andrà a finire questa storia e farà tutto quanto in suo potere per soddisfare la richiesta del popolo ticinese. Ma una cosa deve essere chiara: chi si oppone a una sana formazione civica dei nostri ragazzi vuole sradicare la parte più importante della cultura svizzera, quella che ha reso la Svizzera come essa è, forte e attiva, responsabile, ben amministrata e veramente democratica, esempio invidiato da tutto il mondo. Queste persone hanno concepito il disegno di forgiare le future generazioni affinché esse siano prive della capacità di opporsi al dilagante statalismo, portatore di povertà e negatore delle libertà fondamentali, ovunque si instaura.

Avete provato a chiedere ai ragazzi che nelle strade vendono i dolci, per finanziare le loro gite scolastiche, cosa sia un referendum o il Gran Consiglio? Io sì, e sempre sguardi spaventati sono stati la risposta. Una è stata divertente: sì, siamo andati a Berna a vederlo in gita scolastica…

Tutto ciò non può essere trattato come una divergenza politica, è libertà pura, a qualunque partito si voglia dare il voto.

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