La Chicago Symphony Orchestra e Muti a Lugano Musica

Feb 7 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 99 Views • Commenti disabilitati su La Chicago Symphony Orchestra e Muti a Lugano Musica

Spazio musicale

L’arrivo al LAC della Chicago Symphony Orchestra con la direzione di Riccardo Muti ha costituito uno dei momenti salienti nella stagione di Lugano Musica; non meraviglia che la sala sia andata esaurita in poco tempo e che l’attesa fosse grande.

L’ouverture del “Vascello fantasma”, prima composizione in programma, riassume i tratti fondamentali dell’opera, nella quale un Wagner relativamente giovane mostra già un’attitudine straordinaria a caratterizzare i personaggi, indagarne la psicologia e definire le situazioni nelle quali sono coinvolti; in più sfodera una carica di energia, una vena melodica e un trasporto che non ritroveremo più in uguale misura nella sua produzione successiva (dove però emergeranno grandissimi valori d’altro genere). Nell’esecuzione ascoltata a Lugano l’espressione dell’ansia e dei dolori provati da Senta, quando viene anticipato il motivo fondamentale della sua ballata, come pure il senso di condanna gravante l’Olandese, sono rimasti in secondo piano. Hanno dominato invece, in modo limpidissimo e trascinante, il vigore, i colori e lo splendore della partitura.

Poi è venuta la “Sinfonia Mathis der Maler”, scritta da Hindemith in relazione con un’opera, recante il medesimo titolo, che ha avuto una genesi tribolata. La sinfonia venne eseguita per la prima volta il 12 marzo 1934 dai filarmonici di Berlino sotto la direzione di Wilhelm Furtwängler con esito favorevole. Ma un esponente di punta della dittatura nazionalsocialista, Josef Goebbels, attaccò molto duramente Hindemith e il suo lavoro (“musicista opportunista”, “musica senza risonanza popolare”, “bolscevismo musicale”). Seguirono l’interdizione di insegnare e la proibizione di rappresentare l’opera (che utilizza la prima parte della sinfonia come preludio, la seconda come interludio nell’ultimo quadro e la terza, fortemente rielaborata, nel sesto quadro). A nulla valse un articolo di Furtwängler sulla Deutsche Allgemeine Zeitung del 25 novembre 1934 in difesa del compositore. L’opera andò in scena in esilio il 28 maggio 1938 a Zurigo. Il protagonista, il pittore Mathis, si trova coinvolto, come fu il caso di Hindemith, in questioni politiche. Posto di fronte al dilemma tra partecipazione attiva a una causa sociale giusta (o presunta tale) e dedizione esclusiva all’arte, alla fine opta per la seconda possibilità e termina quello che sarebbe diventato il suo capolavoro. L’interpretazione della sinfonia da parte di Muti e della Chicago Symphony Orchestra è stata esemplare: chiara nei contrappunti, dove le linee melodiche sovrapposte sono risultate percepibili distintamente senza difficoltà, estremamente precisa nelle finezze affidate ai legni e agli archi, aderente in modo perfetto allo spirito delle sue tre parti, gioiosa la prima, raccolta nella tristezza la seconda e trionfale la terza.

Dopo la pausa si è ascoltata la sinfonia “Dal nuovo mondo” di Dvorak, una composizione famosissima e amatissima, ma nonostante le apparenze non facile da eseguire. L’organico orchestrale è ampio e la partitura esige molto da tutte le sezioni. Per esempio si pensi alle melodie e alle sottigliezze che devono essere prodotte dai legni nell’affascinante episodio del corno inglese all’inizio del “largo”, tutto intriso di toccante nostalgia, o nella sorprendente entrata del clarinetto, quando porta delicatamente il delizioso  secondo tema dell’”allegro con fuoco”. Si pensi anche alla pacata solennità degli ottoni, unitamente a clarinetti e fagotti, in quella specie di corale che apre il “largo” come pure alle imponenti perorazioni di tutta l’orchestra, particolarmente quando esalta il tema principale del primo tempo, che ricorre ciclicamente negli altri tre. Senza dubbio aver potuto godere queste e tante altre bellezze portate da un direttore come Muti e un complesso come la Chicago Symphony Orchestra è stato per gli ascoltatori presenti al LAC una fonte di soddisfazione fuori del comune.

Al termine ovazioni e grandi applausi.

Stagione OSI

Il concerto della stagione OSI in Auditorio del 16 gennaio è cominciato con una breve composizione di Albert Schnelzer dal titolo “A Freak in Burbank”: accordi sferzanti la scuotono di quando in quando e, tra l’uno e l’altro, la musica si sviluppa a volte in modo riflessivo, altre volte, più spesso, in modo estroso e colorito. Nel complesso è piaciuta.

Della sinfonia 82 di Haydn, che ha fatto seguito, si ammira soprattutto l’ultimo tempo, in cui il compositore, a differenza di quanto ha fatto in quelli precedenti, manifesta pienamente le sue capacità. Il terzo numero della serata, un concerto per oboe e orchestra, è di attribuzione incerta: Haydn oppure, come prevalentemente si pensa oggi, il coevo Ignaz Malzat. Se questi ha scritto veramente il lavoro, siano dette parole di apprezzamento al suo riguardo. Il discorso musicale è scorrevole e dà soddisfazione. A Lugano poi l’oboista François Leleux l’ha arricchito di innumerevoli chiaroscuri, sfumature, contrasti dinamici e, nel tempo lento, anche deliziosi momenti lirici. È stato festeggiatissimo dal pubblico.

In un programma riferito a Haydn la presenza delle Variazioni su un tema di Haydn composte da Brahms sembrerebbe cosa logica. Non completamente però. Già l’autenticità del tema stesso viene messa in dubbio. Le variazioni poi si allontanano nettamente dallo stile del compositore austriaco e dai contenuti della sua musica. Ad esempio, la seconda variazione assume nell’aspetto esteriore il carattere di uno scherzo ma sprigiona qualcosa di fosco, la quarta fa un discorso tranquillo, che però riflette stanchezza morale e cocente tristezza, la settima, qualificata “grazioso”, prende avvio con una suadente discesa di flauti e viole, poi si svolge in un clima rarefatto, delicato e luminoso, come se accompagnasse una ballerina in una danza tutta eleganza e finezza.

Non è scontato che un ottimo solista sia altrettanto valido come direttore. Ma nel caso del Leleux anche le prestazioni dal podio hanno rivelato un musicista completo e sicuro. Grazie alla collaborazione di una Orchestra della Svizzera italiana precisa e compatta, le variazioni brahmsiane sono state fonte di grande godimento per il folto pubblico, che ancora una volta ha manifestato ampi consensi.

 

Carlo Rezzonico

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