Islam: tutti Tex Willer?

Nov 13 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 9 Views • Commenti disabilitati su Islam: tutti Tex Willer?

Eros N. Mellini

Parigi, 25 settembre 2020: attentato alla sede di Charlie Hebdo, 4 feriti. Parigi, 16 ottobre 2020: decapitato insegnante di storia e geografia. Nizza, 29 ottobre 2020: attentato nella chiesa di Notre Dame, 3 morti. Vienna, 2 novembre 2020: sparatorie in vari punti della città, 7 morti. Sono solo gli ultimi di una serie lunghissima di fatti di sangue di matrice islamica che ormai da anni perseguitano un Occidente colpevole di aver spalancato cancelli, portoni, porte, finestre e anche qualche abbaino, a un’immigrazione incontrollata di culture spesso incompatibili con il nostro Stato di diritto. Un assurdo buonismo, altrettanto ingiustificati sensi di colpa per un passato non proprio cristallino dei nostri antenati in materia di colonialismo, o semplice ingenua utopia di un mondo migliore grazie a un’integrazione di massa? Probabilmente, un po’ di tutto questo, ma resta il fatto che il mondo non è per niente migliorato. Se un atteggiamento gentile e buono verso il prossimo è giustificato quando è rivolto a singole persone, non lo è invece quando è applicato acriticamente nei confronti di interi gruppi etnici, religiosi o, peggio ancora, verso l’intera umanità – a prescindere dal comportamento dei singoli elementi che la compongono. È chiaro: non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma in entrambi i sensi. La delinquenza di una parte non rende criminale tutto un gruppo, è vero, ma nemmeno il buon comportamento di alcuni lo rende innocuo. Senza pretendere di determinare se ci siano più criminali fra le culture occidentali o nell’Islam, mi pare comunque evidente che la stragrande maggioranza degli attentati terroristici degli ultimi decenni siano di matrice islamica. Siamo invasi da un islamismo fondamentalista e fanatico per combattere il quale il sistema giuridico attuale – con tutti i suoi garantismi e pastoie legali – appare vieppiù inadeguato. E ancora meno indicati sono l’atteggiamento conciliante e l’applicazione blanda degli strumenti giuridici a disposizione, adottati dalle nostre istituzioni. E allora, come fare per combattere il terrorismo islamico senza incorrere in una discriminazione generalizzata?

Inasprimento delle pene e loro rigorosa applicazione

È innanzitutto necessario un inasprimento delle pene. La motivazione religiosa e fanatica del reato deve poter costituire un’aggravante che comporta la comminazione del massimo della pena. E questa pena deve essere per molti reati resa ben più pesante di quelle (spesso non) applicate attualmente. Non è concepibile che persone resesi colpevoli di incitazione alla violenza in nome di una religione – assurda al giorno d’oggi – che predica l’annientamento degli “infedeli”, se la cavino con condanne con la condizionale, esattamente come coloro che si sono lasciati andare a qualche infelice battuta giudicata razzista dal famigerato articolo 261bis del Codice penale. Inoltre, è sì giusto colpire miratamente chi applica le sure più violente del Corano, e non i cosiddetti “moderati” che mantengono la loro fede nei limiti dello Stato di diritto, MA I PRIMI BISOGNA COLPIRLI, non concedere loro il beneficio di un possibile ravvedimento che peraltro non avverrà mai. E non temere di incorrere in qualche lieve generalizzazione, dopotutto il Corano che i fondamentalisti applicano alla lettera, è lo stesso Corano condiviso, seppure meno fanaticamente, dai musulmani moderati.

Un’applicazione della legge colpevolmente blanda non risolverà mai il problema

Purtroppo, l’atteggiamento eccessivamente succube delle autorità giudiziarie a una Convenzione dei diritti dell’uomo (CEDU) – la cui estensione è ormai sfuggita di mano ed è andata ben oltre la ridotta gamma di reati prevista dal diritto internazionale cogente (divieti di genocidio, di schiavitù e della tratta di schiavi, di tortura e di maltrattamento, eccetera) – ha fatto sì che gente disposta a qualsiasi scelleratezza in nome di una dottrina assurda ai giorni nostri, lo possa fare nella quasi certezza se non dell’immunità, quantomeno della magnanimità degli organi eventualmente chiamati a giudicarla. E non è con blandi ammonimenti e pacche sulle spalle che si risolverà il problema del terrorismo islamico.

Una popolazione di Tex Willer?

Nemmeno è auspicabile – come certi politici hanno recentemente auspicato – un eccessivo allentamento delle norme che regolano il porto d’armi da parte dei cittadini, anche se giustamente questi pretendono di ottenere i mezzi per difendersi. Il rimedio potrebbe infatti essere peggio del male, se tutti avessero la possibilità di ricorrere alle armi. Nel fumetto di successo ideato da Giovanni Luigi Bonelli, Tex Willer, l’eroe senza macchia e senza paura, viene spesso chiamato dal capo della polizia di San Francisco o di New Orleans, per risolvere problemi cui le forze dell’ordine non riescono a venire a capo perché devono sottostare alle norme della legge. Tex Willer e i suoi pards, invece, possono agire a suon di pistolettate mandando tutti i colpevoli al cimitero. Ebbene, suppongo che se tutti s’improvvisassero Tex Willer, ci sarebbe poco da stare allegri. Ma prima che l’esasperazione popolare porti a eccessi incontrollati anche da chi oggi è vittima della violenza da parte di culture estranee alla nostra, sarebbe opportuno un drastico cambiamento di rotta da parte delle autorità: e considerare seriamente l’Islam come un potenziale e pericoloso corpo estraneo alle nostre latitudini, sarebbe un buon inizio.

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