«Io sono il Tuo servo»

Lug 27 • L'opinione, Prima Pagina • 1852 Views • Commenti disabilitati su «Io sono il Tuo servo»

Ci inchiniamo davanti a Dio – ma dovremmo farlo anche di fronte ad altre persone?

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

Uno dei politici più conosciuti – il nome in questo caso non conta, si tratta comunque uno degli uomini più odiati dai giornalisti di tutto il mondo – ha recentemente reso visita a un’altrettanto ben conosciuta monarca. Niente di straordinario, se non fosse per una piccolezza balzata agli occhi dei cronisti: apparentemente, nel saluto a un’Altezza reale, ci si deve contorcere in un inchino o riverenza. Ed è esattamente quanto il politico non ha fatto, optando per una semplice stretta di mano, che è poi il modo di salutare in tutta la civiltà occidentale. Una domanda è nata in me del tutto spontaneamente: come saluterei io un’Altezza reale (anche se le possibilità di trovarmi realmente in questa situazione sono, fortunatamente, pari a zero)?

Che cos’è in realtà una riverenza? Un rituale nel quale si piegano leggermente ambedue le ginocchia per mostrare rispetto o ammirazione verso una persona, solitamente di rango superiore. Perlopiù lo facevano però solo le donne e le ragazze. Per gli uomini c’era qualcosa di simile, un inchino definito con il termine «Diener» (in tedesco, servo o servitore, NdT). In origine si andava perfino oltre e si effettuava questa manifestazione di cortesia mettendosi in ginocchio. In Austria si assiste ancora spesso a persone che salutano con il termine «Servus», il che sta a significare «Sono il tuo servo». In Svizzera abbiamo qualche difficoltà con tali rituali di saluto. Non ci sono altri modi per dimostrare rispetto per il proprio prossimo? Si può benissimo onorare con parole il valore di altre persone senza peraltro umiliarsi. Lasciamo poi perdere il rituale rispettoso degli sportivi asiatici: laggiù è tradizione, nelle democrazie occidentali un po’ meno. C’è poi da aggiungere che noi democratici consideriamo i monarchi – anche se in Europa esistono ancora in diversi paesi – uno strascico piuttosto folcloristico di altri tempi. Nessuno li ha eletti, non hanno dovuto guadagnarsi il loro rango e oggigiorno appaiono spesso un po’ anacronistici… Evviva la borghese stretta di mano!

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