Intervista a Marco Chiesa

Set 20 • Dal Cantone, Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 698 Views • Commenti disabilitati su Intervista a Marco Chiesa

Marco Chiesa, perché votare UDC?

Perché chi ama il proprio Paese desidera preservarlo. Sono un liberalconservatore patriottico che ben presto ha capito che, anche se avessi deciso di non occuparmi di politica, la politica si sarebbe comunque occupata di me. Ancora liceale ero rimasto molto impressionato dal coraggio e dalla determinazione di una personalità che ha lottato da sola contro tutti per assicurarci un paese indipendente e neutrale: Christoph Blocher. Nel 1992, la strada dell’adesione all’UE sembrava segnata, grazie a lui l’abbiamo evitata. L’UDC è il partito che risponde al meglio alle mie aspirazioni: voglio vivere in un paese indipendente dove il popolo ha qualcosa da dire, senza uno Stato onnipotente e onnipresente, e in un paese che difende il lavoro per i residenti, la famiglia, la proprietà e promuove l’iniziativa privata. Mi permetta: e che tenga alti i nostri valori.

Quali sono oggi i temi più brucianti della politica nazionale?

L’immigrazione incontrollata è sicuramente un problema urgente perché tocca diversi ambiti della nostra vita, penso al dumping salariale, alla sottoccupazione, al sovraccarico delle infrastrutture, ai costi sociali e ai problemi di integrazione che sfociano spesso nella criminalità. Pensi che in Svizzera abbiamo conosciuto un’immigrazione netta di più di un milione di persone in 12 anni. Un altro tema scottante è la continua erosione della nostra autonomia e la sottomissione strisciante e silente all’Unione europea, fomentata dai partiti di centro e dalla sinistra. Infine, ci sono temi seri e complessi come l’ecologia e i cambiamenti climatici che vengono strumentalizzati per farci cambiare radicalmente il nostro stile di vita e nel tempo sono diventati pure un buon alibi per tassare sempre di più il ceto medio. Proprio il ceto medio, che è la colonna vertebrale del nostro paese, è la vera vittima sacrificale della politica. E noi al contrario dobbiamo rimetterlo al centro della nostra azione politica.

Cominciamo con l’immigrazione. È da anni che lei si occupa di politica estera. Come valuta la situazione oggi?

La Svizzera ha bisogno di forza lavorativa estera, certo, ma oggi la concorrenza sul mercato di lavoro fa sì che soprattutto i giovani e le persone oltre i 50 anni vengano sostituiti troppo facilmente con chi preme al confine ed è disposto a giocare al ribasso. In questa dinamica hanno avuto terreno fertile datori di lavoro che fanno della speculazione il loro stile imprenditoriale. A queste persone nulla importa del benessere della nostra società, l’unico obiettivo è il guadagno a tutti i costi. Per i residenti in cerca di lavoro è un disastro, e le statistiche non lo testimoniano a sufficienza. Nei media ci fanno credere che il nostro tasso di disoccupazione stia scendendo ma non è corretto, si tratta di un’interpretazione parziale della realtà. Inoltre, ci troviamo davanti a un turismo delle prestazioni sociali. La Svizzera ha una grande tradizione umanitaria che va sostenuta, ma siamo troppo attrattivi per chi non ha intenzione di integrarsi e contribuire alla cosa pubblica, ma intende semplicemente sfruttare il nostro sistema sociale.

E la soluzione?

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, sostengo con convinzione il “Prima i nostri” nazionale. Ogni società, così come ogni famiglia, ha il diritto di scegliere chi entra in casa propria, per evitare che la casa sia distrutta e garantirsi che gli ospiti siano i benvenuti. È il concetto di una sana e ragionevole difesa dei propri interessi. Fino al 2008, in Svizzera era in vigore un’ordinanza che regolamentava il flusso di lavoratori stranieri. L’ordinanza, emanata il 6 ottobre 1986, sanciva la preferenza indigena sul nostro mercato del lavoro. D’altro canto, è ciò che abbiamo deciso di inserire nella nostra Costituzione il 9 febbraio 2014. È il volere di popolo e cantoni. E anche la mia speranza per il mio futuro e, soprattutto, per quello dei miei figli.

Invece che cosa dice a proposito dell’UE?

Non posso pensare di subordinare la sovranità e l’autodeterminazione svizzere al diritto internazionale e alle sentenze di giudici stranieri. Eppure, è ciò che capita oggi e che capiterà ancor di più in futuro, con la sottoscrizione di un accordo istituzionale con l’Unione europea. Il carattere coloniale di questo contratto è determinato dal fatto che, in caso di divergenza tra la Svizzera e l’UE, il Tribunale arbitrale chiamato a ricomporre le vertenze sarà vincolato dalle sentenze della Corte di giustizia europea. Ciò significa che la Svizzera sarà chiamata a ubbidire al volere di giudici stranieri e la nostra democrazia diretta sarà dunque definitivamente messa sotto tutela. Proprio ciò che accade con un contratto capestro.

A livello interno, di recente lei ha proposto il pagamento di un pedaggio dei veicoli stranieri al Gottardo; non è anticostituzionale?

No, non lo è. La nostra Costituzione permette all’assemblea federale di applicare un pedaggio al Gottardo, cosa che in effetti è già stata proposta e discussa in passato. Ma, rispetto a quelle versioni, io non sono d’accordo di far pagare il pedaggio anche gli Svizzeri. I nostri cittadini pagano già la tassa di circolazione cantonale, finanziano gli onerosissimi investimenti infrastrutturali, e aprono il borsellino per la vignetta e la tassa sui carburanti. In più si ritrovano in colonna e a dover sopportare l’inquinamento prodotto. A mio avviso inserire un pedaggio al Gottardo per i veicoli stranieri non è discriminatorio è una questione di equità!

Lei è presidente della sezione ticinese dell’associazione dei proprietari fondiari. In commissione del Consiglio agli Stati è stato deciso di limitare le emissioni di CO2. Dopo la benzina e i biglietti di aereo, aumenterà anche il costo del riscaldamento.

E così aumenteranno anche gli affitti. I proprietari fondiari, negli ultimi anni, hanno già fatto degli sforzi enormi per risparmiare energia sostituendo i sistemi di riscaldamento. Siamo sulla buona strada e in regola con gli obiettivi nazionali di riduzione del CO2 e del risparmio energetico. Ma adesso si prepara un’altra stangata. La disastrosa legge sull’energia che obbliga i cittadini, tramite una tassazione punitiva, a diminuire il consumo del 43%, costerà alle famiglie 3’200 franchi in più all’anno. Come al solito, la Svizzera si farà del male con le proprie mani a causa dell’eccesso di zelo, mentre i colossi mondiali inquinano l’aria senza porsi troppi problemi. Sono favorevole alla politica dei piccoli passi, ragionevoli e praticabili senza mettere in ginocchio il nostro ceto medio. E credo fermamente che il nostro Paese possa diventare una piattaforma mondiale tecnologica per sviluppare metodi e tecniche avanzate, già oggi in fase di sperimentazione, per diminuire la concentrazione di CO2 nell’aria. Questa è una grande opportunità e noi dovremmo coglierla puntando sulla nostra capacità innovativa e le competenze che abbiamo sempre dimostrato di avere.

Infine, quale messaggio intende dare alle Ticinesi e ai Ticinesi in vista delle elezioni del 20 ottobre?

La Svizzera è un Paese meraviglioso ed è nostro dovere mantenerlo tale. L’unica forza in parlamento che ha il coraggio di dire forte e chiaro “prima la Svizzera e gli Svizzeri” è l’UDC. Ringrazio tutte le Ticinesi e i Ticinesi che ci vorranno dare fiducia votando la lista N° 18. E che mi vorranno sostenere nella corsa al Consiglio degli Stati, dove queste posizioni sono da troppo tempo silenti. Possono contare su di noi. Noi vogliamo restare svizzeri.

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