Indipendenza giudiziaria: colpo di grazia alla separazione dei poteri?

Dic 18 • L'opinione, Prima Pagina • 1381 Views • Commenti disabilitati su Indipendenza giudiziaria: colpo di grazia alla separazione dei poteri?

Rolando Burkhard

Rolando Burkhard

Quello della separazione dei poteri è un principio irrinunciabile in uno Stato di diritto democratico, e l’indipendenza giudiziaria è sacra. Ma si stanno moltiplicando i casi nei quali il Tribunale federale, mediante discutibili sentenze, abroga di fatto delle leggi emanate dal Parlamento, quando non addirittura delle norme costituzionali approvate da popolo e cantoni. Il che riduce a un’assurdità il principio della separazione dei poteri. Le decisioni determinanti nella Svizzera odierna, non sono più prese dai diversi milioni di persone che compongono il popolo sovrano, dalle quasi duecentocinquanta teste che siedono in Parlamento  o dal Consiglio federale, bensì da una manciata di giudici federali a Losanna o a San Gallo. Va bene così? E dove ci conduce questo?

 

Guardiamoci indietro

 

Già diversi anni fa, il Tribunale federale ribaltò una decisione comunale in materia di naturalizzazioni perché, a suo modo di vedere, il rifiuto della cittadinanza non era motivato a sufficienza. Conseguenza: da quello che una volta era un diritto politico autonomo dei comuni – accordare o negare la cittadinanza a chi la richiedeva – il Tribunale federale ha di fatto creato un diritto del richiedente alla naturalizzazione che, in pratica, non può più essere negata. Risultato: le naturalizzazioni (spesso osteggiate) sono da allora improvvisamente aumentate. È il Tribunale federale ormai, a decidere la politica svizzera delle naturalizzazioni. 

 

Pure già alcuni anni orsono, il Tribunale federale amministrativo ha deciso che a ogni Eritreo che in patria rifiuta il servizio militare, debba essere accordato l’asilo (intendiamoci bene: persone di uno Stato nel quale da anni non c’è più la guerra). Da allora, ogni Eritreo può rimanere qui, quale rifugiato o sotto altre forme, in modo duraturo. Dall’iniziale piccola colonia eritrea in Svizzera, grazie al ricongiungimento di amici, conoscenti e familiari, il nostro paese è diventato in poco tempo la meta preferita degli Eritrei in Europa, con una loro presenza massiccia e in costante aumento. La sentenza del Tribunale federale ha così portato a una nuova e indesiderata politica dell’asilo.  

 

Di volta in volta, il Tribunale federale decide, secondo le direttive europee e contro l’espressa volontà di popolo e cantoni, che anche dei criminali non possono essere espulsi. A questo effetto sono sufficienti dei discutibili legami familiari di cui bisogna tenere conto. Conseguenza: praticamente tutti i criminali violenti che, qui o altrove, fanno un figlio con una donna oggi residente in Svizzera, possono rimanere qui indipendentemente dai loro gravi reati, anche se non sanno nemmeno più dove e presso chi si trova il bambino, perché la politica familiare della CEDU ha la priorità sul diritto costituzionale svizzero. 2-3 giudici federali a Losanna subordinano tranquillamente alle direttive dell’UE, di fatto abrogandola, una norma costituzionale approvata da popolo e cantoni.

 

Lo stesso vale per l’internamento a vita dei criminali violenti e senza speranza di guarigione. Il popolo aveva dato in questo senso alle autorità (e quindi anche alla giustizia) una chiara norma costituzionale. Ma cosa è successo, invece? Si sono internati a vita ancora meno criminali violenti che in passato. Ancora recentemente, un autore di 26 stupri (che negli ultimi due casi sono stati effettuati drogando la vittima femminile) non può, secondo il Tribunale federale, essere internato a vita, perché i detti reati non sono abbastanza gravi. Cosa si vuole ancora? Forse 28 stupri, o ancora di più?

Conclusione: il Tribunale federale se ne infischia delle conseguenze sulle vittime e degrada la norma costituzionale a inutile carta straccia.   

 

Vi risparmio l’elenco di altri casi come, per esempio, il recente incomprensibile veto del Tribunale federale al divieto del velo islamico nelle scuole sangallesi, con il quale la corte di Losanna butta a mare tutti gli sforzi d’integrazione delle nostre scuole pubbliche, dicendo SÌ a una pratica che indubbiamente si estenderà in tutta la Svizzera e che rappresenta un simbolo dell’interpretazione fondamentalista dell’Islam.  

 

Giudici „stranieri“, antidemocratici e al di fuori della realtà

 

Il consigliere nazionale Thomas de Courten (BL) non è certamente in errore quando dice che i “giudici stranieri” siedono già ora nel Tribunale federale (vedi comunicato stampa dell’UDC). Il peggio è che i nostri giudici di Losanna non solo sono “stranieri” (succubi dell’UE), bensì addirittura fuori della realtà, e che con le loro sentenze sono in condizioni di legiferare in modo totalmente antidemocratico. Soprattutto, di adottare leggi che in Svizzera nessuno vuole, addirittura spesso diametralmente opposte alla volontà popolare. Perché le sentenze del tribunale su casi singoli entrano automaticamente nella prassi, ossia fanno giurisprudenza.

 

Io sono anche contrario a che si debba iscrivere tutto e in ogni dettaglio nella Costituzione, affinché sia applicata l’esplicita volontà del popolo. Sarebbe auspicabile che la cosa funzionasse senza bisogno di un’iniziativa d’attuazione. Sono di principio contrario a prescrivere per via costituzionale ai giudici federali quando devono andare al gabinetto. Sarà purtroppo necessario anche questo se a Losanna continueranno a creare solo m….a (detto in modo politicamente più corretto, a produrre solo fesserie).  

 

Arriviamo così al nocciolo della questione. Si tratta della separazione dei poteri e, soprattutto, al non più esistente controllo reciproco dei poteri (a livello federale):

 

  • L’Esecutivo (Consiglio federale) è l’autorità esecutiva. Le sue decisioni possono essere respinte dal parlamento e, se necessario, corrette dal popolo.
  • Il Legislativo (Camere federali) discute e decide le leggi. Contro le sue decisioni è possibile al popolo, se necessario, intervenire con il referendum.
  • Il Giudiziario (Tribunale federale) decide inappellabilmente. Una manciata di Ayatollah a Losanna decide la nostra politica, a volte con decisioni tiratissime (1-2 voti). Ricorrere contro queste decisioni è totalmente inutile, perché sarebbe possibile solo facendo capo a corti straniere. Ma poiché i nostri giudici federali, nelle loro sentenze antisvizzere e antidemocratiche anticipano perlopiù le prassi giudiziarie straniere, ogni speranza è vana. 

    La conclusione per ciò che riguarda la separazione dei poteri è che governo e parlamento possono essere controllati abbastanza bene. Ma il nostro terzo potere, quello giudiziario, non lo può controllare più nessuno. Ed è proprio lì che ultimamente tutto sta sfuggendo di mano. Cosicché, oggi il Tribunale federale può decidere la nostra politica: in modo antidemocratico, antisvizzero,  antipopolare e altezzoso, internazionalistico (succube dell’UE), orientato a favore dei criminali invece che delle vittime. Nessuno nel nostro paese (ad eccezione dei nostri sinistroidi) può ancora capire o addirittura condividere questa politica. 

     

    Non sarebbe ora di fare qualcosa? Per esempio già nel senso che il nostro – ormai un po’ più borghese – parlamento a Berna, quale autorità di nomina, alla prossima elezione dei giudici federali esaminino i candidati della sinistra non più solo superficialmente come finora, bensì verifichino a fondo di chi si tratta veramente?

     

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