«Il Paese»: 100 anni di informazione critica

Ott 7 • L'opinione, Prima Pagina • 222 Views • Commenti disabilitati su «Il Paese»: 100 anni di informazione critica

Eros N. Mellini

Per questa commemorazione, abbiamo attinto all’articolo scritto da Luciano Danzi (padre del nostro editore, Carlo) in occasione del 65° anniversario del giornale, completandolo con un breve compendio dei fatti salienti occorsi al giornale nei susseguenti 35 anni.

Il nostro giornale ricorda con questo numero il 100° anniversario della sua fondazione. Esso uscì infatti per la prima volta dai torchi della tipografia Nevola & Genti nell’ottobre del 1922, portavoce di un movimento politico – il Partito agrario – sorto due anni prima e i cui scopi essenziali potevano essere così riassunti:

  • il superamento delle sterili dispute fra i partiti maggiori, al fine di meglio concentrare gli sforzi sui problemi reali del paese;
  • la difesa della classe agricola, colpita da una gravissima crisi, conseguenza della riapertura delle frontiere doganali.

Furono pertanto gli uomini di punta del nuovo movimento politico: Gaetano Donini, Riccardo Staffieri e Francesco Cattaneo, unitamente a un direttore d’eccezione, l’avvocato Giovanni Battista Mondada di Minusio, che lo tennero a battesimo e lo fecero crescere di considerazione.

Da allora è trascorso un secolo, durante il quale il volto economico e sociale del nostro paese si è profondamente modificato: sviluppo del settore industriale e dei servizi, ridimensionamento di quello agricolo. Il benessere è accresciuto considerevolmente, grazie all’operosità della sua popolazione e alla pace sociale stipulata fra le associazioni padronali e quelle operaie (di transenna va detto che, purtroppo, con la linea “all’italiana” vieppiù assunta dai sindacati, questa pace sociale è stata spesso messa a serio rischio, per non dire semplicemente violata negli ultimi decenni).

Non è nostra intenzione ricordare qui in dettaglio la vita de «Il Paese» e neppure i problemi maggiori che hanno assillato Cantone e Confederazione durante questo arco di tempo. Ci è tuttavia doveroso illustrare, sia pure per sommi capi, qualche battaglia che ha visto il nostro settimanale (oggi quattordicinale) particolarmente impegnato, a fianco della deputazione UDC in Gran Consiglio. Ricordiamo in ordine cronologico:

  • la difesa delle preture vallerane, che qualche partito voleva abolire per centralizzarle, con il pretesto di una maggiore razionalizzazione amministrativa, proposta che, se fosse stata accettata, avrebbe apportato un duro colpo alle regioni periferiche del Cantone:
  • lo sfruttamento da parte dello Stato del canton Ticino, delle acque del Monte Piottino, considerate fra le più interessanti e quindi redditizie della Svizzera. Il Cantone, o meglio Governo e Gran Consiglio, preferì invece la concessione per sfruttare molti anni dopo acque meno interessanti. Ciò fece dire a Francesco Cattaneo: il Cantone cede oggi la polpa, consolandoci che domani ci rimarranno le ossa;
  • la lotta condotta a difesa delle piccole e medie aziende contro la concorrenza sfrenata delle grandi tentacolari imprese;
  • la reintroduzione, a seguito di un’iniziativa popolare, nella legge elettorale del Cantone del panachage (che era stato abolito per volere dei partiti maggiori) e l’istituzione dello spoglio centralizzato affinché fosse finalmente garantita la segretezza del voto;
  • la lotta contro la Legge urbanistica, sepolta poi fragorosamente in votazione popolare, in quanto tale legge si ispirava – e il preambolo al messaggio che l’accompagnava non lasciava dubbi – a principi in urto con la nostra società liberale;
  • la nostra ferma opposizione al progetto CUSI e all’entrata della Svizzera nell’ONU.

Fu inoltre una costante del nostro settimanale l’impegno profuso a difesa dell’agricoltura e dell’ambiente, come pure le critiche mosse a una certa politica finanziaria del cantone, che arrischiava, se fosse continuata, di sfociare nella bancarotta di Stato. Noi siamo infatti convinti che con finanze sane e un apparato amministrativo valido, molti problemi che preoccupano il cantone possano essere più facilmente risolti. E più questi sono gravi e complessi, più fattiva deve essere la collaborazione fra i partiti e la pubblica amministrazione e le associazioni economiche di categoria.

Portavoce di un  partito di centro per eccellenza, siamo sempre stati per la ricerca di soluzioni mediate, convergenti; un principio tipicamente svizzero che ha permesso alla nostra società di evolvere positivamente, senza brusche scosse né motti rivoluzionari. Ricerca pertanto di equilibri tra capitale e lavoro, fra proprietari di stabili e inquilini, fra passato e futuro, tra città e campagna.

Stendendo queste brevi righe di circostanza, ci siamo più volte chiesti se siamo riusciti a tenere fede agli ideali che i fondatori de «Il Paese» si erano prefissi. Lasciamo il giudizio ad altri. A noi basta l’aver tentato. Comunque, ci sembra di poter affermare, qualcosa di buono è pur stato fatto, se appena si considera la tiratura del nostro giornale, la quale sorpassa del 50% i ranghi ristretti dell’UDC. Inoltre, spesso soli, abbiamo saputo interpretare i veri sentimenti del popolo in occasione di consultazioni popolari o con il lancio di iniziative e referendum riusciti.

Per terminare, ci incombe l’obbligo di esprimere una parola di ringraziamento alla Tipografia Aurora di Lugano-Canobbio che ci ospita da ormai tre anni e a tutti i sostenitori e collaboratori che consentono ai responsabili, Elio Bernasconi e Paolo Camillo Minotti, di far uscire settimanalmente un giornale decoroso.

A questo ringraziamento collettivo, ci sia comunque concessa un’eccezione per Giovanni Tettamanti, già deputato e segretario agricolo cantonale, che collabora al nostro giornale con uno slancio giovanile e un attaccamento ai comuni ideali veramente ammirevoli. Possa il suo fulgido esempio servire da sprone ai nostri esponenti e simpatizzanti, affinché l’idea germogliata 65 anni or sono venga continuata e vivificata.

Fin qui, le parole di Luciano Danzi espresse 35 anni fa.

Il giornale continuò per una quindicina d’anni sotto la direzione dei citati Elio Bernasconi e Paolo Camillo Minotti, seguendo da vicino la svolta «blocheriana» dell’UDC nazionale, il cui successo del rigetto popolare dell’adesione allo Spazio economico europeo (SEE) nel 1992 sarebbe stato il trampolino di lancio per l’affermarsi dell’oggi maggiore partito svizzero. Purtroppo, la detta svolta «blocheriana» fu adottata dall’UDC cantonale solo nel 1998, con l’assunzione della presidenza da parte del Dr. Alessandro von Wyttenbach. Era tardi, la Lega dei Ticinesi aveva assunto questa linea da ben otto anni e il suo «Mattino della Domenica» aveva sostituito – con una tiratura dieci o quindici volte superiore – «Il Paese» nella funzione di organo ufficioso della destra ticinese. Per motivi finanziari, la pubblicazione divenne quattordicinale, pur mantenendo intatta la sua vocazione di critica e denuncia dei malandazzi della politica cantonale. Ci teneva però a dire pane al pane e vino al vino – e questo la differenziava dal «Mattino» –  con toni rigorosamente «ortodossi» rispetto a quelli più sguaiati adottati da Giuliano Bignasca. Tale linguaggio, oggi divenuto ormai di ordinaria amministrazione, non sarebbe mai potuto essere adottato da Elio Bernasconi, un signore di altri tempi e usi giornalistici.

Nel 2001, la responsabilità del giornale fu assunta dall’UDC ticinese, il cui presidente, Dr. Gianfranco Soldati, ne affidò la direzione a Gianfranco Montù. Mi è sempre dispiaciuto il modo brusco con cui venne messo da parte Elio Bernasconi il quale, dopo tanti anni di fedele e dedicato servizio, si aspettava di poter continuare la collaborazione con la nuova gestione. Un rospo immeritato che Bernasconi, da gentiluomo quale era, trangugiò in signorile silenzio.

Montù, giornalista di professione, diede al giornale uno stile più aggressivo e cominciò a pubblicare articoli di politica internazionale molto interessanti, peraltro, ma che poco conciliavano con la linea più «nostrana» tenuta fino ad allora dalla testata. Le lamentele andarono vieppiù aumentando, da parte di lettori che vedevano male la pretesa di risolvere i problemi del mondo dall’«alto» di un giornale la cui tiratura ammontava a qualche migliaio di esemplari. «Questo compito, lasciamolo al “Washington Post” o a “Le Matin”», ci disse qualcuno. E si arrivò così alla rottura. A Montù subentrò così il sottoscritto, che peraltro già collaborava da qualche anno con regolari contributi.

Quale segretario dell’UDC cantonale e membro del comitato nazionale, ed essendo «Il Paese» diventato l’organo ufficiale del partito, ampio spazio fu dato ad articoli e comunicati dell’UDC nazionale. Rendendomi conto di quanto fosse importante la «colonia» confederata in Ticino – al punto che più tardi fui fra i fondatori di una sezione UDC a essa dedicata, la «Deutschsprechende SVP Tessin» – pensai di dedicarle una o due pagine del giornale. All’inizio si trattava esclusivamente di qualche comunicato dell’UDC nazionale. Poi, ricevetti una lettera di un nostro lettore, il quale mi faceva notare come fosse peccato limitare la pubblicazione dei comunicati, quando c’erano diversi articoli in italiano che avrebbero meritato la traduzione in tedesco, traduzione di cui si sarebbe fatto volentieri carico. Detto e fatto. Il lettore era Rolando Burkhard con cui, oltre alla collaborazione, è nata una cordiale amicizia. Ai miei articoli tradotti in tedesco si affiancarono ben presto i suoi che io traduco in italiano, completando così l’offerta di contenuti. Questa collaborazione dura ormai da oltre vent’anni ed è curioso pensare come all’inizio, non avendo ancora l’E-Mail, ci scambiavamo i testi per posta normale, con un dispendio di tempo non indifferente.

Negli ultimi anni si è creata una certa collaborazione con le testate svizzero-tedesche «Weltwoche» e «Nebelspalter», di cui ospitiamo spesso articoli nelle due lingue.

A questa sezione del giornale, collaborò per diversi anni Urs von der Crone, allora presidente della ds-SVP Tessin, con contributi di tipo culturale.

Un’altra rubrica ormai più che ventennale è «Spazio musicale» che ospita le interessanti recensioni di Carlo Rezzonico, attento conoscitore della scena musicale svizzera e internazionale.

Altrettanto lunga è la collaborazione di «Sir Drake», i cui contributi arguti e sarcastici, ma sempre purtroppo attinenti alla realtà, riguardano perlopiù la politica svizzera. Fra chi scrive sotto pseudonimo, ci sono ovviamente da menzionare Black Rot, Patanegra e Ronco che dedicano i propri articoli rispettivamente alla critica, alla denuncia e all’umorismo di stampo politico.

Il Dr. Francesco Mendolia s’incarica di fare quindicinalmente una rassegna di articoli di politica internazionale apparsi su Internet, nella rubrica «L’oasi felice UE».

Saltuariamente ospitiamo poi articoli di Giuliano Franzosi su temi prevalentemente comunali o riguardanti i risultati dell’UDC alle elezioni nei diversi cantoni.

Dal 2020, UDC Ticino ha rinunciato all’amministrazione del giornale, che è tornata in mano a Carlo Danzi. «Il Paese» dunque, pur mantenendo una linea politica di destra, non è più l’organo ufficiale del partito. Rimane così più libero di pubblicare contenuti che potrebbero anche essere critici o di censura nei riguardi di esponenti dell’UDC nelle loro funzioni di governo o di legislativo.

A Carlo Danzi in primis, in quanto amministratore, a Rolando Burkhard, Urs von der Crone, Carlo Rezzonico, Sir Drake, Black Rot, Patanegra, Ronco, Francesco Mendolia, Giuliano Franzosi, e a tutti coloro che – ricordiamolo, a titolo rigorosamente benevolo – hanno collaborato e/o collaborano con il nostro giornale esprimo il più vivo ringraziamento. Senza di loro, «Il Paese» non sarebbe arrivato al traguardo odierno.

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