Il (mal)governo dell’ottusità

Mag 18 • L'opinione, Prima Pagina • 875 Views • Commenti disabilitati su Il (mal)governo dell’ottusità

Dr. Francesco Mendolia

(N.d.R. Ho terminato di raccogliere queste informazioni il 10 maggio 2018. Il 10 maggio di 521 anni fa, ovvero nel 1497, Il navigatore fiorentino Amerigo Vespucci salpa dal porto della città di Cadice in Spagna per il suo primo viaggio verso il Nuovo Mondo.)

 

Esistono quattro tipi di malgoverno, spesso combinati fra loro: la «tirannia», della quale la storia è foriera di esempi; l’eccessiva «ambizione», che spinse i tedeschi ad autodefinirsi razza superiore e ad ambire al dominio d’Europa; la «inadeguatezza», come testimoniano le vicende del tardo impero romano; e, infine, la «ottusità», che svolge, ancora oggi, un ruolo di primo piano nell’attività dei governi. Omissis

(Zeroventiquattro punto.it BY ADMIN ON 29 GENNAIO 2008, Alfonso Masselli – Capitanata.it)

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L’Unione europea ha sessant’anni: può la sua architettura attuale superare le crisi degli ultimi anni e quelle prossime?

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha dovuto affrontare tre grandi crisi: quella finanziaria ed economica, quella legata ai flussi migratori principalmente da Siria e Africa e, infine, quella della sicurezza, con la creazione ai confini dell’UE di zone di instabilità internazionale molto forti, che minacciano prospettive di sviluppi militari di non poco rilievo, pensiamo per esempio alla vicenda russo-ucraina, al Medio Oriente e alla Siria, e con riflessi anche sulla crisi migratoria.  Queste crisi hanno pesato negativamente su tutti i paesi della UE ma, è bene ricordarlo, l’impatto è stato decisamente più intenso per alcuni. Omissis.

Crisi nazionali

Queste crisi si sono presentate nell’immediato come crisi nazionali. Ciascuno stato nazionale, pur facendo parte del contesto dell’UE, mantiene poteri significativi e un profilo caratteristico, attraverso il quale gli effetti della crisi sono filtrati e percepiti in maniera differente. Omissis. Tuttavia, questa volta in maniera più marcata che in passato, queste crisi hanno avuto anche natura di vere e proprie crisi europee, pur se percepirle come tali è più complesso e avviene in maniera parziale, debole, molto meno efficace.

Crisi europee

In che senso sono crisi europee? In parte perché le caratteristiche delle crisi sono legate anche agli sviluppi dell’Europa. Il fatto che l’UE sia cresciuta in estensione e intensità, con allargamento dei suoi confini e accrescimento dei suoi poteri, fa sì che i meccanismi europei di governo e di regolazione del mercato e dei movimenti delle persone e la loro maggiore o minore efficacia incidano sulle conseguenze delle crisi.

Di fatto, l’Europa sia organizzata come un mercato fortemente unificato con regole comuni, che pongono limiti non piccoli all’azione dei singoli Stati che non possono violarle. Omissis. Non c’è libertà assoluta di intervento, l’azione che possiamo grossolanamente definire keynesiana di aumentare la spesa pubblica per rispondere alla crisi incontra tutta una serie di ostacoli (si pensi al divieto europeo di aiuti di Stato alle imprese). Omissis. In secondo luogo queste crisi hanno impatto sull’UE in quanto tale, poiché pongono sfide a istituzioni, regole, meccanismi europei. L’UE, in altre parole, oltre a condizionare le modalità della crisi, ne è anche oggetto.

La crisi economica ha creato forti tensioni sul funzionamento del mercato comune. Di fronte alle crisi economiche di tipo recessivo una tipica reazione degli Stati è quella di intervenire con aiuti diretti a imprese in difficoltà, ma le regole europee oggi prevedono il divieto di aiuti di Stato alle imprese del proprio paese, se non entro limiti ben precisi. La capacità di reagire degli Stati membri è stata quindi ridotta mentre d’altra parte la UE non mostrava capacità adeguate di intervento. La crisi si è abbattuta anche sulle principali realizzazioni del processo di integrazione europea, in particolare sull’euro: prima della sua istituzione una crisi come quella degli ultimi anni avrebbe avuto conseguenze sulle singole monete, ora riguarda in primo luogo la moneta unica, la cui istituzione è considerata un passo avanti molto importante del processo di sviluppo della UE, anche se molto contestato da alcuni studiosi di scienza economica soprattutto americani.

Crisi migratoria

Il fatto di avere creato uno spazio unificato di mobilità, anche se non proprio per tutti, con frontiere attenuate tra i paesi, ha avuto effetti molto rilevanti sull’immigrazione, che ha sfruttato le porte d’accesso più facili come la Grecia e l’Italia, anche se poi la destinazione finale doveva essere, sfruttando lo spazio aperto europeo, la Germania o altri paesi del Nord-Europa. Ne è conseguito che, di fronte alla crisi, lo spazio di Schengen sia stato messo in discussione e le opinioni si dividano tra quanti ritengono che si debba tenere aperto questo spazio, oppure si debba tornare alle frontiere e qualcuno ha addirittura ventilato l’invio dei carri armati al Brennero…!

Crisi di politica estera

La crisi economico-finanziaria ha fatto pagare un prezzo molto alto a paesi come la Grecia, l’Italia, il Portogallo, la Spagna, molto minori invece a Germania, Olanda, Svezia. Gli estoni e i polacchi sono molto sensibili al problema dei rapporti tra Russia e Ucraina, i portoghesi e gli italiani molto meno. Gli uni lo vedono come un problema di sicurezza, per gli altri è soprattutto un problema commerciale: se si impongono sanzioni, come cambieranno, in peggio, i rapporti economici con la Russia? Così per la crisi dell’emigrazione: per l’Italia è un problema pressante, si dibatte se accogliere, respingere, ridistribuire i migranti. La Repubblica Ceca invece vede il problema come molto lontano e si chiede il motivo per cui debba ospitare una parte di migranti. Omissis. Sull’immigrazione l’Unione Europea era praticamente sprovvista di ogni strumento effettivo di azione. Sulla crisi economica l’UE era più attrezzata, almeno per difendere e tenere in vita le regole del mercato comune, che è stato il cuore non solo economico ma anche culturale del sistema europeo.

(di Maurizio Cotta Insegnare l’Europa contemporanea 2018)

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Questa è l’Italia letta in più giornali quotidiani di giovedì 10 maggio

(N.d.R. per coloro, che desiderano entrare in Europa)

In Italia ci sono 5 milioni di cittadini in povertà assoluta.

L’incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente in Italia è dell’8,2%.

A Roma va in fiamme un autobus ogni 15 giorni, per scarsa manutenzione e vetusta dei mezzi.

Alla Romania, quartiere di Roma, molti “signori” spavaldi e minacciosi si comportano come se quel territorio conferisse loro una speciale immunità.

A Roma, devi rinunciare a viaggiare con la tua auto in certi quartieri, perché dei “signori” ti lasciano passare solo dopo averti estorto un pedaggio.

In Italia nel 2017 i reati commessi sono stati 284 ogni ora.

L’Italia ha un debito di circa 2300 miliardi di € e rischia di essere attaccata dalla speculazione.

L’Italia immersa nei suoi problemi rischia che l’emarginazione internazionale non abbia fine.

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