Il fattore islam a Berna: ecco perché darò un voto secco a Marco Chiesa

Nov 1 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 88 Views • Commenti disabilitati su Il fattore islam a Berna: ecco perché darò un voto secco a Marco Chiesa

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Un appello del fondatore del movimento politico “Il Guastafeste”

Anche dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 a New York i politici e i partiti europei non solo hanno continuato a trascurare lo  sviluppo dell’islamismo, dimostrando un’ignoranza senza precedenti e un disprezzo del pericolo che corre tutta la popolazione,  ma l’hanno “deliberatamente” ignorato. A proferire questa gravissima accusa verso la classe politica non è stato un  islamofobo – fiero di esserlo –   come il sottoscritto, bensì una signora musulmana di origini tunisine che crede in un islam liberale e che a Zurigo ha fondato qualche anno fa il Forum per un islam progressista : Saïda Keller-Messahli. Un “j’accuse”, il suo,  incredibilmente ignorato dai partiti e dalla stampa “politicamente corretta”,  anche se scritto nero su bianco in un suo libro edito nel 2018 (“La Suisse, plaque tournante de l’islamisme”)  nel quale lanciava l’allarme per la crescente diffusione dell’islamismo nelle moschee svizzere.

Nonostante ciò,  il “fattore” islam è stato – con poche eccezioni – snobbato dalla stampa in questa campagna elettorale, che ha invece dato grande spazio ai problemi legati ai cambiamenti climatici contribuendo a far crescere a Berna la rappresentanza dei Verdi, cioè del partito che, assieme ai socialisti, ha le maggiori responsabilità nella diffusione dell’islamismo  in Svizzera e in Europa. Io non so se, dopo la pioggia di balzelli, divieti e obblighi che sta per cadere sulle nostre teste in nome dell’ecologia, ci sarà un’inversione di tendenza positiva del clima a livello mondiale. Ma so con assoluta certezza che, se non si prenderanno provvedimenti altrettanto drastici per fermare l’avanzata dell’islam (a livello svizzero, europeo e mondiale), le alternative saranno due: o lo scoppio di guerre civili nel giro di pochi anni (lo scorso anno l’ex-ministro dell’interno francese Collomb aveva indicato un termine di 5 anni per la Francia) oppure, su un arco di tempo più lungo (due o tre generazioni), la trasformazione dell’Europa in un Califfato islamico e la conseguente sostituzione della democrazia con la sharia.

Ecco perché ritengo che il totalitarismo islamico rappresenti (ancora più degli imponderabili cambiamenti climatici) un pericolo mortale per l’Occidente,  e sia destinato a diventare il problema numero uno anche in Svizzera. Ed ecco perché da anni mi batto, nell’indifferenza generale e beccandomi accuse di razzismo, per cercare di aprire gli occhi alla gente, alla stampa e ai politici e per invocare una politica di tolleranza zero verso gli islamisti. Per quanto mi riguarda, preferisco vivere da uomo libero in un mondo con un clima surriscaldato dalle emissioni di anidride carbonica,  che non da uomo sottomesso all’islam in un mondo  meno inquinato.

E allora, coerentemente con  le mie convinzioni, alle prossime elezioni di ballottaggio per il Consiglio degli Stati darò un voto secco a Marco Chiesa, l’unico dei quattro candidati in lizza che – assieme al suo partito – non può essere accusato di aver sottovaluto o “deliberatamente ignorato” il pericolo islamista. E invito chi condivide i miei timori a fare altrettanto. Per gli stessi motivi avrei votato per Battista Ghiggia, se fosse rimasto in lizza lui al posto di Chiesa. Fra pochi mesi in Svizzera si voterà sull’iniziativa antiburqa, che nel 2013 era stata approvata a livello cantonale dal 65,4% dei ticinesi. Di fronte a questa maggioranza schiacciante troverei davvero incoerente che i due rappresentanti del Ticino in seno al  Consiglio degli Stati  siano entrambi contrari all’iniziativa, come Merlini o la signora Carobbio. Oltretutto il primo aveva votato qualche mese fa contro una  petizione lanciata dal sottoscritto e firmata da 1500 persone (appoggiata invece da Chiesa, Quadri, Pantani,  Regazzi e Romano) che proponeva di vietare i movimenti islamisti e di chiudere le loro moschee,  mentre  la seconda, nella sua veste di presidente del Consiglio nazionale, è stata determinante con il suo voto a far bocciare di recente  una mozione che chiedeva di vietare i finanziamenti esteri alle moschee e ai centri culturali islamici.

La signora Carobbio ha lanciato un appello a tutte le donne a votare per lei, in modo da avere una rappresentante femminile nella Camera alta del Parlamento. Il “fattore” sesso ha sicuramente la sua importanza, ma le idee dei candidati ancora di più.  Per questo motivo invito tutte le donne, in particolare quelle dell’area rossoverde, a riflettere – agendo poi di conseguenza – su quale sarebbe il loro destino e quello delle loro figlie e nipoti  il giorno in cui l’islam dovesse prendere il sopravvento anche da noi, obbligando per prima cosa tutte le donne a indossare il velo (come già oggi avviene in diversi Stati musulmani, fra cui ad esempio Iran e Arabia Saudita, dove le donne che si rifiutano di indossare il velo vengono imprigionate). Ci tengo a precisare che non ho nulla di personale contro Merlini e Carobbio, che sono due persone rispettabilissime ma con tutta evidenza non adatte a contrastare con la dovuta fermezza il fenomeno dell’islamismo,  che fa paura perfino ai musulmani laici come la signora Keller-Messahli.

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