Il discorso di Oskar Freysinger

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Lo scorso 1° agosto, UDC Ticino ha festeggiato il Natale della patria ad Ambrì. Un successo di partecipazione e un’occasione per ribadire i valori tradizionali della Svizzera in quest’anno elettorale 2019. Oltre al saluto del presidente, Piero Marchesi, hanno preso la parola diversi candidati alle elezioni federali nelle liste UDC.  Ma, soprattutto, i presenti attendevano con interesse l’intervento del già consigliere nazionale e consigliere di Stato vallesano Oskar Freysinger, che non ha deluso le aspettative. Qui di seguito, il suo applauditissimo intervento:

Cari concittadini,

 

avete già sentito un cinese che si scusa di essere cinese? O un iraniano? Un congolese? Un brasiliano? Mai, sono tutti fieri di essere quello che sono: cittadini della loro patria. Punto.

E come è la situazione nell’Europa occidentale? Beh, qui ci dichiariamo svogliatamente contenti di essere tedeschi, italiani o spagnoli e finalmente aggiungiamo un “ma” assordante. “Siamo, contenti, ma …”

Però questo maledetto “ma” è micidiale!

Perché ci dimostra che, finalmente, non siamo per niente fieri di appartenere alla nostra nazione.

Provate a dire a una donna “ti amo più della mia vita, ma…!” “Sei la luce nel mio cuore, ma…!”

La risposta sarà uno schiaffo ben meritato.

Allora, perché facciamo con il nostro paese quello che sarebbe inaccettabile nei confronti di  un’amante?

Perché siamo turbati da una colpevolezza storica più o meno immaginaria, nutrita dalle conquiste passate e dal colonialismo. E allora ci scusiamo a tutta birra di essere quello che siamo. Domandiamo di essere perdonati. Ci scusiamo di esistere. Nel passato, andavamo da un prete che ci dava l’assoluzione. Ma dove sono i preti, oggi? Sembrerebbe che siano migrati tutti in Africa. Dunque, la cattiva coscienza rimane.

Ci sarebbe anche la possibilità di andare da uno psicologo. Ma quello vi consiglierà di fare delle scuse pubbliche per liberare la vostra mente, se non la vostra coscienza.

Tuttavia, non vi permetterà di liberarvi del sentimento di colpevolezza per una cosa che non avete mai fatto. Scusarci ogni giorno per la propria storia non permette di costruire il futuro e di trovare la pace nella nostra mente.

Perciò, lasciamo gli altri paesi europei e diamo uno sguardo al nostro paese, alla Svizzera.

Almeno gli svizzeri, dovrebbero essere felici di essere svizzeri. Perché non hanno avuto colonie, sono stati neutrali da lungo tempo e non hanno partecipato ai massacri delle ultime guerre mondiale.

Invece no! Anche gli svizzeri non osano essere fieri della loro cittadinanza. Si scusano sempre di essere svizzeri.

Come se ci fosse un peccato originale nel fatto che i cittadini elvetici abbiano costruito un paese che funziona bene, dove i diritti umani sono garantiti e dove il popolo può partecipare attivamente e regolarmente alla gestione del paese del quale è il sovrano.

Come se fosse vergognoso il fatto di far parte del paese che ha creato e ospita la Croce rossa, che sostiene gli altri paesi attraverso l’aiuto al loro sviluppo o in caso di catastrofe e che ospita molte istituzioni internazionali.

Forse ci vergogniamo del nostro successo. E allora, per compensare, ci scusiamo di non essere nei guai come gli altri. Ci pentiamo di non partecipare a un mondo divenuto assurdo.

Come se fossimo fuori del mondo. Mentre siamo il cuore dell’Europa.

Alcuni dicono che dobbiamo partecipare a una progettata gestione mondiale della cosa pubblica. Che dobbiamo prendere una responsabilità in un mondo diventando ogni giorno più piccolo. Come mai? Piccolo, il mondo? Piuttosto, pazzo.

Partecipare alla pazzia generale di un mondo che gira sempre più velocemente e minaccia di rompersi le ossa per prendere tutti in giro, sarebbe una follia.

Perché lo dico senza riguardi: il giro d’Italia, di Francia o di Svizzera sono insignificanti in confronto al giro planetario impazzito della terra su se stessa.

Prendere delle responsabilità in un modello planetario divenuto irresponsabile, significa mettere il piede su un terreno scivoloso dove il buon senso si è già rotto l’osso del collo da lungo tempo.

Il riccio svizzero non può sperare di dettare legge fra un branco di orsi arrabbiati!

È meglio aspettare che la facciano finita e agire come Henri Dunant: curare le ferite dopo la furia della battaglia.

Alcuni dicono che siamo colpevoli di non avere aperto le nostre frontiere nella seconda guerra mondiale! A che fine? Per lasciare entrare la Wehrmacht? Grazie alle nostre frontiere abbiamo potuto salvare molti ebrei. Convengo volentieri che abbiamo fatto alcuni errori, ma siamo almeno stati attivi, benché lasciati da soli in un ambiente ostile.

Però, chi vuole riscrivere la storia, molto tempo dopo i fatti, per creare una colpevolezza collettiva, vuole solamente introdurre nella nostra mente un odio per noi stessi e e per il nostro paese, nello scopo di liquidarlo.

Lo so come voi che gli svizzeri non sono perfetti.

La svizzera non ha mai cercato di creare un “uomo nuovo”, perfetto, un uomo ideale, superiore, un “Übermensch”. Perché non serve a niente voler creare un uomo perfetto in un mondo imperfetto.

Pertanto, gli svizzeri, astuti e maliziosi come sono, si sono impegnati a costruire un paesino quasi perfetto, il migliore dei paesi possibili, attorno a gente imperfetta.

Quel che è perfetto, in Svizzera, sono l’equilibrio e l’armonia creati attraverso un sistema politico unico nel mondo e nella storia, e non i politici.

Tutte le altre nazioni ci invidiano per questo. Ma come abbiamo fatto a ottenere questo risultato?

Beh, abbiamo messo insieme le nostre mancanze, imperfezioni e difetti. È attraverso questa congiunzione di elementi imperfetti, guidati dalla consapevolezza della nostra imperfezione, che abbiamo creato un funzionamento collettivo quasi perfetto, costruito sulla base della democrazia diretta, del federalismo, della sovranità, dell’indipendenza e della neutralità.

E ha funzionato oltre le nostre speranze!

Nel diciannovesimo secolo eravamo il paese il più povero dell’Europa. Nel 1816, lo zar di Russia ci offrì un grande aiuto per salvarci della miseria e della carestia.

Eravamo esiliati nel nostro proprio paese, perché quando sei povero, sei un esiliato ovunque tu ti possa trovare. Non è una questione di nazionalità: un mendicante non è a casa sua da nessuna parte.

Oggigiorno, la casa svizzera permette alla popolazione di avere un tetto solido e impermeabile sopra la sua testa. Un tetto comune, costruito su muri fatti di valori comuni ben ancorati nella nostra cultura, nelle nostre tradizioni secolari, nella nostra storia passata.

Settecento anni sono stati necessari per creare un modello soddisfacente, che prende in conto l’insufficienza umana e la corregge attraverso un sistema costruito sulla volontà, la responsabilità individuale e il lavoro.

Volete una prova dell’eccezionale qualità di questo modello?

Ecco: il nostro paese funziona così bene, che importa poco quali sono le persone al governo. Che siano competenti o incompetenti e insignificanti, perché il sistema corregge le mancanze. Il modello svizzero potrebbe anche sopportare sette asini nel governo federale, tanto è efficace. Tuttavia, c’è una condizione per garantire la perennità di questo sistema. La prima è di potere decidere noi stessi i nostri affari, il nostro destino. La seconda, è di avere la forza per farlo. Perché la libertà è un esercizio esigente. Essere libero non significa fare qualsiasi cosa, anche delle sciocchezze, senza considerare gli altri e il mondo attorno. No! La libertà esiste solamente attraverso la responsabilità. La libertà non consiste nel rivendicare solamente diritti, senza fare il proprio dovere.

Una persona che fa sempre unicamente quello che i suoi desideri le impongono è uno schiavo del suo corpo, dei suoi istinti. È un animale. L’uomo libero è quello che sa dare un quadro alla sua vita.

Non siamo esseri umani dall’inizio della nostra vita. All’inizio siamo piccoli animali che hanno il potenziale per diventare esseri umani. Ma questo richiede di ripercorrere tutta la storia della vita, tutte le tappe della civilizzazione, dall’inizio fino a oggi, con ogni neonato.

La guerra contro il barbarismo dentro di noi non sarà mai definitivamente vinta. L’evoluzione verso una più grande virtù non sarà mai finita e la regressione verso la disumanizzazione ci minaccerà sempre.

La Svizzera, cari concittadini, è il quadro perfetto per non ricadere nelle trappole del passato.

Tuttavia, il futuro non si costruisce su un sentimento di colpevolezza e di vergogna. Richiede invece della fierezza per la nostra identità e della fiducia in noi stessi, perché la forza di una città dipende del carattere dei suoi cittadini.

Richiede della fede, dell’amore e della speranza.

Per questa ragione è necessario che ritroviamo la forza di perdonarci di non essere perfetti, ma solamente perfettibili.

 

Buona festa nazionale e viva la svizzera!

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