Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli (parte prima)

Feb 1 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 40 Views • Commenti disabilitati su Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli (parte prima)

Come di consueto, riportiamo in due puntate il discorso del già consigliere federale e nazionale, al tradizionale incontro dell’UDC del canton Zurigo.

I.       In merito al 36° incontro dell’Albisgüetli

Da 36 anni ci riuniamo qui all’Albisgüetli e iniziamo l’anno politico con un discorso di forte impatto e di grande portata politicadi parte, perché noi prendiamo posizione per la Svizzera. E lo facciamo prima del cena comune, che sottolinea la nostra comunanza di vedute. Poi, dopo la cena, interviene l’oratore ospite, di solito il o la Presidente della Confederazione svizzera, sempre che venga. L’oratore ospite ha libertà di parola e non deve essere contestato. E viene anche ascoltato con attenzione, senza mai essere contrastato o fischiato.

Quest’anno, la Presidente Amherd non ha avuto il tempo di venire – forse sta vagando da qualche parte nel reame della NATO.

Anche l’anno scorso il Presidente Berset era assente. Comprensibilmente, era probabilmente alla casa editrice Ringier per preparare la prossima riunione del Consiglio federale.

L’UDC di Zurigo ha quindi invitato, come oratore ospite, il Presidente dell’Unione sindacale, e il consigliere agli Stati Pierre-Yves Maillard ha accettato l’invito. Mi congratulo con lui. I consiglieri federali si stanno già lamentando con me: «Come potete invitare qualcuno che promuove un’iniziativa AVS sbagliata?». Sì, se la Presidente della Confederazione non ha il coraggio, toccherà ad altri contraddirci. L’UDC di Zurigo può tollerare le opposizioni. L’incontro dell’Albisgüetl vive di dibattiti e contrapposizioni.

II.      2024: uno sguardo su un mondo ridotto male

Uno sguardo sul mondo occidentale – e sull’UE in particolare – ci indica rapidamente che questo mondo è uscito dai binari! Il mondo è davvero impazzito.

Ecco perché il titolo del mio discorso di oggi all’Albisgüetli è: «Il mondo è impazzito: noi non molliamo».

Dopo la caduta del Muro tra Est e Ovest e la fine della Guerra Fredda, i cosiddetti leader del 1989 affermarono che mai più ci sarebbe stata una guerra. E i nostri massimi esponenti politici hanno creduto a queste previsioni. E cosa vediamo oggi? La guerra è tornata in Europa, cosa che noi persone normali avevamo previsto.

Il Medio Oriente sta vivendo un inimmaginabile ritorno della brutalità – come al solito! Nessuno avrebbe voluto vedere questa ovvia possibilità di Hamas – nemmeno il governo israeliano.

Gli USA credono oggi di poter iniziare e condurre guerre su più fronti contemporaneamente, senza dover sacrificare i propri soldati. Ma cosa ne è della superiorità dell’esercito americano? Come sono finite le guerre di Corea, Vietnam e Afghanistan?

Le parti in conflitto mi sembrano dei bambini che litigano. Quando uno colpisce l’altro e il padre interviene con un rimprovero, si sente subito dire: «Ha cominciato lui!». E subito si sente rispondere: «No, hai cominciato tu!». La mia risposta come padre è sempre stata: «E tu non ti sei fermato». Dov’è oggi questo padre saggio? La Svizzera potrebbe esserlo, se fosse ancora neutrale.

L’Occidente vuole commerciare economicamente solo con i paesi che condividono i suoi cosiddetti «valori» – e questo non vale nemmeno per la metà della popolazione mondiale. Sarebbe meglio commerciare a livello globale e rendere così il nostro pianeta più pacifico.

Ma diamo un’occhiata all’UE – anche solo al suo Stato più importante: in Germania – la capofila dell’UE – la montagna di debiti è più che decuplicata dal 1980, passando da 240 miliardi di euro a 2500 miliardi di euro.  La Germania non solo paga molto all’UE, ma ha anche un debito di 1.000 miliardi di euro. Ma quando finirà questa storia? E il Consiglio federale, la maggioranza del parlamento e persino le organizzazioni economiche vogliono spingere la Svizzera in una simile entità? Non è solo una follia, è un’idiozia!

Il nostro vicino a nord è quasi insolvente e sta per rottamare la sua fiorente industria con un governo a semaforo composto da tre partiti. (Per noi automobilisti è del resto chiaro: un semaforo con i colori verde, rosso e giallo accesi contemporaneamente non può che portare a un incidente stradale di massa).

III.     E la Svizzera?

Signore e signori, è di conforto constatare che la Svizzera, perlomeno, se la passa meno male di altri paesi. È vero, ma non dovremmo vantarcene troppo.

Il detto popolare dice: «È uno sciocco colui che cerca consolazione per le proprie debolezze nelle manchevolezze del vicino».

Sì, per molti stranieri viviamo in un’isola di beatitudine. Perché? Non perché siamo migliori o più intelligenti, ma perché abbiamo una forma di governo migliore.

In breve: perché siamo ancora indipendenti e perché l’ultima parola sulla legislazione spetta al popolo e ai cantoni. Questo significa che i politici possono fare meno stupidaggini.

Ed è proprio questa forza che le autorità svizzere vogliono abolire.

C’è il grande pericolo che anche la Svizzera cominci a impazzire. Certo, il debito svizzero è leggermente inferiore a quello di altri paesi, ma è comunque pericolosamente troppo alto. I politici stanno cercando di allentare e aggirare il freno all’indebitamento, un altro dei punti di forza della Svizzera. Cercano giorno e notte modi per aumentare ancora di più le tasse, le imposte e i prelievi.

La sinistra vuole ora un rapido aumento delle tasse, e con ricette dilettantistiche. Le truppe d’assalto sono capeggiate dai giovani socialisti (GISO), che chiedono un’imposta di successione per i ricchi. Il PS, i Verdi, il Centro e i Verdi liberali, ancora indecisi, ne costituiscono la maggioranza. Cosa vogliono?

L’iniziativa popolare prevede un‘imposta di successione del 50% sui patrimoni superiori a 50 milioni di franchi. Sembra una buona idea, non è così? E riguarderebbe solo poche persone. Anche questo suona bene, non è vero?

Ma i promotori hanno dimenticato che i ricchi da penalizzare – per la maggior parte imprenditori – rappresentano circa l’1% dei contribuenti e sono i garanti del 40% del gettito fiscale.

Posso già prevedere una cosa: nessuno pagherà questa tassa di successione. Gli interessati faranno in modo di non avere più un patrimonio di 50 milioni al momento dell’eredità o di trasferire la propria residenza all’estero. In ogni caso, non pagheranno più le imposte annuali ordinarie in Svizzera.

Chi pagherà per questo mancato gettito fiscale? Pensate che la fascia alta dell’1% pagherà ancora il 40% di queste tasse? No, saranno coloro che rimangono. Non parlo degli studenti GISO che non hanno né reddito né patrimonio. Loro costano soltanto. Ancora una volta, si colpirebbe il ceto medio. Il ceto medio pagherà perché non ci saranno più ricchi, mentre quelli che non pagano le tasse rimarranno.  

Come contadino, ho imparato che le migliori mucche da latte non si portano al macello, ma si mungono. Ma la sinistra fa il contrario con i buoni contribuenti. Anche questi studenti e accademici GISO avrebbero fatto meglio a fare un apprendistato da contadino invece di studiare. Come vedete, signore e signori, il mondo sta impazzendo anche in Svizzera. Reagire è un compito essenziale.

No, signore e signori, non abbiamo bisogno di aumenti di tasse, bensì di un programma di risparmio. L’Amministrazione federale potrebbe facilmente risparmiare il 50% dei suoi costi senza tagliare alcun servizio. Parlo per esperienza come ex consigliere federale. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessaria una leadership.

Oggi la solida Svizzera è sempre più minacciata dalla sinistra – ossia dal socialismo.

Presto saremo chiamati alle urne. Certo, sarebbe bello ricevere una tredicesima rendita AVS. Ma perché solo una tredicesima? Sarebbe meglio una quattordicesima. Come beneficiario dell’AVS, vorrei anche una quindicesima. E tuttavia dobbiamo dire di no. Perché come partito borghese responsabile ci chiediamo: «Chi dovrebbe pagare per questo?». Vogliamo ancora più prelievi sui salari, quindi salari netti più bassi per tutti e tuttavia costi di produzione ancora più elevati? Oppure vogliamo un aumento delle tasse? Che significa più inflazione e meno mezzi di sostentamento per tutti? No e ancora no, signore e signori, l’UDC vuole salvare l’AVS, non distruggerla e con essa distruggere la vita stessa. Semmai, la tredicesima AVS dovrebbe essere finanziata con i soldi insensatamente sperperati nell’aiuto allo sviluppo e nell’asilo! Ma dobbiamo fare a meno del dolce veleno del socialismo – di questa tredicesima rendita AVS, per quanto sappia di miele e zucchero. Per il bene dell’AVS e del nostro Paese.

Com’è la situazione in materia di sicurezza in Svizzera?

La Svizzera è stata risparmiata da terribili guerre mondiali grazie alla sua collaudata politica di neutralità. Duecento anni senza guerre: qualcuno dovrebbe imitarla! Ma invece di difendere questa forza, la Svizzera sta adottando le sanzioni dell’UE contro una parte belligerante (una potenza nucleare!) e sta diventando essa stessa una parte in conflitto. Le autorità svizzere ci stanno trascinando in guerre.

Ecco perché abbiamo lanciato l’iniziativa per la neutralità, signore e signori. È un contrattacco determinante contro i guerrafondai del Palazzo federale.

Da qualsiasi parte la si guardi: ciò che ha superato la prova del tempo viene messo da parte in modo puerile. Snob presuntuosi, novellini compiaciuti e laureati arroganti e immaturi stanno affossando un solido lavoro politico.

Ho letto che sempre più Svizzeri starebbero diventando analfabeti. E, di conseguenza, penso che sempre più analfabeti stiano diventando svizzeri.

Come potete vedere, anche la Svizzera sta cominciando a impazzire. L’UDC è più urgentemente che mai chiamata a prendere delle contromisure. Il Paese ha bisogno dell’UDC.

Fortunatamente, in questo paese non abbiamo un crollo della valuta, come avviene per il dollaro e per l’euro.

Quando l’euro è nato, era una moneta sana e 1 euro costava 1 franco e 62 centesimi. I Tedeschi pagavano solo 0,64 euro per un franco svizzero. Oggi, noi Svizzeri non dobbiamo più pagare 1 franco 60 centesimi per un euro, ma solo 93 centesimi. E i Tedeschi non pagano più 0,64 euro per un franco svizzero, ma 1,10 euro. Questo è quanto il franco svizzero vale di più oggi.

Lo stesso dicasi per il dollaro USA.

Come potete vedere, il mondo ha fiducia nel franco – nella valuta di questo paese indipendente, la Svizzera. Ma la nostra classe politica sta portando la Svizzera nei paesi del collasso monetario!

Continua nel prossimo numero

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