Il Consiglio d’insicurezza globale

Giu 24 • L'opinione, Prima Pagina • 223 Views • Commenti disabilitati su Il Consiglio d’insicurezza globale

La prima domandina facile, facile, la poniamo al presidente della Confederazione e al suo staff in CF: quanto ci verrà a costare quello che è stato definito pomposamente «un onore»? Di certo non è una bazzecola, il poterci collocare come è stato annunciato a titoli cubitali: «ai vertici della diplomazia». Figuriamoci!

Così, oltre dover sicuramente foraggiare l’ONU con cifre considerevoli e che potrebbero servire a tutt’altri scopi, ci stiamo letteralmente impantanando, globalizzandoci nel casino al quale stiamo assistendo e dal quale non sarà di certo l’appartenenza della Svizzera a questa ammucchiata di nazioni (193) che tutto sono meno che unite. Per non parlare di quei paesi che al Palazzo di vetro fanno il bello e il brutto tempo, e che hanno la possibilità di porre il veto, quando i loro interessi sono messi a rischio! Superfluo elencare i nomi!

Questa candidatura – paragonabile al 2 di picche a briscola – checché ne dicano quelli che considerano delle Cassandre l’UDC e la Lega,  è un ulteriore calcio nelle terga rifilato scientemente alla nostra neutralità e indipendenza. Ciò serve solo a gonfiare a dismisura l’ego di coloro che si danno arie di grandi statisti, ma noi proprio non ci stiamo! D’altronde, come ebbe a dire quella cima di Ada Marra, «la Svizzera non esiste» (sic!!) E allora perché preoccuparci?

Questi sono gli elementi illuminati della nostra classe politica di cui tanto si favoleggia. Già faticano a governare questo Paese, prendendo decisioni assurde (vedi il «no» alla riduzione delle accise sul carburante confermato dagli Stati e dal Nazionale)  ma comunque sempre pronti e proni a 90 gradi per assecondare le pulsioni dell’UE – altro utopico progetto che sta dando prova che in fatto di «unione» proprio non ci siamo, poiché è palese che ognuno pensa ai fatti suoi. Eppure, c’è ancora chi vorrebbe far parte di questo disastrato condominio che presenta crepe preoccupanti e totale confusione. Un altro «onore» del quale facciamo – e vale anche per il  futuro – volentieri a meno!

La seconda domanda, che vorremmo porre ai «Disraeli» di casa nostra, è a quanto ammonteranno i costi della conferenza sull’Ucraina che si svolgerà a Lugano il 4 e 5 luglio prossimi. Perché poi a Lugano e non a Ginevra, che sarebbe stata la sede deputata, più idonea, non l’abbiamo capito. Dal primo al 6 di luglio, Lugano sarà letteralmente off-limits: 1600 soldati, agenti di polizia e guardie di confine mobilitati, traffico sicuramente in tilt, un andirivieni di elicotteri, le acque del Ceresio sorvegliate dalla «guardia costiera» e altri disagi per la popolazione, il tutto nel pieno della stagione turistica! Un evento che di sicuro, non servirà a porre fine al conflitto in Ucraina, poiché paradossalmente, questa guerra può rivelarsi redditizia; poi, a pancia piena, si potrà penserà alla ricostruzione. Sicuramente, noi Svizzeri contribuiremo a suon di miliardi, ci mancherebbe!

Ma non facciamoci illusioni: le procedure d’appalto per la riedificazione non saranno di certo affidate a ditte elvetiche e possiamo già immaginare chi si papperà il succoso affare. Ma per i nostri governanti (?) l’essenziale è potersi profilare, onorando così il motto di Pierre de Coubertin: «l’importante è partecipare», poi a  pagare il conto ci penserà, come sempre, Pantalone, tanto «La Svizzera è ricca e quindi se lo può permettere!»

Quante perle di saggezza! Forse, ora ci si renderà conto che la globalizzazione – imbecillità compresa – si sta rivelando un disastro. I problemi degli altri ora sono anche i nostri, e si fanno sentire: incertezza, inquietudine, mercati finanziari allo sbando, inflazione galoppante, aumento del costo della vita e un futuro a tinte fosche che sicuramente dovremo affrontare da beati «globalizzati».

Stiamo pagando a caro prezzo la grande, incontenibile presunzione: quella che può gonfiare un uomo a dismisura, ma che non lo farà mai volare!

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