Il campionato sociale

Giu 10 • L'opinione, Prima Pagina, Sport e Cultura • 160 Views • Commenti disabilitati su Il campionato sociale

Un po’ di umorismo tennistico

(enm) Nell’annuale assegnazione degli incarichi nell’ambito della Commissione tecnica gli toccò l’organizzazione dei campionati sociali. Fu un po’ la ripicca del Commissario tecnico, che non aveva digerito le sue critiche dell’anno prima, ma a lui non importava molto. Avrebbe dimostrato che non occorre una laurea per organizzare un torneo. Sosteneva questa tesi da tre anni, ossia dalla sua accettazione nel club, e si sentiva forte perché appoggiato da 5 o 6 pivelli come lui che, in mancanza d’esperienza, all’assemblea annuale gridavano più forte degli altri. Erano stati proprio loro che, criticando, brigando e sparlando di tutti erano riusciti a farlo accettare in Commissione tecnica, alle cui riunioni s’era subito distinto per le assurdità enunciate con la tipica spavalderia di chi parla senza alcuna cognizione di causa.

Accettò quindi l’incarico, pretendendo però «carta bianca», che gli fu concessa dai suoi colleghi. Espose all’albo sociale la richiesta di iscrizioni. Fino all’anno prima si erano raggruppate le categorie con pochi iscritti in un tabellone unico, ma lui decise che non era giusto, che ognuno aveva il diritto di affrontare avversari di pari forza e, sordo a ogni consiglio, espose un foglio d’iscrizione formato A4 per ogni tabellone. Era una cinquantina di fogli e lo spazio dell’albo sociale non bastava più. Ne attaccò perciò un po’ su tutti i muri e persino sul bancone del bar.

Alla chiusura delle iscrizioni, i fogli del doppio donne B, del doppio juniores femminile di I. e II. categoria e del doppio juniores III. categoria erano immacolati, altri avevano uno o due iscritti. Ma lui decise che, laddove ci fosse anche un solo partecipante, il torneo sarebbe stato valido, assegnando così il titolo di campione sociale a giocatori che avevano il solo merito di essersi iscritti. Non solo, ma ci fu una specie di vendita all’asta di iscrizioni, ovviamente a termine scaduto, in quei tabelloni rimasti vergini. Per dimostrare che il club poteva ricavare un utile da un’organizzazione razionale dei campionati sociali, il nostro soggetto non guardò tanto per il sottile, e fu così che i due decani del circolo, rispettivamente di 82  e 85 anni, si tolsero dal doppio veterani e, pagando una cifra favolosa, vinsero il titolo del doppio femminile juniores II. categoria. Altre gare furono liquidate con una o due partite. Nei tabelloni di singolare D, C e B (gli unici con un numero decente di partecipanti) decise di far giocare i quattro semifinalisti della D nel torneo di C, i quattro semifinalisti della C nel tabellone della categoria B, mentre i due finalisti della B avrebbero incontrato gli unici due «Promozione» (categoria di livello nazionale posta fra la B e la A) di cui disponeva il club.

Nel campionato di categoria D lasciò quattro posti liberi per eventuali ritardatari, ma li pose in tabellone contro le quattro teste di serie, dicendo: – Se sono in ritardo, peggio per loro. È già bello se possono giocare una partita.-

Il primo ritardatario fu un certo Bernasconi, reduce dalle vacanze, che l’anno prima aveva vinto tutto quanto c’era da vincere ed era pronto per il passaggio di categoria. La testa di serie numero 1 fu così eliminata al primo turno e andò a reclamare dal nostro organizzatore, il quale non trovò di meglio da fare che rimetterla in gara nel secondo posto in bianco. Fortuna volle che la testa di serie numero 2 non si presentasse, per cui le cose rientrarono quasi nella normalità. Quasi, perché in finale, il Bernasconi si strappò i legamenti di un ginocchio e perse così contro l’avversario che aveva battuto nella prima partita. All’assegnazione del premio nacque una rissa furibonda, durante la quale il Bernasconi, con un ginocchio ingessato, prese a «stampellate» sia l’avversario che il direttore del torneo. Il comitato del club, riunitosi d’urgenza, gli riconobbe le circostanze attenuanti e gli affibbiò solo un mese di sospensione. La punizione fu puramente teorica perché, da un lato il comitato non voleva e non poteva dare ragione al Bernasconi, approvandone così implicitamente lo sfogo di violenza ma, dall’altro, non voleva nemmeno punirlo per una reazione ampiamente giustificata. Perciò, un mese di sospensione, sapendo che comunque non avrebbe potuto giocare per via del ginocchio infortunato, fu considerato la soluzione ideale.

Nel frattempo, era cominciato il campionato di categoria C, con un mucchio di ritardo dovendo aspettare i quattro giocatori provenienti dal tabellone D. Lo stesso ritardo, ovviamente, si ripercosse sul torneo di B, le cui teste di serie furono aspramente contestate e il nostro tecnico fu accusato di favoritismi, il che era assolutamente vero. Aveva infatti preparato la cosiddetta «autostrada» per la numero 3 (del quale si mormorava fosse quasi «fidanzato»), al cui primo avversario non concesse la vittoria per «forfeit», nonostante un’attesa di due giorni, mentre in semifinale eliminò la testa di serie numero 2, che avrebbe dovuto incontrare il suo pupillo, per un ritardo di tre minuti a causa di un incidente stradale. La finale non osò manipolarla, e sperò invano che l’avversario si facesse male. Comunque, il premio fu una medaglietta male incisa, mentre assegnò al secondo un viaggio di quindici giorni a Tahiti per due persone.

Nei doppi, aveva lasciato che gli avversari si mettessero d’accordo fra di loro per combinare gli orari delle partite. Come sempre succede in questi casi, al 10 ottobre non era ancora stata disputata una sola partita. Siccome al 15 sarebbe terminata la stagione estiva e i campi non sarebbero più stati a disposizione, fissò gli orari d’ufficio, dicendo di voler applicare rigorosamente la regola del WO (vittoria a tavolino contro chi non si presenta in orario). Nel complesso dei campionati, ce ne furono 85. In un caso, riuscì a eliminare un giocatore per coppia, formandone una nuova con i due avversari presenti. Costoro si trovarono bene, vinsero il torneo di categoria C, e ora giocano sempre il doppio insieme. Il suo amichetto vinse il torneo di categoria B cambiando tre «partner», di cui uno nel corso della stessa partita, essendosi il compagno infortunato sul 2 a 1 nel secondo set. Fra i giocatori cominciò a serpeggiare un certo malumore che, alla premiazione, esplose in un pestaggio cruento fra una quarantina di persone. Ci furono cinque feriti e la polizia dovette intervenire con i gas lacrimogeni per disperdere la folla. Sfregiato su una guancia e con un inizio di commozione cerebrale, lui fu calpestato dalla massa in fuga mentre, carponi, annaspava alla ricerca della dentiera sfuggitagli di bocca durante un tafferuglio isolato. Cinque o sei dei più arrabbiati lo aspettavano davanti a casa sua mentre, a notte fonda , tentava di rientrare travestito da «Securitas». Lo riconobbero subito e gli usarono ripetutamente violenza per mezzo di un racchettone con manico 7.

Al Neuropsichiatrico dove è ricoverato, gli hanno chiesto di aiutarli a organizzare un torneo per gli internati. Ha dato in un urlo inumano ed è fuggito su un ippocastano dove passa il tempo succhiando il pollice che ha staccato con un morso netto al direttore dell’istituto. Ogni tanto emette degli strani mugolii.

 

Comments are closed.

« »