Il 64% della popolazione sarebbe a favore dell’accordo-quadro?

Mag 28 • L'opinione, Prima Pagina • 19 Views • Commenti disabilitati su Il 64% della popolazione sarebbe a favore dell’accordo-quadro?

Rolando Burkhard

Fondato scetticismo  verso  sondaggi d’opinione manipolatori

I risultati dei sondaggi d’opinione degli istituti specializzati sono spesso sbagliati. Purtroppo, i sondaggi d’opinione non sono solo affidati al caso, talvolta sono degli strumenti mirati a manovrare la formazione dell’opinione delle autorità e del popolo, allo scopo di influenzare votazioni e decisioni a favore dell’esito auspicato. I sondaggi d’opinione sono, a volte, nient’altro che dei bassi tentativi di manipolazione.

Un recente esempio

Recentemente, l’istituto di ricerca GfS di Berna ha pubblicato i risultati dell’ultimo sondaggio sull’accettazione dell’accordo-quadro con l’UE da parte della popolazione (il GfS è l’istituto che in passato, sotto  direzione del PS Claude Longchamp, si è già sbagliato di grosso con i suoi risultati). Secondo questo istituto ci sarebbe oggi, da parte dell’elettorato, un chiaro «SÌ» all’accordo-quadro, con il 64% degli interpellati. E così, i media hanno prontamente riportato titoli come, per esempio, «Un nuovo sondaggio indica un chiaro SÌ dei cittadini all’accordo-quadro» o altri analoghi. Ma quanto credibili sono questi risultati, se considerati a mente fredda? A mio avviso, non lo sono per niente. E altrettanto poco credibile è la loro copertura mediatica. Qui di seguito, i motivi delle mie obiezioni:

Il mio primo rimprovero va ai media

I media pubblicano prontamente i risultati di GfS. Perché sono sempre necessarie delle dichiarazioni, possibilmente non dettagliate ma tendenziose, che meglio si adattino al proprio orientamento politico. I dettagli si trovano tuttalpiù scritti in piccolo a margine. Ciò vale anche per il declamato 64% di SÌ all’accordo-quadro. Perché, in realtà, solo il 15% ha detto decisamente SÌ. L’auspicio di alternative (SEE e/o accordo di libero scambio dopo rescissione degli attuali bilaterali) ha ricevuto addirittura un consenso più ampio che non l’accordo-quadro. Ciononostante, i media hanno comunicato che una grande maggioranza vorrebbe l’accordo-quadro. Questo, nonostante che oggi nessuno sappia esattamente cosa contiene, rispettivamente cosa conterrà, perché i «negoziati» presumibilmente continuerebbero, con risultati assolutamente imprevedibili.

La mia critica agli istituti di ricerca

Ma come si formano in realtà le opinioni ricercate dagli istituti? Il GfS ha condotto la sua indagine sull’accordo-quadro per conto di Interpharma, ossia è stata pagata dall’associazione delle aziende di ricerca farmaceutica, il cui grande interesse nell’accordo-quadro è evidente. Chi paga, comanda!

I mandanti che finanziano i sondaggi esercitano di solito una grande influenza sull’allestimento dell’elenco di domande poste dall’istituto, al fine di ottenerne i risultati da loro auspicati (non a torto si parla spesso con scetticismo di «sondaggi compiacenti»). I risultati possono quindi essere utilizzati a piacimento per – «suffragati dal sondaggio» – esercitare pressioni su chi deve prendere le decisioni (popolo, parlamento, Consiglio federale). Lo stesso vale in questo caso. René Buholzer, direttore di Interpharma, ha detto letteralmente (citazione da NZZaS): «Nonostante i continui attacchi da parte della politica e di diversi comitati, abbiamo da due anni una stabile maggioranza a favore dell’accordo-quadro.»

Il Consiglio federale è chiamato a cogliere questa palla al balzo e concludere rapidamente ed efficacemente i negoziati con Bruxelles «nell’interesse dell’accesso al mercato per il settore dell’esportazione».

Ma come fanno gli istituti di ricerca a ottenere i risultati (spesso quelli sperati dal loro mandante) dai sondaggi?

Mediante domande tendenziose: Dai risultati pubblicati del sondaggio di GfS si può concludere che nell’elenco è stato incluso un mix variegato di domande riguardanti una volta i nostri buoni rapporti con l’Europa, un’altra il nostro fondamentale interesse nei bilaterali, un’altra ancora il «salvataggio» della nostra industria d’esportazione e, finalmente, l’accordo-quadro (del cui contenuto nessuno ha la benché minima idea). Gli interpellati potrebbero essersi sentiti irrimediabilmente sopraffatti. E con domande tendenziose come «Non siete anche voi d’accordo che dobbiamo mantenere un buon rapporto con l’Europa e che con l’accordo-quadro possiamo salvare la nostra esistenza economica e la nostra economia d’esportazione dalla rovina?» (questa domanda è inventata ed è solo un esempio del tipo di domande palesemente tendenziose), si ottengono naturalmente le risposte desiderate.

Mediante la scelta degli interpellati, la modalità dell’inchiesta e il momento delle domande: nell’ultimo sondaggio di GfS sono stati interpellati 2000 cittadini e cittadine. Chi debba partecipare al sondaggio è deciso di volta in volta dall’istituto stesso. Esso decide pure come si svolge il sondaggio, perlopiù telefonicamente perché meno costoso. E anche il momento dell’intervista. Per esempio, se un istituto svolge l’inchiesta telefonicamente a mezzogiorno meno un quarto, avrà all’apparecchio soprattutto delle casalinghe intente a cucinare e irritate dall’essere state disturbate. In questo caso, è sufficiente porre un paio di domande tendenziose per ottenere rapidamente delle risposte affermative da interpellate ansiose di sbarazzarsi al più presto dei fastidiosi sondaggisti. La rappresentatività e la metodologia dei sondaggi sono spesso estremamente discutibili.

Conclusione

La mia conclusione è breve e semplice: non fidatevi di alcun sondaggio d’opinione e certamente non di quanto riferiscono i media sui risultati degli stessi. Alla luce dell’ultimo sondaggio di GfS sull’accordo-quadro, raccomando vivamente questa sfiducia a tutti coloro che – autorità e privati – oggi o domani dovranno prendere una decisione al riguardo.  

 

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