I vermi sono un’ottima esca per i cavedani

Set 6 • L'editoriale, Prima Pagina • 280 Views • Commenti disabilitati su I vermi sono un’ottima esca per i cavedani

Eros N. Mellini

I cavedani del politicamente corretto (quando fa comodo a loro) hanno ancora una volta abboccato all’amo e, immediatamente dopo l’apparizione dei manifesti scelti dall’UDC per la campagna elettorale, ecco di nuovo scatenata l’ondata di sdegno. Niente di nuovo sotto il sole. Pecore nere, corvi anti-libera circolazione, in Ticino la campagna Balairatt e, adesso, i vermi nella mela: la sinistra, moderata (PPD e PLR) ed estrema (PS) ha abboccato come un cavedano (“i hann bocaa come cavedan dala foce”, avrebbero detto i nostri vecchi, per i quali il cavedano era un pesce di bocca buona, che abboccava a qualsiasi tipo di esca). E via dunque alla campagna dello sdegno che, ogni quattro anni – ma anche con delle tappe intermedie quando ci sono delle votazioni su temi particolarmente scottanti – accompagna la corsa alle elezioni. E, come UDC, dico evviva, anche quest’anno obiettivo centrato. Infatti, queste reazioni significano solo che il coltello è stato girato nella piaga giusta, quella che fa male, quella che ricorda il comportamento degli altri partiti in materia di rapporti segnati dal più pusillanime servilismo nei confronti dell’UE, nonché l’atteggiamento di quest’ultima – peraltro accettato senza eccepire dagli stessi partiti – verso il nostro paese.

Delle alleanze parlamentari che disconoscono la volontà della maggioranza del popolo

Ci sono diversi casi esemplari al riguardo. L’UDC vede accettate delle sue iniziative dal popolo e il parlamento non le applica o crea delle leggi d’applicazione che ne stravolgono il senso. Infatti, se la maggioranza di popolo e cantoni ha accettato l’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa, è più deprecabile l’agire dei partiti che si alleano a livello di parlamento per non attuarlo, oppure l’UDC che ne denuncia l’operato paragonandoli a dei vermi che metaforicamente fanno marcire la mela svizzera? Altrettanto dicasi per l’iniziativa per l’espulsione, sull’internamento a vita, e altre occasioni nelle quali la maggioranza dei partiti parlamentari si è unita per sconfessare la volontà popolare.

Il verme con i colori europei, poi, avrebbe altrettanto il diritto di protestare ma, non essendo coinvolto nelle elezioni elvetiche sta zitto, sebbene se non mancherà, anche a livello internazionale, qualche additamento al pubblico ludibrio dell’UDC, che però lascerà il tempo che trova.

Questo agire indegno di chi pretende di rappresentare il popolo alle camere federali – almeno in un  regime di democrazia diretta come il nostro, nel quale è difficile sfuggire al giudizio popolare nelle singole votazioni che avvengono durante il quadriennio di legislatura – viene ovviamente messo in evidenza senza veli dai manifesti dell’UDC. La sinistra, maggioritaria in parlamento grazie al voltafaccia di quelli che, ancora qualche decennio fa, erano partiti borghesi, non può negare di avere fatto passare una legge d’applicazione che in realtà non applica nulla dell’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa. Non può negare di aver introdotto nella legge la clausola del “caso di rigore” che, di fatto, rende quasi inapplicabile l’espulsione di criminali stranieri, altrettanto voluta dal popolo nelle urne. Non può negare di essere a favore del versamento all’UE di oltre un miliardo di franchi per la coesione, tant’è vero che è riuscita a farne slittare la trattazione in parlamento a dopo le elezioni di ottobre. Non può negare di essere favorevole all’accordo-quadro con l’UE che vedrà quest’ultima legiferare in casa nostra. E così via. E tutto ciò costituisce un enorme fattore di rischio, per colpa della maledetta UDC che, con i suoi manifesti, non permette agli elettori di ignorare queste gravi pecche.

Non potendo contestare la sostanza, si attacca la forma

La colpa dell’UDC sembra essere quella di non essere politicamente corretta, di non usare stupidi eufemismi ma di chiamare le cose con il loro nome. Ma dei comportamenti come quelli citati sopra – che costituiscono un vero e proprio tradimento del mandato popolare – sono una porcheria. E come raffigurare una porcheria in un’immagine? Dei vermi che attaccano una mela facendola marcire sono, a mio avviso, del tutto appropriati. Offendono, certo, ma i loro bersagli se lo sono meritato. Non puoi tradire il mandato che ti è stato affidato e poi pretendere che gli avversari politici te la lascino passare liscia in ossequio alla regola del “non si fa” e del “non si dice”, lasciando che la scarsa memoria o l’inconsapevolezza degli elettori giochino a tuo vantaggio.

Come detto, i fatti sopra esposti sono inoppugnabili. E allora, non potendo contestare la sostanza, si attacca la forma. Ma è semplicemente patetico che, sul portale di “Forum alternativo”, Franco Cavalli accusi l’UDC di voler “evitare di parlare dei VERI problemi: premi di cassa malati, precariato, salari minimi, crisi climatica”. Come se questi problemi – alcuni dei quali innegabili – non fossero generati da quello ben più grave dell’atteggiamento di pusillanime fermezza nel cedimento nei confronti dell’UE (e dell’estero in generale).

I premi di cassa malati costituiscono un problema, certo. Ma possiamo – oltre che ricordare come la fallimentare LAMal sia una creatura voluta ardentemente dall’allora consigliera federale Ruth Dreifuss (PS) – sottolineare che il problema è enormemente aggravato dalla sciagurata politica delle “porte aperte” attuata con la libera circolazione delle persone e dalla politica dell’asilo voluta dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga (PS), ambedue settori che sovraccaricano in modo esponenziale le nostre opere sociali? Che precariato e salari minimi sono in gran parte pure il frutto avvelenato (infatti i vermi ne stanno lontani) della libera circolazione delle persone che l’UDC è sempre stata l’unico partito a combattere? E che questa stessa libera circolazione delle persone, sostenuta a spada tratta dall’alleanza di sinistra PLR, PPD, PS e Verdi, ci causa un aumento demografico di 60-70’000 unità l’anno, con conseguente aumento del fabbisogno energetico e sovraccarico di infrastrutture, strade, mezzi pubblici, eccetera? Che la crisi climatica sarà anche un problema a livello planetario, ma che la Svizzera, con il suo 0,01% di CO2 rispetto alle emissioni mondiali, ha già risolto per la parte che le compete?

Nossignori! C’è un fattore comune a monte di tutti questi problemi: una Berna federale che , in gran parte, ha perso i valori tradizionali e l’identità svizzera che hanno reso grande il nostro paese. Perciò, a ottobre, liberiamoci di chi dice (uno, ma la sua elezione non è di nostra competenza) o pensa (troppi) che “Switzerland first!” sia una bestemmia politicamente scorretta.

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