I diritti umani secondo gli ayatollah

Nov 18 • Prima Pagina • 126 Views • Commenti disabilitati su I diritti umani secondo gli ayatollah

L’ONU è oramai paragonabile a una barzelletta di cattivo gusto. Lo è da tempo, ma dopo il recente forum per i diritti umani che l’Iran ha presieduto (sic!) questa «disorganizzazione di nazioni disunite», sta dimostrando la sua inutilità. Sempre in merito ai «diritti», dei quali ci si riempie la bocca e si ciancia a vanvera, rammentiamo a chi fa finta di non sapere e non vedere, cosa sta accadendo alle donne e non solo, nella Repubblica Islamica dell’Iran. Questa dittatura sta perpetrando una dura repressione nei confronti di coloro che di questo regime non ne vogliono più sapere. Rischiano arresti arbitrari, torture, stupri esecuzioni e altre atrocità compiute dalla famigerata polizia morale e dai pasdaran, crudeli gruppi paramilitari formatisi dopo la rivoluzione islamica del 1979. Chissà, forse gli ayatollah non si sono ancora accorti che viviamo nel XXI secolo, che siamo già stati sulla Luna e che fra non molto, andremo anche su Marte.

Religioni «apportatrici di pace». La storia, purtroppo, insegna che nei secoli passati l’Europa è stata teatro di sanguinose guerre di religione. Così, tanto per intenderci, ne citiamo alcune: la rivolta dei cavalieri (1522) nel Sacro Romano Impero. La  guerra dei contadini tedeschi (1524-1525) in Germania. Le due guerre di Kappel, 1529 e 1531. La rivolta di Münster (1534–1535) nell’omonimo principato vescovile. La guerra degli ottant’anni (1568–1648) nei Paesi Bassi e quella  dei trent’anni (1618–1648) in varie zone dell’Europa centrale. Per non dimenticare la guerra in Irlanda fra cattolici e protestanti. E nel mondo islamico, l’ormai secolare contrasto tra sciiti e sunniti, tutti figli di Allah, ma ferocemente rissosi! E vogliamo parlare delle crociate combattute tra l’XI e il XIII secolo?  A dirla tutta, questi conflitti religiosi erano spesso la scusa per conquistare terre, depredarle e arricchirsi, sempre e comunque in nome di Dio: ma quale? Prendiamo atto che non è cambiato nulla!

Il regime teocratico degli ayatollah è il principale sostenitore di Hezbollah, (partito di Dio) e di Hamas, ed è stato l’istigatore della strage nei kibbutz compiuta il 7 ottobre scorso, con il preciso intento di boicottare i colloqui tra Israele e l’Arabia Saudita. Inoltre, incita gli islamici fondamentalisti a compiere attentati in nome di Allah! Eppure, l’Iran ha avuto l’onore di presiedere il forum ONU per i diritti umani. Ci limiteremo a parlare di «presa per i fondelli» e chiederci, come già fatto in altre occasioni: ma a che cosa serve l’ONU? Forse, il nostro ministro degli esteri potrebbe illuminarci!

Ecco quanto succede invece nelle città iraniane, citiamo: «repressioni di piazza con proiettili veri e pallottole di metallo che, quando non hanno ucciso, hanno causato accecamenti e menomazioni fisiche permanenti, e alle scorribande della “polizia morale” per le vie delle città, si è aggiunta tutta una serie di misure che privano dei loro diritti le donne e le ragazze che sfidano le norme discriminatorie sull’obbligo d’indossare il velo». E ancora: «gli ayatollah hanno promosso un discorso d’odio che descrive la lotta contro il velo come un virus, una malattia sociale o un disordine e che parifica la scelta di non indossare il velo alla depravazione sessuale». (fdc) Comprende, Signor Antonio Guterres?

Dopo la caduta di Mohammad Reza Pahlavi (sicuramente si stava meglio quando si stava peggio) il regime degli ayatollah ha inflitto e sta tuttora infliggendo una dura e sanguinaria repressione, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, che si stanno ribellando all’anacronistica dittatura islamica arrischiando la vita. Altro che inneggiare alla Palestina e a Hamas nelle piazze d’Europa. Ma questi ingenui imbecilli, si rendono conto che sono fomentati e stanno facendo il gioco di chi vorrebbe islamizzare questo continente e imporre la sharia? Probabilmente no! E allora avanti con le manifestazioni, mentre a Teheran gli ayatollah si stanno fregando le mani. Abbiamo ascoltato alcune interviste realizzate in Italia a giovani arabi di seconda generazione. Alla domanda: «ma tu, ti senti italiano?» la risposta: «no, mi sento islamico». Evviva l’integrazione, andiamo bene, non c’è che dire e da noi non è che vada meglio! Altro che inclusione e accoglienza infinita, come auspica e sostiene la Baume-Schneider. Durante la recente calata a sud, la CF ha affermato che, citiamo: «sarei felice di poter abitare a Chiasso». E allora ci permettiamo di fornirle qualche suggerimento immobiliare, affinché possa trovare una sistemazione adeguata. Ad esempio, nelle vicinanze del centro Pasturie – tra Novazzano e Balerna – oppure un bell’appartamentino direttamente nel centro per richiedenti l’asilo ubicato proprio a Chiasso. Siamo certi che si troverà benissimo, a suo agio e in ottima compagnia.

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