I controlli alle frontiere hanno fatto diminuire la criminalità

Feb 17 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1647 Views • Commenti disabilitati su I controlli alle frontiere hanno fatto diminuire la criminalità

Yves Nidegger Consigliere nazionale (GE) e Avvocato

Yves Nidegger
Consigliere nazionale (GE) e Avvocato

A seguito degli attentati di Parigi, la Francia ha reintrodotto i controlli alle frontiere. Il risultato è stato immediato: da dicembre 2015, i furti, le rapine e il traffico di droga stanno esplodendo a Annemasse, Saint-Julien e Annecy, mentre diminuiscono a Ginevra perché i delinquenti hanno paura ad attraversare la frontiera franco-svizzera.

 

Secondo le cifre della prefettura dell’Alta Savoia, la criminalità è spaventosamente in crescita sul lato francese. dopo il rafforzamento dei controlli alle dogane a seguito degli attentati di Parigi. Da quando la sorveglianza alle frontiere disturba le loro operazioni in Svizzera, le bande originarie dei paesi dell’Est, dei Balcani e della Georgia, colpiscono infatti molto di più sul lato francese nel quale sono insediate. Il servizio stampa della polizia ginevrina conferma un netto calo delle rapine nel mese di dicembre 2015 (-14% rispetto al 2014). Idem per i trafficanti di stupefacenti francesi, di fatto essenzialmente albanesi, che esitano ad approvvigionarsi di cocaina ed eroina a Ginevra, da quando la frontiera è sorvegliata. I dealer e i consumatori francesi che avevano l’abitudine di incontrarsi in Svizzera, dove le sanzioni sono incomparabilmente più miti che in Francia, non prendono più il rischio di attraversare il confine; si riversano su Annecy, dove il traffico si è intensificato.
Tre lezioni sono da trarre da questa constatazione:
In primo luogo, la sospensione dell’accordo di Schengen è stata molto benefica per la sicurezza nei cantoni di frontiera come Vaud e Ginevra, che dispongono di un’ottima rete autostradale e che sono cronicamente più esposti a rapine e ad altri atti criminali transfrontalieri che non i cantoni della Svizzera centrale o anche dei grandi centri urbani come Zurigo, come dimostrano le statistiche federali. Il nesso molto chiaro fra criminalità e assenza di controlli alle frontiere dimostra, per coloro che ancora ne dubitassero, che Schengen è un problema e non una soluzione.  
Secondariamente, il calo di criminalità constatato in Svizzera romanda corrisponde a una diminuzione della criminalità d’importazione. Esso non è dovuto ad alcuna particolare politica delle autorità cantonali interessate, né tantomeno a una sparizione spontanea del problema, bensì all’azione delle guardie di confine francesi. Bisogna perciò attendersi una nuova esplosione della criminalità straniera non appena verrà posto termine allo stato d’urgenza, se la Svizzera tarderà ancora a reintrodurre i suoi propri controlli alle frontiere.
Terzo, la sicurezza migliora quando i criminali stranieri rimangono all’estero. L’espulsione sistematica delle persone condannate con divieto di rimettere piede in Svizzera per una durata da 5 a 20 anni costituisce perciò una risposta adeguata ai problemi di sicurezza di una Svizzera troppo attrattiva.

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