I cambiamenti climatici

Set 6 • L'opinione, Prima Pagina • 69 Views • Commenti disabilitati su I cambiamenti climatici

Prof. Dr. Arturo Romer, fisico teorico

Atteggiamenti estremi come la negazione dei cambiamenti climatici e l’isteria sui cambiamenti climatici sono fuori luogo. Sono effettivamente in atto cambiamenti climatici durevoli e irreversibili sull’arco di tempi molto lunghi (secoli?). La prova scientifica della corresponsabilità dell’uomo è assodata da tempo. Misure come l’estrema, incredibilmente costosa, irrealistica, inefficiente «iniziativa per i ghiacciai» e l’assurdo «piano Marshall» sono tuttavia la risposta sbagliata. Non vi è alcun dubbio: si tratta di estremismo, paura, fanatismo, ideologia, isteria, calcolo elettorale e ruberia sfacciata. Queste due misure non potranno minimamente influenzare i cambiamenti climatici, né a livello nazionale né a livello mondiale. Ma una cosa è certa: ci faranno ricadere nella povertà, nel Medioevo. Malgrado tutti gli sforzi e investimenti colossali, purtroppo nel 2100 i nostri ghiacciai probabilmente saranno completamente sciolti, anche se a partire da domani non emettessimo più alcuna molecola di CO2. Anche il permafrost sparirà dal nostro Paese tra pochi decenni. Misure di economia pianificata, divieti, panico, paura, isteria, imbrogli, sussidi, speculazioni, tasse ambientali esorbitanti e imposte insostenibili non risolveranno il problema del riscaldamento terrestre. Come già detto, queste misure non faranno che impoverirci. Abbiamo invece bisogno di ragionevolezza, pensiero globale, buonsenso, realismo, verità, moderazione, fattibilità, formazione, ricerca, conoscenza, sviluppo, innovazione, sostenibilità, responsabilità, norme vincolanti a livello internazionale e misure sopportabili (anche nel traffico aereo e nella navigazione).

Ai cambiamenti climatici si può rispondere in due modi: riducendo le emissioni di CO2 e adattandosi ai cambiamenti climatici. Un Paese come la Svizzera deve dare la priorità all’adattamento ai cambiamenti climatici (ad es. mediante la costituzione di riserve idriche decentrate per i futuri periodi di siccità, il consolidamento dei terreni in ancora numerosissime situazioni geografiche come Bondo GR, il risanamento dei sentieri in molte regioni di montagna, il risanamento degli edifici sull’intero territorio nazionale). L’adattamento ai cambiamenti climatici è il nostro miglior investimento per il futuro. Purtroppo la piccola Svizzera non può influenzare in misura percettibile i cambiamenti climatici né sul suo territorio né a livello mondiale. Ciò non significa che possiamo restare passivi. Abbiamo già fatto molto e sicuramente dovremo ancora fare molto. In particolare, oggi bisogna informare i giovani in modo obiettivo, non ideologico, scientifico, onesto e competente e coinvolgerli. I giovani hanno grandi ideali, il che è molto positivo. Inoltre buona parte dei giovani manifesta in modo molto pacifico (per ora). La maggior parte di loro non è tuttavia in possesso delle necessarie conoscenze ed esperienze scientifiche sul clima. È presumibile che, dietro le quinte, anche molti raffinati ideologi, pessimisti, pseudostrateghi, speculatori e falsi profeti gettino «olio sul fuoco». Il lettore dovrebbe sapere che in Europa sono già offerti campi di allenamento alla disobbedienza civile. Tra disobbedienza e violenza il passo può essere molto breve.

La scienza del clima è estremamente complessa. Non tutti possono essere specialisti in materia.  Finora, purtroppo, le scuole e gli insegnanti di ogni livello (dalle scuole dell’infanzia alle università) hanno fallito completamente in fatto di comunicazione, informazione, conoscenza, storia del clima e formazione. Per strada e al bar si sente spesso la tesi pseudoscientifica che anche in passato il clima è sempre mutato. Si tratta di una mezza verità. Durante i periodi freddi (leggi «periodi glaciali») della durata media di 90’000-110’000 anni, la concentrazione di CO2 dell’atmosfera era di circa 180 ppmv (ppmv = «part per million volume», 1 ppmv = 1 centimetro cubo per metro cubo). Durante i periodi caldi della durata media di 20’000-40’000 anni era di circa 280 ppmv. Dall’inizio dell’era industriale (la macchina a vapore di James Watt fu brevettata nel 1769!) la concentrazione di CO2 del periodo caldo preindustriale (280 ppmv) è mutata completamente. Con il passare del tempo, attraverso processi di combustione fossili l’umanità ha emesso negli oceani e nell’atmosfera grandi quantità di gas a effetto serra (soprattutto CO2). Le emissioni di CO2 hanno raggiunto livelli stratosferici in particolare negli ultimi 50 anni (il 50% circa negli oceani e il 50% circa nell’atmosfera). E si andrà avanti così ancora per decenni.

Il mondo (in particolare i Paesi in via di sviluppo ed emergenti) ha un’enorme e legittima fame di energia. Non facciamoci illusioni: il sistema energetico mondiale odierno non può essere trasformato in un sistema energetico a zero emissioni di CO2 dall’oggi al domani. Oggi la concentrazione di CO2 dell’atmosfera è di circa 412 ppmv, ossia il 40% in più rispetto all’era preindustriale. Dal punto di vista della concentrazione di CO2 siamo confrontati con una situazione climatica completamente nuova. Una concentrazione di CO2 così alta non è mai stata raggiunta sul pianeta Terra negli ultimi 800’000 anni. E non dobbiamo dimenticare che oltre la metà della popolazione mondiale vive ancora in estrema povertà. Anche una decarbonizzazione svizzera affrettata e totale non influenzerà in misura percettibile il clima in Svizzera e sul pianeta. Abbiamo però il diritto e il dovere di adottare misure di adattamento ai cambiamenti climatici per prevenire, relativamente a breve termine, danni ingenti. Bisogna dire alla gente e scrivere che i cambiamenti climatici sono un problema planetario. Ma non sono l’unico problema della Svizzera o dell’umanità. Le condizioni attuali dell’umanità sono ancora catastrofiche. Tutti gli esseri umani hanno o avrebbero diritto a qualità di vita e dignità. Ma senza energia non c’è qualità di vita, non c’è dignità. Il mondo è ben lontano e lo sarà ancora per molto tempo da una decarbonizzazione al 100%. La quota dell’energia fossile sul consumo mondiale di energia primaria si aggira ancora sull’85%. Anche x miliardi di franchi svizzeri non potranno cambiare questa realtà planetaria in misura percettibile dall’oggi al domani. Bisogna quindi comunicare, pianificare e negoziare, in Svizzera e nel mondo, in modo onesto, obiettivo, fattuale, solidale e responsabile. Anche i mass media (giornali, riviste, TV, radio, Internet ecc.)  devono tener conto in modo onesto di questa realtà. Attualmente, purtroppo, la maggior parte di essi non fa che alimentare la paura, il panico, gli scenari da fine del mondo e l’isteria invece di riferire obiettivamente sulla situazione energetica e sulle condizioni di vita planetarie (povertà, fame, penuria di acqua, analfabetismo, malattie, fanatismo, terrorismo, guerre di religione, rifugiati, inquinamento dei mari, clima, ecc.). No all’isteria, sì alla responsabilità e alla solidarietà umana. Sì a soluzioni intelligenti, socialmente compatibili e sostenibili in ogni ambito della vita (a livello locale e mondiale). Compresi i cambiamenti climatici. Occorre tuttavia finalmente anche una dose di speranza, una dose di ottimismo e una dose di fiducia nell’essere umano e nelle sue capacità.

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