Grazie Europa!

Mag 4 • L'editoriale, Prima Pagina • 60 Views • Commenti disabilitati su Grazie Europa!

Eros N. Mellini

Premetto che lo spunto per questo articolo mi è dato da un amico e fedele lettore, indignato per il trattamento che la Svizzera subisce – e che la Berna federale apparentemente accetta con masochistico piacere. L’ultimo affronto – questa volta non dall’UE, che peraltro ne ha accumulati comunque tanti in questi ultimi decenni di difficile collaborazione – ma dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). La Svizzera ha accettato di sottostare alle sentenze della CEDU, ratificando nel 1974 la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), importante tribunale internazionale che però non ha a che fare con l’Unione Europea, ha stabilito che la Svizzera ha violato i diritti umani delle ricorrenti – l’associazione «Anziane (e verosimilmente arteriosclerotiche, N.d.A.) per il clima» – perché non ha fatto abbastanza per contrastare il cambiamento climatico: è stata la prima volta che un tribunale internazionale ha detto che uno Stato è obbligato a raggiungere gli obiettivi sul clima stabiliti dai trattati internazionali.(FdC)

CEDU: perché farne ancora parte?

La domanda è legittima anzi, sarebbe meglio chiedersi perché vi abbiamo aderito. Tutti i diritti umani sono già tutelati dalla nostra Costituzione, quindi perché accettare implicitamente la giurisdizione di un organo straniero sul nostro operato politico? Come per altre successive adesioni a organizzazioni internazionali (ONU, OCSE, Missione permanente presso la NATO, ecc.) ho l’impressione che, più dei reali interessi nazionali, abbia prevalso la smania di apparire di alcuni, troppi, singoli politici. Viste le implicazioni, soprattutto di carattere finanziario, ma anche di coerenza politica e di conciliabilità giuridica fra diritto nazionale e diritto internazionale, una revisione di tutte le nostre partecipazioni a organizzazioni sovrannazionali che le riducesse al minimo indispensabile, sarebbe più che opportuna. Ancorché utopica, purtroppo, vista la smania di internazionalismo che imperversa nella Berna federale. È vero, la CEDU non è l’UE, alla prima abbiamo aderito, alla seconda no. È tuttavia un tentacolo della stessa piovra, un tentacolo di cui faremmo volentieri a meno.

Parlando di inquinamento…

Pochi dati: con il suo 0,1% circa dell’emissioni globali di CO2, la Svizzera è fra i paesi più virtuosi al mondo. Secondo una classifica dei paesi meno inquinanti del sito «numbeo.com», si trova al decimo posto su 112, dietro a Finlandia, Islanda, Estonia, Svezia, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Austria e Danimarca. Per contare solo gli Stati membri dell’UE, facciamo meglio di Slovenia, Lituania, Portogallo, Germania, Lettonia, Croazia, Irlanda, Repubblica Ceca, Spagna, Slovacchia, Francia, Ungheria, Belgio, Grecia, Italia, Polonia, Romania, Bulgaria e Malta, in breve del 70% dell’UE. E ciononostante, la piovra di Bruxelles non perde occasione di fare la voce grossa pretendendo di calarci lezioni di ecologia e ambiente, ma anche di un sacco di altre cose che peraltro sappiamo fare meglio di lei. E purtroppo, trova in Svizzera numerosi interlocutori siano essi dei politici verdi o, come nel caso del ricorso alla CEDU, delle arteriosclerotiche e dementi «Anziane per il clima» che sarebbero state più utili con una vita lavorativa di 90 anni: almeno non avrebbero dovuto inventarsi delle assurde attività per riempire il vuoto del loro pensionamento.

Dov’è finito l’orgoglio svizzero?

Quell’orgoglio dettato dalla consapevolezza di essere i primi della classe in quasi tutti i settori della politica, unita ai successi economici sotto gli occhi di tutti, costruiti nei secoli, mattone dopo mattone, facendo di un paese quasi del tutto privo di materie prime, uno Stato leader riconosciuto e rispettato nel mondo. Una consapevolezza che, purtroppo, nella Berna federale non si trova più. Al punto che si è trasformata in smania di essere i primi della classe adottando dogmi e valori a noi estranei, solo perché convinti che, provenendo dall’estero, siano migliori dei nostri. Il mito esterofilo, un po’ come Alberto Sordi nel film «Un americano a Roma».

Quant’è bello subire…

Da anni, ormai, l’UE ci sta vessando con inammissibili ingerenze nella nostra politica interna, con pretese di denaro, di ripresa del diritto europeo e un sempre più marcato allineamento alle più grottesche trovate che i cervelli bacati della burocrazia di Bruxelles si inventano per giustificare la loro altrimenti inutile esistenza.  

E noi, a ogni sberla, porgiamo l’altra guancia. O peggio, a ogni sodomizzazione che subiamo, sculettiamo dicendo «che bello, che bello, ancora, ancora!».

La bilancia è a favore dell’UE

Infatti, contro un accesso al mercato interno europeo – peraltro garantito in gran parte dall’Accordo di libero scambio del 1972 – sul piatto della bilancia favorevole all’UE, non è poco quello che abbiamo messo: oltre ai miliardi «di coesione» che sembrano ormai diventati un diritto acquisito e a scadenza regolare, diamo uno sguardo solo alle strutture stradali transalpine. Il traffico nord-sud-nord attraverso il San Gottardo l’abbiamo garantito, INTERAMENTE A NOSTRE SPESE – con la rete autostradale e il traforo di 17 chilometri. E chi lo sfrutta in modo preponderante? Le compagnie di trasporto internazionali a una tariffa a dir poco modesta. Nel 2023 hanno attraversato il Gottardo circa 880’000 autotreni, alla faccia dell’iniziativa delle alpi che ne permetterebbe solo 650’000. Con un rapido conto della serva, vogliamo dire che almeno il 50% non ha targhe svizzere? Ma, secondo l’UE e i suoi burocrati, a inquinare saremmo solo noi. E adesso – speriamo più presto che tardi – sempre a nostre spese, costruiremo il secondo tubo, per la gioia dei trasportatori europei di cui una parte ci preferirà al Brennero per il quale sono sottoposti a una tassa.

Ma i cattivi siamo noi, che non facendo il necessario contro il crescente riscaldamento globale,  violiamo i diritti delle donne più anziane (chissà perché, dei maschi o delle donne giovani no).

Mi sovviene una canzone che avevamo dovuto imparare alle lezioni di musica dell’ormai remoto ginnasio di Locarno: «Svegliatevi dal sonno, o poltroni…». Mi sembra un appello più che sensato ai nostri governanti di Berna.

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