Gli over 65, capro espiatorio del panico collettivo

Mag 1 • L'opinione, Prima Pagina • 324 Views • Commenti disabilitati su Gli over 65, capro espiatorio del panico collettivo

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Nelle scorse settimane c’è stato chi ha gioiosamente applaudito alla decisione (entrata in vigore il 21 marzo e poi revocata il 14 aprile)  di vietare agli over 65 di andare a fare la spesa. Da diversi commenti letti qua e là, sembrava quasi che gli appartenenti a questa fascia di età fossero considerati i principali responsabili della diffusione del virus e che dunque fosse giustificato calpestare i loro diritti fondamentali e isolarli dal resto della società, non solo per il loro bene, ma anche per quello delle categorie d’età più giovani.

A chi la pensava così suggerisco di dare un’occhiata alle cifre riguardanti i casi positivi in Ticino, suddivisi secondo l’età, pubblicate nell’edizione del 24 aprile del Corriere del Ticino, alla pagina 6. Da quelle cifre risulta che nella fascia d’età fra i 20 e i 59 anni le persone contagiate, e dunque potenzialmente contagiose, sono state fino a quel momento 1’619, mentre nella fascia d’età fra i 60 e i 100 anni sono state 1’389 (di cui circa 440 “rinchiuse” nelle case per anziani e dunque non in circolazione).  E allora, chi sono i principali “untori”? Cosa direbbero i più giovani se la prossima volta che in nome del bene collettivo si dovessero prendere misure  limitative della libertà basate in modo discriminatorio sull’età, ad andarci di mezzo fossero loro? È poi vero che in caso di contagio gli “anziani” sono maggiormente a rischio rispetto ai giovani, ma ciò non è certo per colpa loro, e non è una buona ragione per isolarli tutti, magari per diversi mesi e contro la loro volontà, con  il pretesto di salvaguardare la loro salute.

Dalle tabelle pubblicate dal Corriere del Ticino si evince poi che, nei  dieci giorni intercorsi dal 14 al 23 aprile, quando il divieto di fare la spesa per gli 80’000 over 65 non era più in vigore, il numero dei contagi rilevati in Ticino si è praticamente dimezzato rispetto ai dieci giorni precedenti (quando il divieto vigeva già da due settimane), passando da 404 a 194. Ciò starebbe a dimostrare che non c’è alcun nesso causale fra l’andare a fare la spesa e la diffusione dei contagi: il divieto discriminatorio e illegale, di cui non risultano altri casi simili in Europa e forse nel mondo, non era insomma basato su dati scientifici, ma è stato solo il frutto di una deriva autoritaria e di un momento di panico che ha contagiato tutta la società, provocando una sorta di caccia all’untore “anziano” che, anziché unire i Ticinesi (“uniti ce la faremo” ripeteva il Consiglio di Stato…), li ha divisi .

A ulteriore dimostrazione del fatto che vietare di fare la spesa a un quinto della popolazione è stata una decisione sproporzionata in rapporto allo scopo, basti dire che quasi la metà dei 300 decessi dovuti al coronavirus è stata registrata nelle case di riposo, dove le povere vittime erano in isolamento da alcune settimane e certamente non erano state contagiate andando a fare la spesa …

È possibile, e anzi è probabile, che nelle prossime settimane, con la riapertura graduale delle attività economiche, la curva dei casi positivi ricomincerà a salire ma, per favore. non si prendano più come capro espiatorio gli over 65 che vanno a fare la spesa, perché andando a fare acquisti nei supermercati durante le fasce orarie raccomandate, rispettando le distanze sociali e le norme igieniche, ed eventualmente indossando la mascherina, è più facile incontrare Miss Mondo che non il coronavirus…

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