Frontalieri sempre peggio, per il Ticino?

Feb 23 • Dal Cantone, Prima Pagina • 44 Views • Commenti disabilitati su Frontalieri sempre peggio, per il Ticino?

Il numero di questi lavoratori, ormai, ha quasi raggiunto quota ottantamila e sembra che anche in futuro si assisterà a un regolare aumento degli stessi. I lacci e laccioli che la vicina repubblica italiana sta introducendo per tenere questa manodopera in patria, non sono altro che dei palliativi poco efficaci.

Per il Ticino il numero dei permessi G è troppo elevato e avere oltre il 30% di forza lavoro proveniente d’oltre confine, mentre la media svizzera dei frontalieri è attorno al 6%, non aiuta certo ad avere dei salari competitivi con quelli d’oltre Gottardo. Da notare che questa manodopera oggigiorno è impiegata per oltre il 60 % nel terziario! Settore che registra il 73 % dei disoccupati locali.

Ciò provoca pure un ribasso del salario mediano nel Cantone in confronto al resto della Svizzera. In Ticino abbiamo salari di franchi 5200 circa contro i 6400 d’oltralpe.

Un incentivo per mantenere la forza lavoro in patria, l’Itala l’ha introdotta con la tassa sulla salute cui alcune regioni hanno già annunciato di non far capo. Oppure il «nuovo» accordo fiscale che, dal luglio scorso, obbliga i nuovi assunti in Ticino a essere tassati nel loro paese. Inoltre, non si deve dimenticare che la nostra valuta, negli ultimi anni, è passata da un franco e 60 per un euro a 93 centesimi sempre per un euro, per cui il frontaliere, cambiando lo stipendio, vede un aumento degli euro che riceve.

Per la «tassa sulla salute per i frontalieri» venerdì 9 febbraio a Cannobio si è svolto un incontro fra frontalieri, sindacato e il senatore ossolano di «Italia Viva» (PD) Enrico Borghi.

La sala del Teatro Nuovo era stracolma di gente! All’assise erano pure presenti il sindaco della cittadina lacustre oltre ai rappresentanti dei sindacati OCST per il Sopraceneri: Luca Camone, Christian Fantoli e Diana Camenzind, mentre Marco Contessa, era presente quale responsabile nazionale frontalieri CSL. Così riporta il bisettimanale «Eco Risveglio» dello scorso 17 corrente. La nuova tassa, per i vecchi frontalieri, fa parte della legge 213 del dicembre scorso appartenente all’ultima Finanziaria del Governo Meloni. Si chiede, in parole povere, di contribuire al mantenimento del servizio sanitario nazionale italiano con una tassa annuale di cui ogni regione deciderà l’ammontare.

I sindacati, in modo compatto, hanno già espresso il loro no, pure il sindaco di Cannobio, comune che vanta oltre 1200 frontalieri, è contrario!

Pure il presidente di Regione Piemonte Alberto Cirio (Forza Italia) ha dichiarato che il contributo richiesto è inopportuno. L’importo dovrà situarsi fra un minimo di 30 e un massimo di 200 euro mensili.

Da noi l’Associazione delle industrie ticinesi (Aiti) ha chiesto al Consiglio federale elvetico di valutare se il contributo sanitario varato sia in conflitto con le disposizioni del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.

La risposta del Consiglio federale alla lettera dell‘Aiti dello scorso 11 gennaio, non si è fatta attendere. Scrivono i consiglieri federali Karin Keller-Sutter e Ignazio Cassis: «Già dall’autunno scorso i nostri rispettivi servizi seguono da vicino la tematica in questione.

A seguito dell’approvazione da parte del parlamento italiano, avvenuta a fine dicembre 2023, la nuova normativa è attualmente oggetto di un’analisi approfondita da parte dei servizi competenti. Qualora dovessero riscontrarsi della criticità agli accordi internazionali applicabili sul piano bilaterale tra Svizzera e Italia, possiamo assicurare sin d’ora che sarà nostra premura fare intervenire l’Ambasciata svizzera a Roma, così come i servizi competenti dell’Amministrazione federale nei confronti dei relativi ministeri italiani».

Sicuramente saranno tempi lunghi per una evasione del problema e siamo curiosi di  come andrà a finire. Basta che a rimetterci non sia poi il nostro povero Canton Ticino

FRG

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