Finché divorzio non vi separi

Set 20 • L'editoriale, Prima Pagina • 166 Views • Commenti disabilitati su Finché divorzio non vi separi

Eros N. Mellini

Un tempo, la formula cattolica del matrimonio religioso recitava: “… bla, bla, bla, … FINCHÉ MORTE NON VI SEPARI.” Una formula impegnativa, giustificata dal fatto che la Chiesa cattolica non ammetteva il divorzio. Nel rito matrimoniale moderno, mi sembra che questo impegno sia stato tolto, verosimilmente perché con la facilità con cui oggi le coppie si separano e divorziano, la frase aveva assunto un non so che di ipocrita. Non so se la società sia migliore da quando il matrimonio è stato ridotto al livello di un biglietto di viaggio per due persone che, al ritorno, si salutano e se ne vanno ognuno per la propria strada, ma sono sicuro che la formula “finché morte non vi separi” sia anacronistica e, sotto certi aspetti, anche pericolosa. Infatti, se la situazione fra i due coniugi si degrada nel tempo o addirittura subisce dei cambiamenti rilevanti, un ripensamento da parte dell’uno o dell’altro partner è senz’altro legittimo.

Facciamo un esempio: poniamo che, dopo anni di matrimonio, il marito scopra di essere omosessuale, e faccia il suo bravo “outing” – come si chiama oggi l’atto di proclamarlo urbi et orbi. Dovrebbe la moglie essere obbligata a rispettare l’impegno preso anni prima, nonostante la situazione non sia assolutamente più quella iniziale? Intendiamoci, non necessariamente si deve arrivare al divorzio, molte possono essere le ragioni per continuare a vivere sotto lo stesso tetto: eventuali figli, il mantenimento di una vita agiata che separandosi sarebbe a rischio, un rapporto saffico con la domestica per cui le cose possono andare avanti così al motto del “vivi e lascia vivere”. Comunque, chiunque abbia un minimo di buonsenso ammetterà che alla moglie debba perlomeno essere concessa la possibilità di scegliere in base a un rapporto di costi e benefici.

Accordi bilaterali: un matrimonio fra Svizzera e UE

Trasferiamo ora l’esempio in politica, nel caso specifico spostiamoci sugli accordi bilaterali fra Svizzera e UE. Una specie di matrimonio – anche se oggi sarebbe più corretto parlare di unione domestica registrata – contratto sulla base di una situazione che negli anni è andata cambiando. La situazione, ma non l’interpretazione dell’UE che è rimasta quella del marito padre/padrone che la moglie deve amare e onorare ma, soprattutto, cui deve obbedire.  Detto questo, abbiamo il marito – l’UE – che non solo ha fatto “outing” rivelando la sua vera natura, ma fa subire alla moglie ogni sorta di soprusi e di angherie (diritto di Schengen, libera circolazione delle persone, diritto sulle armi, miliardi di coesione, eccetera), forte del fatto che la coniuge (la Svizzera), ha preso sul serio il matrimonio e quindi accetta tutto senza eccepire. Ma in Svizzera c’è il divorzio, e quindi ci potrebbero essere degli atti di ribellione se si tira troppo la corda. I sintomi sono all’ordine del giorno – votazioni popolari che spesso sono in chiara opposizione ai voleri dell’UE, anche se una classe politica imbelle poi non le applica – per cui conviene correre ai ripari.

Accordo-quadro: il rinnovo del voto di matrimonio, ma “finché morte non vi separi”

Certe coppie lo fanno: dopo 10, 25 o 50 anni, rinnovano il voto del matrimonio. Anche l’UE lo vuole fare ma, a differenza degli umani, per i quali questa cerimonia ha un valore puramente simbolico e romantico, nel corrispettivo metaforico – l’accordo-quadro – l’UE vuole metterci la formula (per una svista dimenticata nel testo originale) “finché morte non vi separi” e renderla vincolante. Una specie di “Questo contratto annulla e sostituisce i precedenti” che renderebbe il divorzio impossibile. Saremmo obbligati a riprendere tutte le evoluzioni del diritto UE, anche quando sono contrarie alla nostra cultura e alle nostre tradizioni e ci sono decisamente indigeste. In altre parole, non solo dovremo accettare senza eccepire il fatto che “nostro” marito si scopra essere omosessuale ma, in ossequio alla perversa interpretazione che fa l’UE del vincolo matrimoniale, dovremo diventarlo anche noi. Se questo è il rinnovo del voto di matrimonio dopo 20 anni (1999 pacchetto di bilaterali I) , non oso pensare a cosa ci porterebbe il prossimo anniversario, che altro non potrebbe essere che la totale adesione della Svizzera all’Unione europea.

La conclusione di questa – forse bizzarra, ma pertinente – metafora non può essere che una sola: teniamoci stretto il diritto al divorzio! Senza l’accordo-quadro potremo sempre, di volta in volta, scegliere se adeguarci o no alle nuove condizioni. Sottoscrivendo questo trattato coloniale, invece, il diritto matrimoniale svizzero ricadrà nei secoli bui: l’impegno della moglie ad amare e onorare il marito ma, soprattutto a obbedirgli, “finché morte non vi separi”.

Un’ultima osservazione

Da parte svizzera, i partiti che vogliono rinnovare il voto di matrimonio con l’UE – ossia che sostengono l’accordo-quadro – sono PS, PLR, PPD, PBD, Verdi e Verdi liberali. Sono questi i partiti disposti anche a cambiare sesso pur di seguire l’UE nel suo “outing”. Elettrici ed elettori: voi che siete la linfa vitale di questi partiti, ricordatevene il prossimo 20 ottobre!

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