Felice anno nuovo ai gatti neri

Gen 13 • L'opinione, Prima Pagina • 38 Views • Commenti disabilitati su Felice anno nuovo ai gatti neri

2024: anno bisesto? «Gli artefici del nostro destino siamo noi stessi; toccare ferro o legno serve solo a illuderci!»

Un’ equazione da memorizzare: superstizione = ignoranza. Viviamo in un’epoca in cui la scienza, giornalmente, dà delle risposte, risolve problemi che ieri sembravano insolubili e schiude nuovi orizzonti. Le conquiste della scienza, in contrapposizione a ciò che poteva sembrare irraggiungibile, avanzano e a contrastarle rimane un unico retaggio, difficile da estirpare: la lotta al progresso che purtroppo si manifesta ancora in svariati gremii e ambienti.

Nel passato molti uomini di scienza hanno pagato duramente questo ardire. Quando non sono stati immolati sui roghi, hanno subito l’onta della gogna, il dileggio, la derisione e il disprezzo che a volte può essere peggiore della morte. È stato estremamente duro da compiere il percorso che ha permesso a uomini di scienza illuminati, di abbattere ostacoli che sembravano insormontabili. Poi, la ragione ha prevalso e quelli che ieri erano considerate eresie da combattere con il ferro e con il fuoco, oggi sono accettate e convalidate da risultati tangibili difficilmente confutabili. Il «tarlo» della superstizione oggi è ancora assai radicato nella nostra società. Sicuro retaggio dell’antichità, questa «sapienza» del passato riesce ancora a condizionarci e ciò anche al cospetto del progresso, della tecnologia e delle scoperte scientifiche.

Scienza e progresso sono purtroppo ancora confrontati con la superstizione e i suoi nefasti dogmi, che riescono ancora a condizionare e determinare il comportamento della gente: una scala aperta, sotto la quale è sconsigliabile transitare. Il canto di una civetta. L’incrociare un gatto nero. A volte un numero, ritenuto nefasto e foriero di immani sfortune.

C.G.Jung, definisce il motto «volere è potere», la superstizione dell’uomo moderno. «In principio – scrive – era l’azione. Le azioni non furono mai inventate, ma semplicemente compiute; i pensieri, d’altra parte, costituiscono una scoperta relativamente recente dell’uomo. Dapprima egli era spinto all’azione da fattori inconsci e solo dopo molto tempo cominciò a riflettere sulle cause da cui era stato mosso; infine c’è voluto un periodo di tempo ancora più lungo prima che egli arrivasse all’idea assurda di essere stato spinto ad agire dai propri impulsi soggettivi, essendo la sua mente incapace di identificare qualunque altra forza stimolante al di fuori della propria. L’idea che una pianta o un animale si inventino da soli ci fa ridere, eppure molti credono che la psiche o la mente si siano inventate da sé e che abbiano creato la propria esistenza». (fdc)

La superstizione, questo oscuro fenomeno senza tempo che ancora oggi annovera non pochi adepti e altrettanti operatori (maghi, maghe, veggenti, cartomanti) e un florido commercio – fare un inventario dell’oggettistica non è impresa da poco – ha da sempre suscitato l’avversione dei filosofi.

Il loro atteggiamento nei confronti della superstizione si può riassumere con questa affermazione: «Quasi tutto ciò che va oltre l’adorazione di un essere supremo».

La superstizione, dura a morire, è la reazione che si manifesta per contrastare l’ansia esistenziale, le paure dell’inconscio, l’angoscia che nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e della propria fragilità. L’antidoto per combatterla è la ragione, la razionalità. Fiaccole ideali per illuminare le menti contro i pregiudizi delle religioni e le superstizioni che contribuiscono a limitare la libertà dell’individuo. Non saremo mai liberi fintanto che saremo condizionati da questi atavici impedimenti che possono limitare i nostri orizzonti culturali.

La superstizione è altresì l’artefice di quella che è tristemente conosciuta come la «caccia alle streghe» protrattasi fin oltre il 700 con episodi che non hanno di certo risparmiato le nostre contrade. Un vero e proprio sterminio, perpetrato soprattutto contro le donne, a volte condannate solo per la loro avvenenza. Pagine lorde di sangue scritte da fanatici, e concupiscenti inquisitori.

Possiamo definire la superstizione come una forma di dipendenza, alla quale è difficile sottrarsi. Per poterlo fare bisogna sgombrare la mente, sfatare miti e tabù, diffidare dei troppi «guru», falsi profeti e di un sempre agguerrito esercito di ciarlatani che non arretrano nemmeno di fronte a situazioni, tragedie, disgrazie che rendono estremamente vulnerabili coloro che ne sono colpiti, indebolendone le difese e rendendoli schiavi e succubi di pratiche che appartengono ai periodi più bui dell’umanità. Quindi, lasciamo in pace i gatti neri anche se ti attraversano la strada: significa soltanto che stanno andando da qualche parte.

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