Echi dal Gran Consiglio

Nov 27 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 15 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Mozione del gruppo UDC

Fase 2: le cose da non fare per il bene dell’economia

La scorsa settimana il governo ha voluto incontrare i responsabili dei partiti di governo. A quell’incontro nessuno dell’UDC è stato invitato, non facendo parte dei partiti di governo. Ci fa piacere che il governo abbia coinvolto maggiormente i politici rispetto alla prima fase del Covid 19.

Pur non avendo partecipato all’incontro, la nostra responsabilità per il bene comune ci spinge a formulare al governo e ai partiti di governo, attraverso questa mozione, alcune proposte, o meglio regole di riferimento, da inserire nel piano per affrontare la cosiddetta Fase 2 e speriamo presto la fase di post Corona virus.

Il primo pacchetto di misure intraprese nell’emergenza della Fase 1 è stato sottoposto al parlamento e sono all’ordine del giorno della seduta XXIV del 23 novembre 2020.

Ora, in questa Fase 2, le decisioni che ci vogliono devono essere giuste, efficaci ed efficienti. Non perché c’è stato e c’è il virus; ma perché sono giuste per sé. Sono necessarie per ridare spinta a questo cantone che, già prima del virus, si trovava su una dinamica economica di forza di inerzia che andava riducendosi di stagione in stagione (declino sicuro, che sia anche controllato come alcuni affermano abbiamo dei dubbi…).

Sappiamo che il Covid 19 ha danneggiato la nostra economia e fortemente frenato il processo di crescita. Il lockdown ha comportato sacrifici economici e sociali per tutti, ai quali si è potuto parzialmente rispondere con una miriade di decisioni urgenti e con gli ingenti mezzi approvati dal governo.

Siamo però anche convinti che, oltre a dire cosa e come il rilancio deve essere strutturato, in questa Fase 2 dobbiamo fermamente, ribadire anche quali sono gli errori da non commettere:

  • Lasciare le norme dello stato di necessità così come sono; procedere invece secondo le indicazioni della nostra IG 703 “Lo stato di necessità quando è necessario”
  • Impedire al mercato di fare la naturale selezione, con misure economiche di accanimento terapeutico; evitiamo di tenere in vita artificiale attività bollite e ditte stracotte.
  • Stravolgere la rete di aiuti sociali svizzeri con invenzioni comuniste; evitiamo idee economicamente deleterie e socialmente devastanti quale il reddito di residenza o affini.
  • Sprecare aiuti finanziari/sussidi/investimenti, i soldi degli altri, a pioggia di tipo congiunturale, anziché per la trasformazione strutturale.
  • Abbandonare l’equilibrio finanziario cumulando deficit; i debiti di oggi sono le imposte di domani (peso sulla prossima generazione e peso sulle aziende).
  • Allargare, con la scusa dei fondi di rilancio, l’intromissione dello Stato e della burocrazia nelle decisioni imprenditoriali private.
  • Sottovalutare gli effetti negativi e le distorsioni nel mercato del lavoro ticinese per i lavoratori residenti e i giovani in formazione.

Per il gruppo UDC:

Sergio Morisoli, Paolo Pamini, Roberta Soldati, Daniele Pinoja, Edo Pellegrini

Interpellanza

Roberta Soldati
Deputata UDC in Gran Consiglio

Edo Pellegrini, presidente UDF Ticino, Deputato in Gran Consiglio

Ingiustificata disparità di trattamento in essere fra i vari Circoli medici del Cantone nel versamento delle indennità ai medici che prestano picchetto

La legge sanitaria demanda l’organizzazione del servizio medico di picchetto all’Ordine dei medici  (OMCT) (art. 30a cpv. 2 LSan).

Il 21 ottobre 2020, il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento concernente il servizio di picchetto medico notturno e festivo adottato il 25 marzo 2020 dal Consiglio direttivo dell’OMCT, che entrerà in vigore, fatto salvo il termine di ricorso, con effetto retroattivo al 1° ottobre 2020.

Il picchetto prestato dai medici è fondamentale per il buon funzionamento del servizio.

Il regolamento sancisce che il servizio è organizzato dai circoli medici e che il picchetto costituisce un obbligo professionale e legale per i medici.

Il suddetto regolamento prevede che l’organizzazione del servizio medico di picchetto venga finanziato: (1) mediante il versamento di un contributo sostitutivo da parte dei medici che vengono dispensati per i motivi previsti all’art. 9.3, al rispettivo circolo di appartenenza; (2) mediante un eventuale indennizzo versato dal cantone (art. 13.1); (3) mediante la facoltà data ai comitati dei circoli di concludere delle convenzioni con gli enti interessati del rispettivo comprensorio (13.2).

In relazione al finanziamento del servizio va precisato che, fino al 2004, veniva riconosciuto dal Dipartimento all’OMCT, mediante un’apposita base legale (v.art. 69 cpv. 4 LSan), un indennizzo per le spese di organizzazione di questo servizio. La legge attualmente in vigore prevede che non vi sia alcun obbligo da parte dell’ente pubblico (cantone o comuni) di partecipare e/o intervenire a copertura di tali costi.

Alcuni circoli medici hanno tuttavia già in essere con dei comuni, delle convenzioni che prevedono il versamento di un contributo per le spese per l’organizzazione della guardia medica (es. la cttà di Lugano versa al rispettivo circolo Fr. 1.- per abitante, i comuni della regione del Malcantone hanno anch’essi concluso una convezione con il circolo medico di Lugano).

Laddove ci sono delle convenzioni in essere, i medici appartenenti a questi circoli percepiscono attualmente di principio un’indennità per il picchetto, mentre che quelli appartenenti ai circoli del Bellinzonese, Locarnese o Mendrisiotto, dove non sono state concluse delle convenzioni, non ricevono nulla.

La disparità di trattamento in essere nel versamento delle indennità di picchetto è, oltre che iniqua, inaccettabile. Addirittura, in questa seconda ondata di pandemia è stato istituito un “doppio picchetto”.

Senza contare che, per altre categorie di professionisti nel ramo sanitario, è dato per acquisito un indennizzo per i picchetti prestati.

Per queste ragioni, si chiede al lodevole Consiglio di Stato:

  1. Nell’esame del nuovo regolamento concernente il servizio di picchetto medico notturno e festivo dell’OMCT, ci si è soffermati sulla questione delle indennità a favore dei medici che prestano picchetto? Se no, per quale motivo?
  2. Non ritiene il Consiglio di Stato, a maggior ragione in questo periodo di pandemia, dove i medici sono sotto pressione con massacranti turni di picchetto, di dover intervenire presso l’OMCT per ristabilire immediatamente una parità di trattamento nel versamento delle indennità su tutto il territorio cantonale?
  3. Nel nuovo regolamento viene detto che “l’OMCT incassa l’eventuale indennizzo riconosciuto dal cantone per l’organizzazione del servizio”. Come intende il cantone riconoscere un indennizzo senza base legale? (il v.art. 69cpv.4 LSan, lo prevedeva, ma esso è stato abolito).

Il Consiglio di Stato non ritiene che il versamento di un eventuale indennizzo all’OMCT debba essere condizionato al rispetto della parità di trattamento nel versamento delle indennità di picchetto fra tutti i medici appartenenti ai vari circoli presenti su tutto il territorio cantonale? 

 

Roberta Soldati e Edo Pellegrini (primi firmatari)

Lara Filippini, Sergio Morisoli, Tiziano Galeazzi, Daniele Pinoja

Interpellanza

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio

Sordomuti e il problema di comunicare con la mascherina: a quando una soluzione?

Chi ha vista, udito e voce intatti a volte non dà sufficientemente peso alla loro importanza.

Quello che un tempo era visto come un handicap che impossibilitava la persona a svolgere una vita “normale”, oggi è visto come un limite assolutamente superabile anche grazie alla tecnologia.

Poi, però, è arrivato il Covid-19 alle nostre latitudini e, se all’inizio portare la mascherina era una scelta per ognuno di noi, ora è un obbligo e come tale limita fortemente non tanto chi come me può sentire e parlare, ma chi invece non può farlo.

Certo, la Federazione svizzera dei sordi aveva già pubblicato ad aprile un flyer e un video con cui spiegava ai professionisti e al pubblico in generale come comunicare con le persone sorde quando indossano una mascherina.

Si sono anche attivati con un servizio per la traduzione dei linguaggi dei segni via Skype, Zoom, Whatsapp, ecc., ma è un servizio chiaramente che non può soddisfare tutte le domande e il problema resta nel quotidiano: quando si va a fare la spesa, in farmacia, in posta, in ospedale, a scuola, ecc.

Sta di fatto che in Ticino abbiamo circa 800 sordi, in Svizzera 10mila e, se si contano anche i deboli d’udito, arriviamo a un milione; aiutarli a comunicare con chi non ha questi handicap invisibili è il minimo.

Chiedo dunque al lodevole Consiglio di Stato di rispondere alle seguenti domande:

– La mascherina trasparente che è stata proposta dalla Federazione svizzera dei sordi in Ticino è adatta allo scopo?

-Se la risposta precedente è negativa: è stata individuata – in alternativa – sul mercato una mascherina trasparente adatta alla situazione attuale? Da chi verrà approvata?

– Se fosse già stata individuata, o fosse in fase di produzione (cantonale o nazionale), quando sarà immessa in commercio e quale sarà la sua fascia di prezzo? Dove si potrà acquistare la mascherina trasparente certificata?

 

Lara Filippini

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