Echi dal Gran Consiglio

Giu 10 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 172 Views • Commenti disabilitati su Echi dal Gran Consiglio

Lara Filippini

Interrogazione

Dietisti, nutrizionisti riconosciuti e il sottobosco di pseudo professionisti che mettono in pericolo la salute pubblica: quali controlli da parte del Cantone?

«7Kg in 7 giorni», chi non si ricorda alle nostre latitudini il famoso film di Carlo Verdone e Renato Pozzetto del 1986? Questo film permane essere ancora oggi l’emblema di come la nostra generazione non solo sia in perenne lotta contro i Kg di troppo e disposta a tutto pur di perderli, ma anche purtroppo pronta, per raggiungere questo obiettivo, ad affidarsi a gente per nulla qualificata per supportarli in un percorso di dimagrimento. Qui i protagonisti di quella che oggi non esiteremmo a definire truffa, con un semplice slogan – che dà appunto il titolo al film – riescono a far confluire clienti disposti a pagare profumatamente il percorso che in soli sette giorni dovrebbe condurli a raggiungere il peso forma ideale.

La vita non è un film, ma a volte ci dà lo spunto, come la recente sentenza del Tribunale Federale[1] sulla biologa nutrizionista che voleva esercitare nel nostro cantone come dietista, per interrogarci se anche in questo settore tutto vada bene.

Qui non si tratta unicamente di libera impresa – non sono di certo contraria a un po’ di sana concorrenza in vari settori – ma di capire, perché chi opera in un settore tanto delicato come la salute alimentare (ivi comprese le altre patologie legate all’alimentazione) non debba passare, per modo di dire, le Forche caudine fornendo al Cantone la documentazione necessaria per operare in tale campo.

Per aprire il proprio studio i dietisti/nutrizionisti riconosciuti (secondo l’art.50a OAmal)[2], devono prima aver svolto un lungo periodo di tirocinio in ospedale per poi operare privatamente, fornendo tutta la documentazione utile a ricevere l’attestato di libero esercizio della professione da parte del Cantone[3].

Un altro aspetto di non poco conto è la limitata possibilità per legge per i dietisti/nutrizionisti riconosciuti (con un percorso di laurea svizzera o equipollente) di poter farsi conoscere[4] e soprattutto di poter mostrare che il preconcetto «diestista/nutrizionista = non ti fanno mangiare nulla», non è affatto vero.

Quindi, proprio per la facilità di aprire un’impresa – una semplice Sagl[5] con 20’000.- CHF – non dovendo sottostare ad alcuna verifica sui titoli di studio, non avendo alcun tipo di controllo da parte del Cantone della conformazione dello studio e non avendo altresì alcun codice etico[6] come i professionisti del settore, è quasi scontato che, persone con disturbi alimentari di vario genere, finiscano nelle mani di pseudo professionisti che si «vendono» per tali.

Quest’ultimi, oltre a promuoversi – tramite la propria pagina web o attraverso i più disparati social network (Facebook, Instagram, TikTok, ecc.), in maniera assai accattivante come nel film di Verdone e Pozzetto – attirano più facilmente persone disposte a tutto pur di dimagrire. I nostri professionisti invece, imbrigliati in una rete a tutela (giustamente!) del paziente e pur essendo riconosciuti dalle casse malati (!) – fattore a cui a mio avviso si dovrebbe dar maggior risalto – si trovano viceversa sempre più confrontati con persone che escono da percorsi di dimagrimento di questi improvvisati dietologi/nutrizionisti, personal trainer, coach di vario genere, portandosi dietro nuove patologie, a volte, anche è bene dirlo, irreversibili.

Oltretutto, questi pseudo professionisti, per legge non potrebbero consigliare pazienti malati (es. obesi, diabetici, ecc.) nell’intraprendere una determinata dieta che non sia «cucita» su misura del paziente e sul suo stato di salute. La realtà è che non esitano ad asserire di poter formulare ogni tipo di percorso dimagrante, alimentativo, rieducativo alimentare e fisico e le persone, purtroppo, a fronte di immagini seducenti, spesso e volentieri, ci credono.

Certo si potrebbe addurre che, essendo libera impresa, sta al «paziente» doversi informare – e in parte è vero – ma se per aprire la propria azienda di cure a domicilio, correttamente, il cantone prevede che vengano forniti tutti i certificati, ci si domanda quali siano invece i certificati da esibire e i controlli verso queste aziende di imprenditori che si improvvisano dietisti/nutrizionisti, ma ribadiamo senza nessuna reale e riconosciuta certificazione.

Con la presente interrogazione chiedo al Consiglio di Stato di voler rispondere alle seguenti domande:

a) Il Consiglio di Stato è al corrente dell’attività di questi dietisti/nutrizionisti non qualificati? 

b) Se sì, come giustifica la loro presenza in netto contrasto – anche per i controlli effettuati – con i professionisti certificati per legge? 

c) Come giustifica la pubblicità offerta da queste aziende in contrasto con il divieto di fare altrettanto imposto ai professionisti qualificati? 

d) Cosa intende fare il Consiglio di Stato affinché sia applicata la legge? Si intende procedere a controlli preventivi (e retroattivi) quando viene aperta una Sagl nel campo della salute come già avviene ad esempio per gli igienisti dentali a domicilio (ivi compresi eventuali dipendenti)? 

e) Il Consiglio di Stato ha già intavolato – o intende farlo – una discussione con l’Associazione Svizzera delle-dei Dietiste-i (ASDD) sezione Ticino in merito a quanto sopra esposto?

 

 

[1] https://www.bvger.ch/bvger/it/home/giurisprudenza/entscheiddatenbank-bvger.html

[2] https://svde-asdd.ch/per-nostri-membri-di-lingua-italiana/professione-dietista/il-label-dietista-asdd/

[3] https://www4.ti.ch/dss/dsp/us/sportello/procedure-per-le-autorizzazioni-di-libero-esercizio/

[4] https://www4.ti.ch/dss/dsp/us/informazioni-utili/indicazioni-in-merito-alla-pubblicita/

[5] https://www.kmu.admin.ch/kmu/it/home/consigli-pratici/costituire-una-pmi/costituzione-d-impresa/scegliere-una-forma-giuridica/sagl.html

[6] https://svde-asdd.ch/per-nostri-membri-di-lingua-italiana/professione-dietista/etica-professionale-e-deontologia/

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