Echi dal Gran Consiglio

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Il PLR affonda la deducibilità fiscale dei premi di cassa malati per famiglie: così i ticinesi perdono 700 fr per ogni persona a carico.  

Per colpa del PLR, il Gran Consiglio ha bocciato il compromesso alla legge tributaria (IE526) proposto da Paolo Pamini e Maurizio Agustoni, che avrebbe permesso alle famiglie ticinesi di dedurre fino a CHF 700 l’anno per figlio o persona a carico, se spesi per premi di cassa malati. Mentre PPD e Lega hanno sostenuto il compromesso in tal senso, tra l’altro già garantito a livello federale, il PLR ha nuovamente dimostrato che non gli interessa aiutare le famiglie ticinesi colpite dai premi di cassa malati. Per loro non è mai la proposta giusta, non è mai il momento giusto.

La proposta era un compromesso molto cauto, formulato in Commissione gestione e finanze dal rappresentante UDC Paolo Pamini. Inizialmente, davanti al continuo aumento dei premi di cassa malati che strozzano i contribuenti del ceto medio ticinese, il 15 ottobre 2018 l’UDC Ticino aveva proposto di
raddoppiare le soglie della loro deducibilità fiscale (IE526). Proprio come aveva fatto Marco Chiesa in Consiglio Nazionale.

La proposta non piaceva agli altri partiti perché avrebbe lasciato troppi soldi nelle tasche dei contribuenti. Così, dopo varie discussioni in commissione, è nato il compromesso focalizzato alle famiglie con figli, che non avrebbe fatto mancare al Cantone più di CHF 3.3 mio. (a fronte di un budget annuo che ormai supera i CHF 4 miliardi!). PPD e Lega hanno ragionevolmente sostenuto questo modesto compromesso. Il PLR si è invece allineato – ancora una volta – con la sinistra composta da Verdi, PS, Più Donne e Comunisti. Addirittura l’MPS di Matteo Pronzini non ha osteggiato la proposta!

Le elettrici e gli elettori ticinesi dovrebbero ricordarsi di chi li difende in aula. Il PLR ormai è in tutto e per tutto il partito dello Stato e della spesa pubblica, per l’ennesima volta andato a braccetto con i socialisti. Oggi, il “nuovo corso” del PLR non si è ancora visto.

Sergio Morisoli Capogruppo UDC in Gran Consiglio

Paolo Pamini
Deputato in Gran Consiglio

Mozione

Potenziamo i punti di incontro per agevolare il diritto dei bambini di poter incontrare il proprio genitore (papà o mamma) non affidatario del 18 dicembre 2020

La Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia sancisce il diritto alla salvaguardia e al benessere del fanciullo. In esso è incluso il diritto di intrattenere una relazione personale con entrambi i genitori.
Non di rado, a causa di problematiche e conflitti familiari (il cui merito non ci concerne), le autorità giudiziarie e amministrative (ARP) intervengono adottando delle misure che limitano fortemente il diritto di visita fra il bambino e il genitore non affidatario. Spesso, in queste decisioni, viene imposto l’obbligo di esercitare il diritto di visita presso un punto di incontro o, rispettivamente, laddove la conflittualità genitoriale è tale, viene sancita la consegna e riconsegna del minore presso questo istituto.
Sul territorio del nostro Cantone sono attivi diversi punti di incontro che svolgono un ottimo lavoro. Essi fanno il possibile per poter far fronte alle numerose richieste e pianificare il maggior numero possibile di appuntamenti per permettere ai bambini di incontrare il genitore non affidatario.
Queste strutture sono tuttavia confrontate con dei limiti: sia dal profilo del personale (rispetto dei turni di lavoro e vacanze), sia logistico, poiché il numero di locali a disposizione per permettere gli incontri genitore-figlio non sono molti (rispetto delle privacy delle singole fattispecie).
Un altro limite è certamente quello della fascia temporale durante la quale il servizio può essere effettivamente attivo. Infatti, dal momento in cui il bambino incomincia a frequentare la scuola, compatibilmente con gli orari di lavoro del genitore, l’esercizio del diritto di visita deve per forza di cosa avvenire entro una determinata fascia oraria.
Questi limiti possono costituire un deterrente per l’incremento della durata e della frequenza dei diritti di visita. Non di rado viene imposto che l’incontro sia limitato a 1 ora soltanto ogni 15 giorni e tale modalità resta invariata per numerosi mesi (fino ad arrivare anche a un anno). A conti fatti, persino certi carcerati vedono più spesso i loro figli.
Ciò viola arbitrariamente il diritto del minore a intrattenere un rapporto equilibrato e costante con il proprio genitore (padre o madre). Un buon rapporto con entrambi i genitori costituisce uno dei pilastri fondamentali per uno sviluppo psico-fisico equilibrato e armonioso del bambino. Anche durante le prossime festività di Natale (compatibilmente con le restrizioni della pandemia in corso) ci saranno dei bambini che non potranno incontrare il papà o la mamma e trascorrere con loro del tempo.

Mediante la presente Mozione, si chiede al Consiglio di Stato, di voler attivarsi al più presto per:

1 – fare un’indagine presso tutti i punti di incontro presenti sul territorio ticinese per raccogliere i seguenti dati: numero dei diritti di visita che vengono esercitati presso la struttura, la loro durata e fasce orarie; numero dei servizi di accompagnamento e riconsegna dei minori presso la struttura, tempo impiegato per espletare questo servizio e fasce orarie. L’indagine deve essere effettuata sull’arco degli ultimi 4 anni. Cìò permetterà di comprendere l’evoluzione delle casistiche.
2 – pianificare un potenziamento dei punti di incontro (anche mediante una differenziazione dell’offerta dei due servizi – esercizio effettivo del diritto di visita presso la struttura e quello di consegna e riconsegna del minore), ipotizzando altresì, per un contenimento dei costi, una collaborazione con altre strutture e servizi già esistenti sul territorio (es. coinvolgimento dell’assistente sociale comunale o enti privati).

Roberta Soldati
Deputata UDC in Gran Consiglio

Lara Filippini, Tiziano Galeazzi, Sergio Morisoli, Paolo Pamini, Edo Pellegrini, Daniele Pinoja

 

Interrogazione

Riciclo plastiche: le soluzioni attuali sono così ecologiche ed economiche?

Le plastiche sono una parte importante del carico dei rifiuti che immancabilmente sull’arco dell’anno vien prodotta nell’economia domestica privata e nel tessuto produttivo economico.

Il fatto di poter separare e riciclare le plastiche, da decenni, fa parte di una politica maggiormente ecologica e nel nostro Cantone questa linea introdotta dal Dipartimento del Territorio (DT) e dai Comuni è stata ben accolta e apprezzata dalla popolazione. Vi sono plastiche e plastiche tra cui il PET, PE, PP e molti altri derivati che vengono separati, smaltiti e in parte riciclati.
La raccolta di questi materiali viene eseguita da poche aziende. Solo in pochissimi casi le operazioni più importanti, quelle di selezione, vengono effettuate sul nostro territorio, mentre in generale pare che le plastiche siano gestite diversamente e trasportate su gomma fuori Cantone a centinaia di chilometri dal Ticino e dalla Svizzera.

Da informazioni che abbiamo potuto raccogliere, i contenuti del “Sammelsack” – sistema usato in molti Comuni ticinesi – dopo la raccolta dei materiali in Ticino, hanno come prima tappa temporanea il Canton Turgovia, per poi essere trasportati verso l’Austria, mentre un’altra parte non ben quantificata finisce altrove, nell’area UE e in Asia. Questo processo cozza con una linea di smaltimento ecologica, già solo per il fatto che il tutto viene trasferito a centinaia di chilometri con mezzi di trasporto su gomma. Risulta pure che almeno il 50% del materiale plastico viene “eliminato-bruciato” in cementifici proprio fuori dai confini elvetici, dove in apparenza non sono presenti sufficienti filtri per i fumi emanati, al contrario dei termovalorizzatori.

Il “Sammelsack” è fornito e gestito dalla succursale RS Recupero Materiali SA e in seguito dalla ditta InnoReciycling AG. Attraverso un sacco dal costo indicativo di CHF 2.50 cadauno a carico del singolo cittadino (a Bellinzona il sacco costa CHF 2.15 al cittadino perché CHF 0.35 vengono finanziati dal Comune) sono raccolte tutte le plastiche miste (incluso il PET). Nel dettaglio, dopo averlo raccolto, il materiale in sacchi viene trasportato a Bironico (ditta RS Recupero Materiali) dove viene unicamente pressato per il trasporto (ancora misto a scarto) e in seguito convogliato a Eschlikon (TG) dove viene scaricato e ricaricato su altri camion per essere trasportato in Austria, dove è presente un impianto di separazione (di cui dispongono anche aziende ticinesi). Infine, viene separato – e una parte non ben definita ritorna in Svizzera per poter essere riciclata – e di nuovo trasportato verso altri utilizzatori (apparentemente il riciclo va dal 30% al 50%), mentre il restante 70% – 50% viene bruciato in cementifici europei oppure viene esportato in Asia, senza alcuna ulteriore tracciabilità né controllo. Tutto questo ciclo implica in media di circa 700 km di percorso con camion su gomma (escluso il trasporto in Asia e resto dell’UE), unicamente per giungere nel luogo di commercializzazione e non di riutilizzo finale, senza tracciabilità.
Inoltre questo sistema di raccolta implica costi molto elevati (circa CHF 1’000 alla tonnellata).

Sembra quasi un’assurdità, da una parte si vuole proteggere l’ambiente, ridurre il materiale plastico riciclandolo, mentre dall’altra, lo sforzo ecologico viene vanificato con queste operazioni e con costi non indifferenti. Quest’ultimi ovviamente vanno a ricadere sul cittadino che, convinto delle sue proprie buone azioni nel contribuire alla tutela dell’ambiente, non conosce la destinazione finale del prodotto, spesso scartato piuttosto che riciclato.
Questa situazione non è certamente imputabile al Cantone e forse neppure ai Comuni, ma solo a una scarsa conoscenza e approfondimento del tema della raccolta delle plastiche lungo tutta la filiera, dal cittadino alla rivalutazione del materiale. A onor del vero, risulta che il DT non abbia mai dato il suo benestare a un sistema specifico, la scelta adottata nei diversi Comuni è frutto delle valutazioni dei singoli Esecutivi.
La competenza per determinare quale sia il miglior sistema di raccolta delle plastiche (criterio ecologico ed economico) è e deve restare dei Comuni. Il Cantone, magari attraverso l’Azienda Cantonale dei Rifiuti (ACR), potrebbe fungere da consulente sul tema, così da mettere i Comuni nelle condizioni di scegliere la miglior soluzione ambientale ed economica.

Alla luce di queste informazioni, chiediamo al lodevole Consiglio di Stato:

A. Può confermare che una gran parte dei rifiuti plastici, in questo caso quelli del sistema Sammelsack, attraversa il Gottardo e la Svizzera in direzione dell’Austria e del continente asiatico? (con il processo descritto precedentemente)

B. Corrisponde al vero che una parte importante di queste plastiche viene usato come combustibile per la fornitura di energia di impianti, in particolare cementifici?

C. Esistono aziende in Ticino che siano in grado di separare, trattare e valorizzare le plastiche limitando gli spostamenti su gomma rispetto a quelli messi in atto da InnoRecycling AG? Se Sì, attraverso quali processi e a quali costi? (per tonnellata di plastica)

D. Gran parte dei materiali riciclabili (vetro, carta, ferro, alluminio, inerti ecc.) viene trasportato in Italia, normalmente in Lombardia, perché le plastiche in gran parte vanno invece in Austria e dunque percorrono distanze maggiori?

E. L’operazione di trasporto oltre Gottardo e oltre i confini nazionali, quanto costa sull’arco dell’anno al Cantone, ai Comuni e ai contribuenti attraverso le varie tasse causali?

F. Alcuni Comuni lamentano poca chiarezza sul tema del riciclaggio delle plastiche, soprattutto su quale possa essere il sistema più ecologico, ma anche economicamente sostenibile. Il Cantone ha intenzione di emanare delle chiare raccomandazioni all’indirizzo dei Comuni?

Tiziano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio

Lara Filippini, Roberta Soldati, Paolo Pamini, Edo Pellegrini, Daniele Pinoja,

Fabio Schnellmann (PLRT), Marco Bertoli (PLRT), Anna Biscossa (PS), Nicola Corti (PS), Nicola Schönenberger (I Verdi), Claudia Crivelli Barella (I Verdi), Tamara Merlo (Più Donne)

 

Iniziativa parlamentare generica

Modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria

Da più parti emerge la necessità di attuare un cambiamento sulla modalità di nomina dei magistrati.

Nel sistema attuale la competenza per l’elezione dei magistrati è demandata al Gran consiglio sulla base di un Rapporto allestito dalla Commissione di giustizia e diritti sottoposto al plenum (art. 7 LOG).

Le nuove candidature vengono sottoposte alla Commissione di esperti, la quale  formula un preavviso scritto all’attenzione della Commissione di giustizia e diritti (art. 5 LOG).

Il preavviso deve pronunciarsi sull’eleggibilità dei candidati e motivare in modo circostanziato l’idoneità degli stessi rispetto alla specifica funzione indicata nel bando di concorso.

L’art. 6 cpv. 2 LOG dispone che la Commissione di esperti possa raccogliere informazioni sui candidati o fare capo a consulenze esterne.

Se da una parte la valutazione delle conoscenze giuridiche e l’esperienza professionale maturata nel corso degli anni dai candidati può essere esaminata in funzione del curriculum, diplomi, certificati e mediante una raccolta di informazioni presso i precedenti datori di lavoro o autorità, la valutazione delle attitudini personali è certamente più laboriosa e specifica.

Rispetto al passato, i magistrati sono  confrontati con una maggiore mole di lavoro e chiamati ad affrontare fattispecie sempre più complesse e difficili da gestire, anche da profilo umano.

L’approccio nei confronti del lavoro, le responsabilità, la resistenza, la gestione dello stress, l’empatia, e altre attitudini personali, diventano vieppiù importanti e determinanti per l’assunzione di una carica. Queste competenze costituiscono un elemento importante nella valutazione dei candidati in vista della nomina e avranno importanti ripercussioni sul buon funzionamento della giustizia.

La legge attuale prevede unicamente “la possibilità di fare capo a consulenze esterne”.

Per poter disporre di una valutazione più completa della candidata/o dovrebbe divenire  obbligatorio il conferimento di un mandato a un istituto esterno e indipendente, teso all’allestimento di un assestment su tutti i candidati.

In vista della revisione delle ARP, le quali saranno verosimilmente inglobate nel sistema giudiziario, è fondamentale poter nominare dei Giudici che abbiano determinate caratteristiche che questo ramo del diritto molto sensibile impone.

Conclusione

Mediante l’inoltro della presente iniziativa parlamentare  generica si chiese al Consiglio di Stato di modificare la LOG, in particolare prevedere che, in caso di elezione di un magistrato,  la Commissione di esperti conferisca obbligatoriamente il mandato a un ente esterno e indipendente per l’allestimento di un assestment di ciascun candidato. Il referto costituirà parte integrante della valutazione.

Roberta Soldati
Deputata UDC in Gran Consiglio

Lara Filippini
Deputata UDC in Gran Consiglio

 

Interpellanza (urgente)

Vengono rispettate le norme Covid nelle stazioni sciistiche?

Allego una ripresa da una Webcam della Nuova Carì di stamattina 30 dicembre.

Mi permetto quindi di chiedere:

  1. Il CdS ritiene regolare quanto si vede nell’immagine?
  2. In caso di risposta negativa come intende intervenire il CdS?
  3. Vengono effettuati controlli nelle varie stazioni sciistiche sul rispetto delle disposizioni Covid?

Edo Pellegrini, Deputato in Gran Consiglio

 

Interpellanza

Rimandiamo di qualche giorno la ripresa dell’anno scolastico e sensibilizziamo maggiormente i giovani al test Covid.

Nonostante le misure intraprese in dicembre dal Cantone e dalla Confederazione, in Ticino il numero dei contagiati, degli ospedalizzati e dei decessi è alto.

Il Dr. Garzoni ha recentemente dichiarato: «Osserviamo che ci sono sempre meno giovani che si fanno testare. È possibile che i numeri in diminuzione dei contagi siano falsati da una sotto-diagnosi delle persone giovani che non hanno alcuna voglia di sentirsi dire che hanno il Covid per finire chiusi in casa o dover dire ai contatti di fare una quarantena. Questo è estremamente pericoloso perché il virus continua a circolare troppo, e il Canton Ticino resta quello più critico in Svizzera».

La tendenza a non farsi testare citata dal dr. Garzoni, nelle scuole, potrebbe acuirsi con l’avvicinarsi delle scadenze di fine semestre e fine anno scolastico, per la paura di perdere giornate di scuola e quindi di essere impreparati a verifiche ed esami.

In parecchie scuole post-obbligatorie si fanno molti sforzi per far rispettare le restrizioni, ma qualche situazione lascia un po’ perplessi: p.es. più o meno ovunque si permette di fumare, a docenti e allievi, nelle pause negli spazi antistanti le scuole; ovviamente si fuma senza mascherina, per emettere il fumo si soffia e, per poter fare quattro chiacchiere, non si mantengono certo le distanze.

Già prima delle vacanze di Natale c’era un numero considerevole di allievi in quarantena, il che crea parecchi problemi a loro stessi, nel seguire il programma, e agli insegnanti a gestire allievi non presenti a scuola, a coordinare i ricuperi delle verifiche e interrogazioni ecc.

Non dimentichiamo, infine, che se la situazione dovesse peggiorare, potremmo ritrovarci a dover passare allo scenario 2 o al 3 con tutte le gravi conseguenze che abbiamo già riscontrato la scorsa primavera, con ritardi nello svolgimento dei programmi, abolizione di esami, promozioni “automatiche” ecc.

Detto ciò chiedo al Consiglio di Stato:

  1. Non sarebbe un provvedimento sensato prolungare leggermente le vacanze delle scuole post-obbligatorie, almeno fino al 10 gennaio compreso?
  2. Non sarebbe opportuno fare un’ulteriore campagna di sensibilizzazione al test, indirizzata specificamente ai giovani e alle scuole post-obbligatorie?
  3. Non è il caso di chiedere alle scuole uno sforzo ancora maggiore nel controllo del rispetto delle misure Covid?

Edo Pellegrini, Deputato in Gran Consiglio

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