Due anni senza poter abbracciare gli amici …

Mag 15 • L'opinione, Prima Pagina • 317 Views • Commenti disabilitati su Due anni senza poter abbracciare gli amici …

Anna Lauwaert

Quando ero giovane, negli anni 1950-60 – sono nata nel 1946 – avevamo imparato a vivere con i pericoli come la tubercolosi. I miei genitori avevano visto morire i loro cugini e amici. All’epoca non c’era un’altra cura, che essere più forte della malattia grazie a un’alimentazione e a una vita sana, nonché al rispetto di severe regole d’igiene: mai bere nel bicchiere di un altro, né usare le sue posate, né mordere un pezzo del suo cibo, né tirare un colpetto della sua sigaretta; avevamo imparato a non mangiare con le mani bensì con le posate; a mettere la mano davanti alla bocca per tossire, starnutire, sbadigliare e mai parlare con la bocca piena. Avevamo imparato a lavarci le mani, la maestra controllava, c’era un secchio d’acqua con la spugna per lavare la lavagna e un sapone per lavare le mani. Era vietato sputare per terra. Anche se in tutti gli esercizi pubblici c’era la “Madame pipi” che puliva con l’acqua di Javel, avevamo imparato a mai sederci su un WC pubblico. Si disinfettava con la creolina.

Ogni anno un camion veniva nelle scuole a fare una radioscopia dei polmoni di tutti gli allievi e il test della TBC. Baci e abbracci erano rari e riservati alla cerchia degli intimi. Quando si usciva si portavano dei guanti: con cappello e borsetta, facevano parte della moda.

Poi sono arrivati i mitici anni ‘60 con la loro spensieratezza. Non abbiamo nemmeno più avuto paura delle malattie veneree. Baci e bacetti a tutti, anche agli sconosciuti e addirittura tra uomini. Sono stati anni euforici in tutti i campi. Nell’insegnamento il metodo globale e la matematica moderna. Nell’architettura: abbiamo costruito case con finestre enormi che aprivano direttamente sul giardino senza preoccuparsi né dei ladri, né del costo del riscaldamento. Si poteva dormire tranquillamente sotto i rododendri di un parco pubblico. Negli uffici gli “open space” dovevano favorire parità, fratellanza e convivialità senza temere i disturbi della concentrazione, né l’acufene provocato dai costanti rumori, né la vulnerabilità cardiaca, né le interferenze dell’elettrosmog provocato dai formidabili computer, né le onde dei cordless, tablet, natel, wifi, GPS e altri 5G & Co.

Tutto era per il meglio, nell’incredibile leggerezza del migliore dei mondi.

Poi sono sbarcati insicurezza, terrorismo, inquinamenti, strane malattie, sindrome post traumatica, burn out, risparmi energetici, restrizioni d’ogni genere. L’AIDS ci ha sorpresi e ci ha dato una prima batosta, oggi c’è il virus cinese… tra tanti altri…

La spensieratezza è finita, è tornata la normalità.

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