Divieto del prelevamento delle casse pensioni: il Consiglio federale espropria i cittadini

Giu 29 • Dall'UDC, Dalla Svizzera • 1985 Views • Commenti disabilitati su Divieto del prelevamento delle casse pensioni: il Consiglio federale espropria i cittadini

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Editoriale di Thomas de Courten, consigliere nazionale, membro della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale, Rünenberg (BL)

Il Consiglio federale ha annunciato questa settimana le sue intenzioni in merito alla revisione delle prestazioni complementari. Esso intende bloccare l’accesso al capitale vecchiaia della previdenza professionale (LPP) risparmiato da ognuno di noi. Un  prelevamento anticipato per finanziare un primo alloggio utilizzato in proprio o per creare la propria piccola impresa indipendente sarà proibito. Ciò equivale a un’espropriazione delle cittadine e dei cittadini. Per l’UDC, che si batte per la responsabilità individuale e per la libertà, tale misura è assolutamente inaccettabile.

Di cosa si tratta in realtà? I costi delle prestazioni complementari (PC), che devono essere prese a carico dai cantoni, stanno aumentando massicciamente. Le ragioni di questo fatto sono ancora poco chiare a questo stadio. Il crescente invecchiamento della popolazione vi gioca certamente un ruolo. Il finanziamento delle cure, insufficientemente regolamentato sul piano politico, pure. Per ammissione dello stesso ufficio competente, non disponiamo tuttavia ancora di conoscenze scientifiche in materia.  Il Consiglio federale basa dunque a sua decisione di riorientare il regime in questione su pure supposizioni. Il che non è serio. Una di queste ipotesi darebbe che noi cittadine e cittadini ritiriamo scientemente il capitale vecchiaia del 2° pilastro (cassa pensione) per sperperarlo intenzionalmente, prima di andare ad attingere dalle tasche del potere pubblico una volta raggiunta la vecchiaia. Questo disprezzo nei riguardi della responsabilità individuale dei cittadini è un vero affronto. Esattamente come mancherebbe di serietà l’affermazione secondo cui sono soprattutto gli stranieri che non hanno pagato sufficienti premi all’AVS e all’AI in Svizzera ad essere responsabili dell’aumento dei costi delle prestazioni complementari. Anche questa questione non è stata finora chiarita.

Non confondere 1° e 2° pilastro

Le prestazioni complementari sono destinate a coloro che non riescono a provvedere ai loro bisogni vitali minimi con le rendite AVS e AI. Esse fanno quindi parte integrante del primo dei nostri tre pilastri di previdenza vecchiaia e non hanno assolutamente niente a che vedere con il secondo pilastro, ossia il patrimonio di cassa pensione proveniente dalla previdenza professionale. Questo secondo pilastro è supposto permettere di mantenere lo standard di vita abituale ed è finanziato individualmente tramite le quote versate da impiegati e datori di lavoro. Si tratta quindi di un patrimonio personale del quale ognuno ha diritto di disporre anche in avvenire.

Attacco al ceto medio

Se il Consiglio federale vuole impedire il prelevamento anticipato totale o parziale del fondo di pensione per acquistare un alloggio utilizzato in proprio, ciò colpisce soprattutto le giovani famiglie che vogliono realizzare il sogno di disporre della propria casa. Il Consiglio federale ignora semplicemente il fatto che un alloggio in proprio è già di per sé una previdenza vecchiaia personale. Se il Consiglio federale blocca il prelevamento anticipato in vista di creare un’attività economica indipendente, allora colpisce tutti i giovani professionisti aventi dell’ambizione, dello spirito imprenditoriale e senso di responsabilità individuale, che costituiscono la base della nostra economia con le loro innumerevoli piccole e medie imprese (PMI) nel settore artigianale, commerciale e industriale. Il fatto che, nel suo attacco al ceto medio, il Consiglio federale faccia un’eccezione per gli emigranti rasenta il cinismo. Perché coloro che fanno le valigie e partono a godersi la vita sulle spiagge della Thailandia o del Brasile, non sarebbero toccati da questa misura. E potrebbero, cionondimeno, tornare in Svizzera in ogni momento rivendicandovi delle prestazioni complementari. Ciò vale anche per gli stranieri che, dopo qualche annetto di premi in Svizzera, tornano nel loro paese e non possono vivervi secondo gli “standard minimi di vita” – secondo le norme svizzere e il potere d’acquisto svizzero. Anche loro possono continuare a chiedere delle prestazioni complementari in Svizzera.  

La libertà e la responsabilità individuale sono calpestate

Riassumendo: il progetto di riforma del Consiglio federale è un attacco frontale al ceto medio svizzero, un’espropriazione delle cittadine e dei cittadini, limita la libertà individuale, non rispetta il principio federale della responsabilità individuale, è in contraddizione con la Costituzione per ciò che riguarda la promozione della famiglia, della proprietà dell’alloggio e dell’economia, si limita a colmare i buchi di una mentalità caratterizzata da un ricorso vieppiù frequente alle assicurazioni sociali e non risolve i veri problemi. 

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