Diritto svizzero sulle armi contro l’artiglieria UE

Apr 22 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 446 Views • Commenti disabilitati su Diritto svizzero sulle armi contro l’artiglieria UE

Black Rot

Migliaia di Svizzere e Svizzeri hanno un’arma da fuoco in casa – sia solo una vecchia carabina o una pistola militare d’ordinanza – per motivi sentimentali o per eventuale uso a legittima difesa dentro le mura della propria abitazione. Ma l’UE ci considera tutti come potenziali criminali violenti o addirittura terroristi, e vorrebbe preferibilmente disarmarci. E il Consiglio federale segue, tutto contento.

Sì, perché l’UE ha inasprito le sue normative sulle armi al presunto scopo di combattere il terrorismo e il crimine organizzato. E, poiché si tratta di un’estensione dell’”acquis” di Schengen e la Svizzera ha purtroppo aderito a questo funesto club, il Consiglio federale intende ora applicare tali norme mediante un severo inasprimento del nostro diritto sulle armi – e, come si addice alla Berna federale succube dell’UE, non al 100, bensì al 120%.

Questa non è solo un’inutile vessazione delle cittadine e dei cittadini incensurati, che vengono così posti in una condizione di sospetto generalizzato di fini criminali, ma significa anche una costosissima estensione della burocrazia (registrazione, dimostrazione della necessità, tiro obbligatorio, obbligo di marcatura dei componenti, attività di controllo e gestione, eccetera).

E il peggio è che l’inasprimento delle normative UE sulle armi, rispettivamente la nostra legislazione sulle armi, non porta alcun miglioramento in materia di lotta alla criminalità e di difesa dal terrorismo anzi, non porta assolutamente niente. Perché quale criminale o terrorista si sognerà di registrare presso le autorità la sua arma da fuoco acquistata senza problemi sul mercato nero?

Di questo previsto inasprimento del diritto sulle armi non ridono a crepapelle soltanto i criminali, ma anche i polli. Tuttavia, la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale non ha voluto, nonostante la resistenza dell’UDC, respingere la proposta e il 14/15 maggio affronterà la discussione di dettaglio.

Se, come c’è purtroppo da aspettarsi, si arriverà a un’ubbidiente applicazione da parte della Svizzera delle normative UE sulle armi, per tutte le Svizzere e gli Svizzeri decisi a difendersi, il referendum sarà un dovere.

 

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