Clima: verdi aspirazioni o cadreghini?

Lug 26 • L'opinione, Lettori, Prima Pagina • 340 Views • Commenti disabilitati su Clima: verdi aspirazioni o cadreghini?

Enzo Delmenico, Caslano

Mi riferisco ai due articoli del Dr. von Wyttenbach, alle repliche del giornalista Ribi e di un altro lettore di cui mi sfugge il nome, su CDT dello scorso mese a proposito di verdi e clima nella nostra amata Patria.

Gli articoli di von Wittenbach, che non necessitano sicuramente del mio supporto, evidenziano semplicemente che se noi svizzeri, con il nostro contributo diretto all’inquinamento globale, stessimo a casa, non ci spostassimo in auto e rimanessimo al freddo d’inverno, con il nostro contributo di  0,33 millesimi a livello planetario – che corrisponde a 1/3 di goccia in un litro d’acqua – non lo si noterebbe nemmeno. E questo per la semplice ragione che il nostro terzo di goccia non è di nero di seppia o blu di metilene, bensì 1/3 di goccia diciamo di camomilla o tè di tiglio, perché da noi i compiti in questo senso sono stati fatti e si continuano a fare.

Dal 1990 ad oggi infatti, in Svizzera sono stati ridotti massicciamente i seguenti inquinanti atmosferici:

  • composti organici volatili non metanici (COVNM) di circa il 72 per cento;
  • diossido di zolfo (SO2) di circa il 75 per cento;
  • mercurio (Hg) dell’87 per cento
  • piombo (Pb) del 93 per cento***

Questo malgrado l’intenso traffico di transito e pendolare che sicuramente non diminuirà più di tanto e che, se da un lato ci penalizza, dall’altro, puro transito a parte, ci porta anche qualcosa.

Von Wittenbach propone concretamente di evitare, se non necessario, lunghi viaggi in aereo, crociere su mega transatlantici, di non ordinare merce da casa, non regalare rose del Kenia a S. Valentino, non mangiare fragole in dicembre (fiori verdure e frutta di stagione), fare quattro passi in più, non ordinare tramite internet merce esotica solo perché a buon mercato e, soprattutto, recapitata velocemente  sotto casa. A proposito delle citate crociere da diporto su grandi navi che tanto vanno di moda, accessibili a tutti grazie alla stazza delle stesse che permette la riduzione dei prezzi con relativo imbarco di migliaia di croceristi, uno studio che nel 2017 ha analizzato gli spostamenti di 203 navi da crociera lungo le coste dei paesi europei (comprese Norvegia, Islanda, Albania, Montenegro Groenlandia), ha stimato un’emissione complessiva delle stesse pari a 62’000 tonnellate di ossidi di zolfo (20 volte superiore a quella emessa dai 260 milioni di automobili circolanti in Europa), 155mila tonnellate di ossidi d’azoto, 10mila tonnellate di polveri sottili e di 10 tonnellate di CO2.***

Altro esempio la città di Barcellona, dove 105 navi da crociera nel 2017 hanno emesso 32,8 tonnellate di ossido di zolfo contro le 6,8 circa emesse dalle 560mila auto registrate nella stessa città. ***

Se poi vogliamo fare un salto più a est e prendiamo l’India con la sua attuale popolazione di  1,367,808,338 abitanti – ossia più di 1 miliardo e 360 milioni su una superficie 3 287 260 km quadrati – circa il 50% della popolazione fa ancora i suoi bisogni all’aria aperta (le latrine sono rimaste allo stato di promessa elettorale) e mi chiedo pure, visto che hanno la tecnologia per impiantare una base lunare se faranno la stessa cosa anche lassù… Per non parlare degli escrementi delle mucche che, considerate sacre, girano facendo naturalmente i loro bisogni dove vogliono (anche in mezzo a una trafficatissima rotonda bloccando il traffico) così come gli elefanti e le scimmie che abbondano. Da noi, invece, pochi giorni orsono, è nata l’idea di addizionare al foraggio delle mucche svizzere delle fiale di un composto che dovrebbe ridurre del 30% le “emissioni di metano” dei quadrupedi…

L’Europa, che con una popolazione pari alla metà di quella indiana, comprendendo le regioni del versante settentrionale del Caucaso, conta circa 740.000.000 abitanti, su una Superficie‎: ‎10 180 000 km, vale a dire un po’ più della metà di quella indiana sparsa su una superficie 3 volte maggiore***), può fare sicuramente meglio ma senza isterismi. A Greta, cresciuta in un paese da prendere ad esempio, consiglierei di recarsi in paesi come quello accennato sopra, negli Stati Uniti, in Cina, nelle megalopoli sudamericane oppure di occuparsi delle foreste di Russia, Cina, Amazzonia dove si produce legname senza nessun criterio di rimpiazzo di ciò che viene abbattuto.

Nel suo secondo articolo, von Wittenbach accenna pure di sghimbescio ai cicli di Milankovic, impossibili almeno fino a oggi da verificare scientificamente, dato che si sviluppano su tempi troppo lunghi (centinaia d’anni). Questi cicli teorizzano la periodica escursione dell’asse di rotazione del globo nel tempo (una sorta di lento “pendolamento”) con conseguente alternanza di periodi di raffreddamento e riscaldamento dello stesso, data dalla maggiore o minore vicinanza della terra al sole, indipendentemente perciò da quanto sulla terra si faccia o no. Sulla scorta di dati oggigiorno rilevabili, sembra che per almeno per una cinquantina d’anni ancora continueremo a vivere in un periodo “caldo”, fase cominciata già a inizio Ottocento, vale a dire prima dell’inizio dell’industrializzazione.

Da noi, ben coscienti della necessità di continuare a perseverare per migliorare dove possibile ciò che già abbiamo intrapreso e continuiamo a fare , il verde lasciamolo dove abbonda, prati e foreste da rispettare, curare e accudire seriamente, mentre, per le scalate ai “cadreghini” alle nostre latitudini usiamo altri “colori” o argomenti validi che sicuramente non mancano e di cui, soprattutto possiamo misurare i risultati agendo di conseguenza.

 

***Dati inquinamento ripresi da internet

 

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