Che cosa dobbiamo festeggiare il 1° agosto?

Lug 26 • L'opinione, Prima Pagina • 744 Views • Commenti disabilitati su Che cosa dobbiamo festeggiare il 1° agosto?

Black Rot

Il 1° agosto, anche quest’anno celebreremo la nostra festa nazionale, la fondazione della Confederazione nel 1291. Mi sono chiesto se ci sia poi davvero qualcosa da festeggiare e, se sì, che cosa.

Resistenza unita contro minacce esterne

La creazione della Confederazione fece seguito quale reazione degli antichi Svizzeri ai tentativi di oppressione e alle misure repressive di una potenza straniera.

Non si cedette allora, nonostante interessi molto diversi, si rimase in qualche modo uniti, combattendo poi più volte assieme per la libertà e per l’indipendenza: in guerre sanguinose che fu possibile vincere grazie al grande coraggio, all’intelligenza tattico-strategica e alla propria abilità, assicurando così la libertà e l’indipendenza del paese, della quale beneficiamo ancora oggi. Conclusioni: 1. allora eravamo gravemente minacciati e, 2. ci difendemmo con successo.

La situazione oggi, dopo 728 anni di esistenza della Confederazione, è cambiata solo in uno dei due punti sopracitati. La minaccia è rimasta…

Perché la minaccia da parte di potenze straniere non è assolutamente diminuita, anche se oggi non è più militare, bensì si esprime politicamente ed economicamente (le brame di attingere denaro dalla Svizzera sono storicamente conosciute fin dal 1291). E non mancano gli esempi di tentativi già riusciti in questo senso: da parte degli USA, di qualsivoglia organizzazione internazionale e, soprattutto, dell’Unione europea con il suo funesto accordo-quadro che ci spodesterebbe completamente.

… ma la volontà di difesa è praticamente nulla

Perché, in secondo luogo, la volontà di difesa che univa un tempo la Svizzera contro tali attacchi, in questi tempi è praticamente ridotta a poco o niente. E ciò per il motivo seguente: se una volta ci si univa per difendersi assieme da tali attacchi, ponendo, in caso di minaccia, i propri interessi dietro a quelli della comunità, oggi le cose sono ben diverse. Oggi, ognuno pensa solo a se stesso. Di esempi di questo atteggiamento egoistico in politica ed economia, ce ne sono fin troppi nel recente passato. E tutti hanno una cosa in comune: hanno progressivamente indebolito la posizione della Svizzera nel contesto internazionale.

L’esempio dell’accordo-quadro con l’UE

E così mi limito, visti gli attuali eventi, all’ancora irrisolto problema dell’accordo-quadro con l’UE. Che cosa questo preveda è chiarissimo. Ciò che vogliono l’UE e certe cerchie indigene, è praticamente l’assoggettamento della Svizzera all’UE e alla sua giurisdizione tramite la sua Corte di giustizia. A suo favore, fortemente a suo favore, si schiera la nostra grande economia orientata sull’esportazione, per mezzo delle sue potenti associazioni svizzere (e tramite il PLR), perché questi ambienti economici temono, in caso di un rifiuto, un calo dei loro utili e quindi dei bonus incassati dai loro quadri dirigenti stranieri. Essi perseguono unicamente i loro interessi personali, a loro l’indipendenza politica e la libertà della Svizzera sono del tutto irrilevanti. Quanto meno in futuro il popolo potrà dire la sua e tanto meglio sarà.  E nella lotta contro l’accordo-quadro non c’è da attendersi un grande aiuto nemmeno dai sindacati, sebbene attualmente si dichiarino contrari, perché anche loro perseguono solo degli interessi particolari, e non quelli della Svizzera. Di conseguenza, non esiteranno ad approvare l’accordo-quadro con l’UE non appena, come prevedibile, da parte dell’imprenditoria saranno loro fatte le necessarie concessioni. Inutile parlare del PS che li sostiene, il quale ha addirittura la piena adesione della Svizzera all’UE nel suo programma partitico. Dunque, che cosa c’è da festeggiare?

Che cosa rimane dunque per noi da festeggiare il 1° agosto?

Beh, per gli UDC, forse, che il 1° agosto 2019 non saremo ancora assoggettati completamente all’UE, che non ne faremo ancora parte, che l’accordo-quadro non sarà ancora stato firmato, che in qualche misura saremo ancora liberi e indipendenti. Forse è poco, ma pur sermpre abbastanza per festeggiare. Festeggiamo, dunque, ma consapevoli di dover continuare a combattere costantemente per la libertà e per l’indipendenza del nostro paese. Questo, dal 1291 a oggi, non è cambiato.

Comments are closed.

« »