Caro Il Paese: ad multos annos!

Ott 7 • L'opinione, Prima Pagina • 290 Views • Commenti disabilitati su Caro Il Paese: ad multos annos!

Carlo Danzi, Editore

Il Paese compie 100 anni. Vide infatti la luce il 10 ottobre 1922, quando divenne portavoce del neonato Partito Agrario Ticinese, dopo che per 2 anni fu l’Agricoltore Ticinese a svolgere questo ruolo. In altre parti di questo numero si ripercorre la storia del giornale.

In un periodo in cui la stampa scritta incontra non poche difficoltà, il secolo di vita del nostro giornale è da considerarsi un piccolo miracolo. Che io sappia, sono scomparse tutte le testate storiche nate prima della Nostra ad eccezione del Corriere del Ticino (1891) e appunto dell’Agricoltore Ticinese (1920). Tenacia, costanza, affetto per il Ticino, idealismo e fortuna sono gli ingredienti che hanno consentito di raggiungere questo traguardo.

L’interessante volume «Un secolo di storia politica: dal Partito Agrario all’UDC (1920 – 2020)», apparso di recente, illustra bene sia lo stretto legame e l’intreccio – fatto anche di alti e di bassi – fra il giornale Il Paese e l’UDC, sia la storia del Cantone degli ultimi 100 anni e la sua profonda trasformazione, vista ovviamente da una prospettiva particolare.

Innumerevoli le battaglie avviate e condotte nel corso della sua storia da Il Paese: la difesa e la promozione dell’agricoltura, il superamento delle sterili lotte tra i due partiti storici, il mantenimento delle Preture vallerane, lo spoglio centralizzato per garantire la segretezza del voto ai cittadini, l’uso del panachage alle elezioni, la lotta ai privilegi dei dipendenti pubblici in materia previdenziale, le battaglie per una fiscalità più moderata, la lotta alle concessioni troppo alla leggera dei diritti di sfruttamento delle nostre acque in materia idroelettrica e non da ultimo una politica rigorosa in materia di finanza pubblica. E molto altro ancora.

La linea attuale del giornale è chiara: oltre ai temi ricordati sopra, il giornale si batte contro l’adesione all’UE e per una Svizzera indipendente, sovrana e neutrale, contro la burocrazia, per il controllo dell’immigrazione e contro l’immigrazione illegale, per una politica energetica che rilanci gli investimenti nell’idroelettrico anche per evitare pericolose dipendenze dall’estero, a sostegno delle aziende e del mondo produttivo, per il mantenimento di un buon livello della formazione professionale, e per il miglioramento di quello nella scuola, per una politica che sia mossa da idealismo e spirito di servizio e non solo da ambizioni personali, contro una politica di protezione ambientale esagerata e fatta solo di divieti, per la difesa e la promozione della proprietà privata, contro l’attribuzione allo Stato di sempre nuovi compiti e per più libertà e responsabilità individuale.

E poi c’è la attualissima e sacrosanta battaglia contro il devastante monopolio della SSR – RSI in materia di informazione radiotelevisiva: l’emittente statale, finanziata attraverso il canone obbligatoriamente pagato da tutti i cittadini e da tutte le aziende, ormai senza più freni e senza ritegno, è alla base di molti dei problemi del nostro Paese a causa della sua politica di informazione unilaterale, da sempre chiaramente orientata a sinistra e faziosissima, fatta di continui e ripetuti lavaggi del cervello, che hanno il solo scopo di creare consenso e sostegno al fronte rossoverde. Il settore informazione della SSR e della RSI – è di quello che parliamo – è completamente al servizio del Partito Socialista e dei Verdi ed è il vero cancro del nostro Paese. Senza un drastico ridimensionamento della Radio-TV di Stato, infarcita di compagni, e la promozione di un autentico pluralismo nell’informazione, la Svizzera andrà incontro a grossi problemi. Quindi meno soldi, meno danni. Che è poi quanto chiede l’iniziativa popolare, la cui raccolta firme è in corso, «200 CHF bastano» per una riduzione del canone.

Da tempo Il Paese esce a cadenza quattordicinale ed è tornato di recente ad essere un giornale di area, di centrodestra, indipendente, seppur vicino all’UDC ticinese. In generale, oggi le persone sono meno portate a scrivere: anche chi ha una carica politica preferisce apparire, postare immagini e twittare, invece di riflettere e approfondire un tema per poi illustrarlo scrivendo un articolo. Troppa fatica. Le difficoltà di una piccola testata cartacea come la nostra, sono quindi dovute da un lato ai costi di stampa e di spedizione postali sempre in crescita e dall’altro al reperimento di persone che scrivano. Ma, ci sia concesso, il male è generalizzato.

Personalmente sono affezionato a Il Paese, anche se devo riconoscere che non me ne occupo come vorrei. In famiglia ho sempre visto mio padre Luciano e mio nonno Riccardo che vi scrivevano, assieme ad altri. Come detto, però, ci sono affezionato e credo nell’importanza del giornale. Ricordo che a metà degli Anni ’80, dato che il giornale era in perdita, chiesi alla Cooperativa Il Paese di poterne rilevare la gestione, cosa che avvenne. Dopo una parentesi a gestione diretta dell’UDC ticinese, l’ho poi ripreso da qualche anno. Le incognite per il futuro sono molte ma andiamo avanti con fiducia.

Desidero rinnovare un sentimento di riconoscenza verso tutte e tutti coloro, molti dei quali ormai scomparsi, che in questi anni, fin dal 1922, hanno diretto e scritto sul nostro giornale: basta leggere qualche numero delle copie rilegate presenti in archivio per rendersi conto che si trattava di personalità di notevole spessore e di penne di buon livello.

Da ultimo un grosso, pieno di ammirazione e sentitissimo GRAZIE all’amico Eros Mellini che dirige il nostro foglio per puro idealismo e senza compenso alcuno, al pari di quanto fanno Roland Burkhard, Carlo Rezzonico, Francesco Mendolia e tutti gli altri collaboratori. Un grazie anche al Centro Stampa di Muzzano che mette l’inchiostro alle parole. E l’ultimo grazie va a tutte le lettrici e a tutti i lettori e gli abbonati senza i quali questa piccola avventura non sarebbe possibile.

Comments are closed.

« »