Bravo, Philipp Hildebrand!

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Dalla Weltwoche del 21.04.2021 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel, Consigliere nazionale e capo-redattore della Weltwoche

 

Philipp Hildebrand, ex presidente della BNS e attuale vicepresidente di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, posa a Zurigo, lunedì 21 settembre 2020. (KEYSTONE/Ennio Leanza)

Philipp Hildebrand, presidente della Banca Nazionale Svizzera fino al 2012, che, quale massimo guardiano della valuta, è inciampato a causa di conflitti d’interesse in relazione ad acquisti privati di valuta, risorto come vicepresidente del più grande gestore di capitali del mondo Blackrock, ancora rispettato e una voce importante nell’interfaccia tra politica e affari, rivolge parole di avvertimento alla Svizzera.

Nella Handelszeitung, il banchiere valuta la guerra in Ucraina come un pericolo preoccupante per l’economia globale. La Svizzera deve riflettere molto attentamente su come si posiziona in termini di politica di neutralità. Un’UE militarmente impotente ha perso molto in sovranità e si è semplicemente allineata con gli USA nella guerra d’Ucraina.

Della Svizzera, Hildebrand dice: «La neutralità è stata effettivamente minata molto rapidamente, e questo senza un emendamento costituzionale e senza una chiara base giuridica. Mi chiedo anche cosa significhi per la piazza finanziaria, se improvvisamente non siamo più visti come un luogo neutrale. O per la diplomazia, quando si potrebbero e vorrebbero offrire buoni servizi, ma allo stesso tempo non è si più in una situazione veramente neutrale e quindi non si è più richiesti del tutto».

Philipp Hildebrand è preoccupato per «l’arbitrarietà giuridica» che sta imperversando e divorando tutto in questo paese. Chi decide quali conti vengono chiusi, quali aziende vengono di fatto distrutte perché non possono più pagare i salari senza accesso alla banca? Chi decide chi è vicino a un politico come Putin che è caduto in disgrazia in Occidente? La morale prima della legge, l’arbitrarietà anche qui.

Non è ancora troppo tardi. Il Consiglio federale può tornare alla neutralità, deve tornare alla neutralità.

 Hildebrand non sarebbe sorpreso da una «grande preoccupazione» da parte dei clienti che hanno fatto affidamento per anni sui valori fondamentali della piazza finanziaria svizzera: «costanza, certezza del diritto e lungimiranza». Le dichiarazioni dell’ex capo della BNS coincidono con i risultati emersi dai colloqui con i diplomatici stranieri a Berna prima di Pasqua. La Svizzera sta giocandosi il capitale di fiducia che ha accumulato durante secoli.

I politici non vogliono prenderne nota. Il Consiglio federale dice a se stesso che la neutralità è ancora intatta. Tra i partiti, solo l’UDC è pronta ad attenersi alla neutralità integrale. Sotto l’impressione della guerra in Ucraina, il PLR e l’Alleanza di centro stanno già considerando legami più stretti con la NATO. Non rispettano il principio della politica secondo cui non si dovrebbero mai prendere decisioni fondamentali in tempi difficili.

Le chiare dichiarazioni del cauto Philipp Hildebrand rendono evidente che il disagio per il corso di politica estera del governo si sta diffondendo tra i leader svizzeri. Hildebrand non è solo, ma molti preferiscono rimanere al coperto. Ciò è dovuto anche ai media, la maggior parte dei quali indulge al moralismo. Ci si aspetta che si mostri indignazione e costernazione. Il giusto atteggiamento sembra più importante della giusta azione.

Non è ancora troppo tardi. Il Consiglio federale può tornare alla neutralità, deve tornare alla neutralità. L’urgenza sta aumentando. In Ucraina, Putin ha lanciato una grande offensiva dal risultato incerto. Nell’UE, la febbre della guerra aumenta di ora in ora. La Germania gioca il ruolo chiave. Il governo Scholz è sotto pressione per consegnare armi pesanti agli Ucraini. Se dovesse cedere, cosa che è da temere, ciò comporterebbe un’escalation della guerra su una scala inimmaginabile.

I giornalisti e gli intellettuali, la maggior parte di loro senza aver mai impugnato una pistola, hanno il sangue agli occhi. Dal sicuro riparo dietro i loro schermi, chiedono a tambur battente un attacco contro Putin, che dipingono come un mostro peggiore di Hitler, Stalin e Gengis Khan messi insieme. È così che ci si deve essere sentiti prima dello scoppio della prima guerra mondiale, quando gli eserciti d’Europa marciavano verso i «bagni di sangue» del massacro mondiale, tra le acclamazioni dei letterati guerrafondai stanchi della civiltà.

Ora è in gioco la sicurezza della Svizzera. Il pericolo di una grande guerra sta aumentando. L’umore è febbrile, soprattutto in politica. Adottando le sanzioni dell’UE, il Consiglio federale ha reso la Svizzera partecipe della guerra economica. Se la situazione continua ad aggravarsi, il nostro paese rischia di essere coinvolto nel conflitto anche militarmente. Un ritorno alla neutralità rigorosa e armata è l’imperativo del momento.

Ne ha la forza il Consiglio federale? Il presidente Cassis stringe molte mani – cercando di affondare la sua violazione della neutralità in un oceano di sorrisi. Eppure, una Svizzera veramente neutrale sarebbe una speranza di pace. Invece delle consegne di armi, sarebbe urgente un cessate il fuoco, anche solo per raffreddare le cose. Ma i segnali indicano la guerra. Questo rende le dichiarazioni del nostro ex presidente della banca centrale ancora più importanti e coraggiose.

Bravo, Philipp Hildebrand!

 

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