“Battete le mogli disobbedienti!”

Dic 13 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 630 Views • Commenti disabilitati su “Battete le mogli disobbedienti!”

Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste)

Il Corano autorizza i mariti a picchiare le consorti che si rifiutano di avere rapporti sessuali

L’imam di Kriens è stato licenziato  e inquisito perché in un suo sermone in moschea istigava a commettere atti di violenza contro le donne ma, in realtà, stava solo predicando quanto prescritto da Allah, dimenticandosi che la Svizzera non fa (ancora…) parte dell’Islam e che la libertà di religione ha dei limiti posti anche dal diritto internazionale .    

“Colpire una consorte indisciplinata con colpi leggeri può essere considerato lecito qualora altre misure, come il dialogo, non dovessero avere effetto”: questa la frase “choc”, pronunciata nell’agosto scorso durante un sermone nella moschea di Kriens, da  un imam iracheno di 38 anni. La vicenda era venuta a galla  grazie a un articolo della SonntagsZeitung pubblicato il 6 ottobre, e il giorno dopo il ministero pubblico cantonale aveva deciso di aprire un’inchiesta che potrebbe sfociare in un procedimento penale. Dopo le rivelazioni del giornale lucernese, il comitato direttivo della moschea decise di licenziare l’incauto imam. Il presidente della Comunità islamica di Lucerna, Petrit Alimi, ha poi cercato di edulcorare l’affermazione fatta dall’imam, ricordando che, secondo il Profeta, “l’uomo migliore è quello che si comporta nel migliore dei modi con la propria moglie”. Più o meno la stessa cosa aveva dichiarato al domenicale Il Caffè l’allora portavoce della Comunità islamica ticinese, Ola Himmat, quando nel 2010 il presidente del Consiglio centrale islamico svizzero, Nicholas Blancho, nel corso di un dibattito televisivo, aveva detto che “picchiare le donne fa parte della libertà religiosa”. Interpellata dal giornale per un parere, la signora Himmat aveva dichiarato che “picchiare le donne non fa parte dell’islam e anche nel Libro Santo si legge che il Profeta non ha mai alzato un dito contro le sue mogli” (cfr. Il Caffè del 25 aprile 2010).

Cambiare l’imam… o cambiare il Corano?

Come al solito, i giornalisti hanno preso per oro colato queste affermazioni rassicuranti, senza darsi la pena di interpellare qualche critico esperto di Islam per una verifica. Se l’avessero fatto, avrebbero scoperto che l’affermazione secondo cui picchiare le donne non fa parte dell’Islam era una bugia e che per il resto entrambi i portavoce delle Comunità islamiche avevano detto solo mezze verità, citando talune frasi o episodi effettivamente attribuiti al Profeta dai suoi biografi, ma guardandosi bene dal dire che nel Corano vi è un versetto ben più autorevole, proveniente direttamente da Allah, che autorizza esplicitamente, e in modo imperativo, a picchiare le mogli disobbedienti (“insubordinate”) .

Insomma, l’imam licenziato a Kriens per aver riportato le parole del suo Allah è solo un capro espiatorio, e al suo posto ne verrà assunto un altro che, seppure più furbo, sarà con grande probabilità altrettanto radicale. Perché si possono cambiare tutti gli imam che si vogliono e anche aprire scuole per la formazione di imam in Svizzera, ma il Corano resterà sempre quello, in qualsiasi parte del mondo, e chi è chiamato a insegnarlo e a diffonderlo non potrà  modificarne il contenuto, a meno di un’auspicabile riforma a livello mondiale. Al massimo potrà tentare di “edulcorare” i testi sacri  mettendo pubblicamente l’accento sui versetti pacifici e spirituali e limitandosi, in privato,  a predicare quelli violenti a un pubblico “selezionato” ….

Prevale il principio della libertà espressione?

Da notare che già una decina di anni fa (cfr. il Corriere dell’11 settembre 2010), il presidente del tribunale penale di Basilea aveva prosciolto dall’accusa di istigazione al crimine e alla violenza un uomo di 34 anni, segretario della locale comunità islamica il quale, nel corso di un documentario mandato in onda dalla televisione della Svizzera tedesca, aveva affermato che picchiare la moglie è un atto giustificabile dal punto di vista religioso. In quel caso, la pubblica accusa aveva richiesto una condanna pecuniaria di 600 franchi, ma il presidente del tribunale decise di prosciogliere l’imputato ritenendo che a prevalere dovesse essere il principio della libertà di espressione. Sarà dunque interessante vedere cosa decideranno i magistrati nel caso dell’imam di Kriens…

Certo, la libertà di espressione e di religione sono una bella cosa, se non se ne abusa, ma come ogni libertà hanno dei limiti. Nel caso concreto, ad esempio, sia il diritto svizzero e sia il diritto internazionale criminalizzano la violenza coniugale e considerano i rapporti sessuali non consenzienti come uno stupro. In particolare,  l’articolo 4  della “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne”, adottata dall’ONU nel 1993, stabilisce che “Gli Stati dovrebbero condannare la violenza contro le donne e non dovrebbero appellarsi ad alcuna consuetudine, tradizione o considerazione religiosa al fine di non ottemperare alle loro obbligazioni quanto alla sua eliminazione”.  Una norma che deve essere sfuggita al presidente del tribunale penale di Basilea…

Un libro dedicato al versetto problematico

Il versetto del Corano che autorizza/impone di battere le mogli disobbedienti è il numero 34 del capitolo (sura) 4, il quale  recita : ” Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono per esse i loro beni. (…). Ammonite quelle di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele (ndr. in arabo “udribuhun”). Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse”. All’interpretazione da dare a questo problematico versetto l’esperto di diritto arabo e musulmano prof. Sami Aldeeb (un palestinese naturalizzato svizzero che vive nei pressi di Losanna), ha dedicato un intero libro intitolato “Frappez les femmes – Coran 4:34” (in vendita su Amazon).  L’esperto non si è limitato a esprimere il suo parere, ma ha riportato l’interpretazione del versetto data da 70 esegeti musulmani di tutte le epoche, dall’VIII secolo ai giorni nostri. Risultato? Ebbene, “tutti gli esegeti sono concordi  nell’affermare che il termine “udribuhum” significa “battetele” (“frappez-les”), all’imperativo!”, anche se praticamente tutti aggiungono che le donne andrebbero picchiate in modo “non infamante” e “non doloroso”, senza provocare delle lesioni corporali, né spezzare le ossa ed evitando di colpire il viso perché esso rappresenta la bellezza. Ma, prima di menar le mani, il versetto coranico consiglia di arrivarci per gradi, dapprima “ammonendo” la moglie e poi lasciandola sola nel suo letto (ma dopo averla obbligata ad avere un rapporto sessuale – dicono diversi esegeti –  perché, siccome questo è un suo diritto, se il marito vi rinunciasse punirebbe sè stesso) .                                                              

Allah ha ingiunto di battere le mogli disobbedienti

Nel libro si spiega anche il contesto nel quale questo versetto sarebbe stato rivelato. Un giorno un uomo andò da Maometto e gli disse che sua figlia era stata schiaffeggiata dal marito. Al che Maometto rispose che la donna poteva restituire lo schiaffo. Ma prima che la donna passasse all’azione, Maometto la richiamò dicendole che l’arcangelo Gabriele gli aveva appena rivelato il versetto che autorizzava i mariti a picchiare le mogli e dunque tale rivelazione metteva fine a ogni discussione, perché “ciò che Allah vuole è la cosa migliore”.  Ecco perché – spiega  Aldeeb – nei paesi arabi e musulmani i movimenti islamisti si oppongono all’adozione di leggi che criminalizzino la violenza coniugale, “violenza autorizzata dal Corano nei confronti di quelle donne che, fra l’altro, rifiutano di avere dei rapporti sessuali con il loro marito o di compiere i doveri religiosi previsti nell’islam” come ad esempio il porto del velo, le cinque preghiere giornaliere e il ramadan.

Nell’islam le mogli sono proprietà sessuale dei mariti

In materia di rapporti sessuali fra marito e moglie l’islam non è certo molto comprensivo con le donne. Rivolgendosi agli uomini, Allah ha detto “Le vostre spose sono un campo da arare che vi appartiene. Venite dunque ad arare il vostro campo come e quando volete” (Corano, 2:223): il che, in pratica, significa che la moglie è proprietà sessuale del marito, il quale ha diritto di possederla come e quando vuole. E, a non averne dubbi, anche Maometto lo ha ribadito dicendo che se il marito vuole avere un rapporto sessuale con la moglie, lei deve obbedire anche se si trova in groppa a un cammello, e se una donna rifiuta di giacere nel letto del marito, questi sarà in collera per tutta la notte con lei e gli angeli continueranno a maledirla fino al mattino. Ecco perché Allah esorta imperativamente a battere la moglie disobbediente che rifiuta di avere un rapporto sessuale.

È vero che la violenza coniugale è diffusa in tutto il mondo, indipendentemente dall’appartenenza religiosa dei coniugi. Ma, a mia conoscenza, l’Islam è l’unica religione  il cui Dio  ingiunge agli uomini di battere le mogli che si rifiutano di avere rapporti sessuali con loro o che non adempiono i doveri religiosi. Ed è anche l’unica che ammette di trasformare le prigioniere di guerra in schiave sessuali, come del resto negli scorsi anni hanno dimostrato i combattenti dell’Isis nei territori da loro occupati in Siria e in Iraq, a danno soprattutto delle donne yazide .

Comments are closed.

« »