Attività del Comitato UDC Svizzera

Set 6 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 237 Views • Commenti disabilitati su Attività del Comitato UDC Svizzera

Avv. Roberta Soldati
Membro del comitato nazionale UDC

La riunione tenutasi a Brugg (AG) il 21 agosto 2020, ha visto i membri del Comitato impegnati nella discussione sull’iniziativa per la limitazione, promossa dall’UDC, che sarà posta in votazione il prossimo 27 settembre 2020.

Malgrado le dichiarazioni formulate dal Consiglio federale nel lontano 2000 per convincere le cittadine e i cittadini svizzeri a votare favorevolmente gli accordi bilaterali I, di cui fa parte anche l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ACL), oggi possiamo constatare che i danni vanno ben oltre i benefici. Le rassicurazioni del Consiglio federale laddove esso affermava che “l‘esperienza dimostrava che l’immigrazione in Svizzera da parte dei cittadini dell’UE sarebbe stata contenuta (max. 10’000 all’anno), che non ci sarebbero state delle conseguenze negative sugli impieghi e che grazie alle misure di accompagnamento, il dumping salariale, ci sarebbe semmai stato solo inizialmente, ma poi più”, sono state miseramente smentite.

Ogni cantone ha le sue peculiarità. L’esempio del Ticino dimostra inequivocabilmente che le misure di accompagnamento sono state un totale fallimento.

La disoccupazione, soprattutto giovanile e degli over 50, è aumentata. Le persone in assistenza sono passate dal 2004 al 2019, da 3’300 a oltre 8’000. Questa cifra è impressionante se si pensa che le prestazioni assistenziali subentrano al termine del periodo di disoccupazione. Nel 2004 i lavoratori sotto-occupati erano circa 8’800; oggi sono oltre 21’000 e di questo fenomeno ne soffrono prevalentemente le donne.

L’effetto sostitutivo, soprattutto nel settore terziario, della manodopera residente a favore dei frontalieri, poiché impiegati a minor costo, ha preso dimensioni enormi se si pensa che il loro numero supera le 68’000 unità. Il tessuto economico del nostro cantone è costituito da PMI, che impiegano fino a 10 persone. Anche queste sono state prese d’assalto dalle ditte estere che si propongono a prezzi inferiori creando concorrenza sleale.

Senza contare l’aumento del traffico, dell’inquinamento, l’esplosione degli affitti e tanto altro. Un dato allarmate di pochi giorni fa, è che mancano ancora 700 contratti per apprendisti (per essere pagati meno, i cittadini UE possono essere impiegati anche con questo tipo di contratto). La situazione che stiamo vivendo con il covid-19 peggiorerà la situazione.

L’iniziativa UDC per la limitazione chiede semplicemente che la Svizzera ritorni a regolamentare in modo autonomo la propria immigrazione, così come faceva prima del 2007, secondo contingenti prestabiliti in base alle necessità e laddove non si trovino da impiegare lavoratori residenti. Peraltro questo sistema vige tutt’oggi per le persone provenienti da Stati terzi all’UE.

L’UDC si è vista costretta a promuovere questa iniziativa, che sostanzialmente ha lo stesso oggetto di quella contro l’immigrazione di massa, accolta dal popolo svizzero e dalla maggioranza dei cantoni il 9 febbraio 2014, poiché allora il Parlamento federale, in dispregio del principio della democrazia diretta, aveva preferito optare per la famosa soluzione “light” per essere eurocompatibile.

Soluzione che a tuttt’oggi non ha portato alcun beneficio.

Ora si obbliga il governo federale a rinegoziare entro 12 mesi l’ACL e, in caso di mancata intesa, esso dovrà disdire entro 30 giorni l’accordo.

Ahimè, nel 2014 nessuno avrebbe mai pensato che il Parlamento federale potesse violare uno dei pilastri fondamentali del nostro paese, fregandosene bellamente della volontà popolare. Ora il mandato è chiaro e non interpretabile a piacimento.

Nella campagna di voto per l’iniziativa UDC, il Consiglio federale palesa scenari funesti e apocalittici. Tuttavia, se pensiamo a come gli stessi scenari non si sono avverati dopo la votazione sullo Spazio economico europeo (SEE) del 1992 e a come, nel 2000, le previsioni millantate dal nostro governo sono state totalmente disattese, i presagi post 27 settembre 2020 fanno sorridere.

Al termine dei lavori, tutti hanno convenuto che “Quando è troppo è troppo!” e per questo motivo all’unanimità è stata formalizzata la raccomandazione di voto all’attenzione dell’assemblea dei delegati, tenutasi il giorno seguente, di votare un SI convinto all’iniziativa per la limitazione. Cosa che è puntualmente avvenuta.

Il Comitato ha inoltre salutato con grande entusiasmo la candidatura di Marco Chiesa alla presidenza del partito nazionale.

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