Atti parlamentari presentati il 5 maggio 2020 dal Consigliere agli Stati UDC Marco Chiesa

Mag 15 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 37 Views • Commenti disabilitati su Atti parlamentari presentati il 5 maggio 2020 dal Consigliere agli Stati UDC Marco Chiesa

Da Palazzo federale

Marco Chiesa
Consigliere agli Stati

Iniziativa parlamentare

Esclusione dal pagamento dell’IVA sui prodotti di base che proteggono la salute della nostra popolazione

Testo

L’emergenza sanitaria che stiamo affrontando giustifica l’esclusione di alcuni prodotti di protezioni divenuti d’uso comune, in particolare mascherine, disinfettanti per le mani e guanti.

Motivazione

L’IVA costituisce oggi la principale fonte d’introito della Confederazione. Già oggi per ragioni sociali, congiunturali o per altri motivi, determinate prestazioni non soggiacciono all’IVA o sono gravate dell’IVA solo in maniera limitata. Nel nostro Paese, alle prestazioni non escluse dall’imposta o non esenti dall’imposta sono applicabili dal 1° gennaio 2018 le seguenti aliquote: Aliquota normale: 7,7 %, Aliquota ridotta: 2,5 %, Aliquota speciale: 3,7 %. La Confederazione in questo particolare momento, che non terminerà in tempi brevi, dovrebbe concedere l’esclusione dall’IVA di prodotti divenuti di prima necessità o pensare all’applicazione di una aliquota ridotta. Questo per diminuire il costo dei prodotti, e dunque alleggerire il peso sui costi quotidiani della popolazione, e per non lucrare su commercializzazioni di prodotti di protezioni divenuti imprescindibili per preservare la salute personale e pubblica del Paese. D’altro canto questo tipo di riflessione é già stato affrontato e approvato dal Consiglio federale l’8 aprile 2020 nell’ambito dei dazi doganali che pesano sulle importazioni di materiale medico importante. Grazie a questo provvedimento le importazioni delle suddette merci costano di meno e l’onere amministrativo diminuisce. L’ordinanza è entrata in vigore il 10 aprile 2020 e si applicherà fino al 9 ottobre 2020.

 

Mozione

Riscopriamo il nostro Paese, sosteniamo il turismo interno e i nostri posti di lavoro

Testo

Il Consiglio federale è incaricato di presentare al Parlamento una modifica della legge federale sull’imposta federale diretta e della legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni affinché i contribuenti svizzeri che trascorrono le proprie vacanze in Svizzera possano dedurre dalla propria dichiarazione d’imposta le spese di alloggio nei nostri alberghi.

Motivazione

Già nel 2012 l’allora deputato Oskar Freysinger metteva in evidenza come la forza del franco svizzero e la congiuntura europea mettessero il turismo svizzero sotto forte pressione. Accanto a questi fattori, che ritroviamo intatti anche a distanza di quasi un decennio, si è sommata l’emergenza sanitaria dettata dalla proliferazione del Coronavirus. Questo problema di salute pubblica ha obbligato alla chiusura, o quanto meno a un drastico contingentamento, moltissime strutture ricettive del nostro Paese, ritrovi pubblici compresi, con conseguenti drammatiche ripercussioni sulla cifra d’affari e sui posti di lavoro. Nel suo parere il CF motivava il rigetto di questa proposta adducendo il fatto che da un punto di vista economico, per promuovere un simile obiettivo extrafiscale occorrerebbe soddisfare cumulativamente tre condizioni. Anzitutto deve effettivamente sussistere un sostanziale problema di politica economica o sociale (necessità d’intervento). Secondariamente l’impiego dello strumento di politica fiscale deve essere in grado di risolvere almeno in parte questo problema, ovvero l’agevolazione fiscale deve essere effettiva (effettività). In terzo luogo, il grado di efficienza dello strumento di politica fiscale deve essere maggiore di quello di altre misure di politica economica (efficienza). Il nuovo scenario a cui siamo confrontati fa legittimamente presupporre che oggi le condizioni siano adempiute. Per questo motivo, al fine di sostenere questo settore chiave per la nostra economia è opportuno creare incentivi affinché i nostri connazionali trascorrano le proprie vacanze in Svizzera sostenendo in tal modo un settore in grande difficoltà. Da notare che questa opportuna deduzione avrebbe delle ricadute su molti settori economici, non solo quello ricettivo, stimolando la domanda interna e salvaguardando posti di lavoro con corrispettiva diminuzione degli oneri della disoccupazione o dell’assistenza.

 

Interrogazione

Camping, figli di un Dio minore?

Testo

Mentre le riaperture delle strutture alberghiere svizzere procedono secondo un rullino di marcia pianificato, nulla si muove ancora per i campeggi che, tuttavia, rappresentano senza dubbio un attore importante del turismo svizzero. Essi generano, infatti, oltre 3,5 milioni di pernottamenti all’anno, 1 milione dei quali in Ticino, pari a circa il 10% di tutti i pernottamenti registrati in Svizzera. Circa l’80% degli ospiti del campeggio proviene dalla Svizzera e dunque se il Consiglio federale sostiene pubblicamente l’idea di una vacanza nel nostro Paese, non è comprensibile che i campeggi, che offrono anche alloggi a prezzi accessibili per famiglie e persone con difficoltà motorie, debbano tenere chiuse le proprie porte. È possibile che questa poco comprensibile discriminazione all’interno del settore alberghiero sia il frutto di uno stereotipo non ancora superato. E pensare che spesso chi acquista un camper o una roulotte investe molti soldi per approfittare del massimo comfort e soggiorna su parcelle che offrono mediamente 100m2, oltre ad acqua corrente, televisione ed altre comodità. Nei camper e nelle roulotte inoltre si ha la possibilità di trascorrere una vacanza completamente indipendente da utilizzo di spazi comuni, si pensi ad esempio ai bagni e alla cucina.

Nei campeggi, inoltre, è utile sottolinearlo, si promuove pulizia, sicurezza e qualità delle infrastrutture all’interno di ampi spazi, ed è per questo che ricerca il turista e ne determina il buon funzionamento. Paradossale sarebbe dunque se queste persone fossero obbligate a passare le loro vacanze in altri Paesi più indulgenti o addirittura si affidino a un incontrollato camperismo abusivo.

Alla luce di quanto sopra chiedo al Consiglio federale quali riserve frenino ancora l’apertura dei campeggi, per quando sono previste e se non sarebbe davvero un errore obbligare questo settore a perdere un’intera stagione turistica mentre al contrario, sarebbe possibile garantire le misure di protezione e d’igiene come avviene per altri settori. Queste risposte sono urgenti anche perché se date con tempestività e fossero positive si potrebbe immaginare l’accoglienza di questi turisti svizzeri già a partire dall’11 maggio o al più tardi il 18 maggio in maniera tale da permettere un soggiorno nel periodo dell’Ascensione e della Pentecoste.

 

 

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